2. Sul podio non può mancare Mario Giordano con il suo talk populista-sovranista. Ma lo segnalo non tanto per i suoi contenuti, per le sue prese di posizione, per i suoi toni isterici. Anzi, vi confesso che sull’invettiva anti-Halloween con tanto di zucche spaccate per una volta ero d’accordo con il conduttore. Da questo punto di vista il talk di Giordano non è peggio di quelli dei suoi compagni di squadra, magari un po’ più felpati ma non meno disinformativi. Quello che non sopporto è il titolo: Fuori dal coro. E’ la vecchia storia che i napoletani riassumono perfettamente in un loro detto: chiagne e fotte. Ci sono, nella tv italiana e anche nella carta stampata, programmi, testate, personaggi che da decenni sono tutt’uno con il potere politico, economico ma hanno la spudoratezza di presentarsi come anticonformisti, antisistema, fuori dal coro che sarebbe naturalmente quello della sinistra radical-chic, del politicamente corretto, dell’egemonia culturale comunista che dura dagli anni Cinquanta. Un gioco delle tre carte che neanche quei professionisti che, un tempo, ti aspettavano fuori dalla stazione centrale di Milano, sapevano fare così bene.

3. In questo gruppetto dei cattivi, a costo di prendermi pesci in faccia, un posticino lo lascio alla serie Chernobyl, il grande successo di pubblico e critica prodotto dalla prestigiosa HBO e andato in onda su Sky. Chiaro: non è certo la cosa peggiore dell’anno, ma il problema in questi casi è il rapporto tra l’attesa e il risultato. Siamo insomma sul terreno della delusione. Quello che ha raggiunto nel mondo milioni di spettatori, ottenuto premi a bizzeffe e promosso il turismo nelle zone in cui è stato girato (una sorta di versione macabra dell’effetto Montalbano) l’ho trovato un racconto sospeso tra horror e dramma familiare, inserito nella storia un po’ prevedibile del contrasto tra l’eroismo delle persone comuni e la ben nota ipocrisia del potere sovietico. Il fatto è che, come finalmente ci ha svelato Maria Laura Rodotà su la Repubblica di qualche giorno fa “c’è un crescente fastidio per le serie che sono sempre più simili e sempre meno di qualità per attrarre il maggior numero di spettatori”. Che la vicenda si svolga a Chernobyl o in Costa azzurra, a Los Angeles o in Vaticano la drammaturgia, la costruzione dei personaggi e delle relazioni è frutto delle regole dettate dalla stessa scuola hollywoodiana di sceneggiatura. E si vede.

Passiamo ora a chi invece ci ha risparmiato la noia e la mediocrità.

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