Visto che negli ultimi anni sono sempre partito dal meglio, questa volta cambio percorso. Cominciamo dal podio dei peggiori, i più bravi li teniamo in fondo. Se avrete tempo e voglia di arrivarci capirete perché.

Dunque, tra gli infiniti momenti desolanti della tv 2019 spiccano a mia memoria:

1. Un episodio in cui la tv è vittima più che colpevole, ma assai significativo dell’abisso in cui rischia di essere trascinato chi cerca di tenere viva la funzione della critica televisiva in Italia. L’episodio riguarda la docufiction su Nilde Iotti trasmessa dai Rai 1 e che ha scatenato una penosa polemica a causa di un intervento su un giornale di destra, in cui la prima donna presidente della Camera veniva definita “brava in cucina e a letto”. Da lì in poi al peggio non c’è stata fine, con inevitabili proteste, denunce e direttori di altri giornali di destra che hanno allargato il dibattito al tema dell’innegabile esuberanza delle donne emiliane o romagnole. Ora, quello che mi ha preoccupato non è lo squallore di certo giornalismo ma un’altra cosa.

La docufiction in questione era un esempio molto interessante di ricerca nell’ambito del linguaggio del racconto televisivo. Si sviluppava infatti su diversi piani narrativi: la finzione vera e propria con l’interpretazione eccellente di Anna Foglietta, il commento della voce fuori campo che a un certo punto diventa personaggio, le immagini d’archivio e le testimonianze di celebri figure della storia della Repubblica. Ebbene, di tutta questa complessità, riuscita o meno – questo era il problema serio – nessuna traccia nel dibattito pubblico travolto invece dal problema dell’esuberanza femminile emiliana.

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