Chi non aderisce ai valori della Costituzione, dell’antifascismo e non dichiara di essere contrario ad ogni forma di discriminazione e di razzismo non potrà più ottenere una sala, uno spazio all’Università Statale di Milano per organizzare eventi. Il consiglio d’amministrazione dell’ateneo ha approvato il nuovo regolamento di assegnazione degli spazi che rende ufficiale l’emendamento antifascista presentato dal professor Stefano Simonetta, docente di filosofia Medioevale.

Il “daspo”, come è stato definito, ha come obiettivo quello di evitare che movimenti, associazioni o gruppi di studenti di estrema destra possano organizzare volantinaggi o incontri in palese contrasto ai valori della Costituzione repubblicana. Il provvedimento arriva dopo un lungo iter del regolamento che ha fatto diversi passaggi prima di arrivare al consiglio d’amministrazione, dove è stato approvato all’unanimità.

A spiegare le ragioni di questa scelta è lo stesso Simonetta: “È arrivata sul tavolo del consiglio d’amministrazione una proposta di nuovo regolamento per la concessione degli spazi dell’ateneo che aveva avuto un iter già abbastanza lungo ed era stato visionato anche dagli studenti. Ho proposto di introdurre questo emendamento che, visti i tempi e alcuni precedenti dell’ultimo periodo, mi sembrava importante. La clausola chiede a tutti coloro che decidono di provare ad usufruire degli spazi dell’Università un’adesione ai valori dell’antifascismo, della Costituzione e una dichiarazione di presa di rifiuto di ogni discriminazione di genere o di razzismo. L’ispirazione è stato quanto fatto dal Comune di Parma o di Milano”.

La proposta ha trovato solo qualche perplessità in chi non crede che sia necessario ancora oggi specificare queste ragioni: “Qualcuno mi ha detto che è superfluo e doloroso dover esplicitare qualcosa che dovrebbe essere ovvio ma è evidente che non lo è. Penso che questo sia uno strumento che tuteli l’ateneo dalla difficoltà a volte di entrare nel merito delle iniziative. Spesso ci sono manifestazioni che si celano dietro gruppi con dei nomi strani che poi si rivelano in realtà essere degli studenti vicini ad un gruppo di destra che invitano qualcuno che magari poi scopri essere un presunto intellettuale che viene dall’Ungheria e presenta Hitler come un salvatore dell’Europa. Inoltre se si firma e poi si fa quel che si vuole si ha un motivo per chieder conto di quell’impegno: se la sottoscrizione è in palese contrasto con i relatori invitati all’evento o con i simboli esposti nel manifesto, diventa normale impedire l’organizzazione dell’iniziativa”. E quindi il provvedimento dovrebbe metter la parola fine alle polemiche nate anche in passato all’Università quando furono assegnati spazi per una conferenza con l’onorevole Mario Borghezio o quando Azione universitaria volantinò.

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