Se vogliamo davvero rispettare lo spirito di Willy Brandt, “facciamo un passo a sinistra come si deve”. Le parole di Norbert Walter-Borjans infiammano la platea. Confermato presidente della Spd dal congresso in corso a Berlino, l’ex ministro delle Finanze nel lander del Nord Reno-Vestfalia traccia il solco nel quale i socialdemocratici tedeschi si muoveranno in futuro. Con lui alla guida del Sozialdemokratische Partei Deutschlands è stata confermata Saskia Esken, deputata al Bundestag nella corrente più a sinistra del partito.

Eletti al vertice del partito alle primarie, entrambi fortemente critici nei confronti dell’alleanza con il blocco Cdu/Csu, il duo ha comunque affermato di essere pronto a dei compromessi per lasciare il partito nella Grosse Koalition al governo con Angela Merkel. “Siamo in una coalizione e dobbiamo essere pronti a compromessi. Ma i compromessi devono essere possibili”, ha detto Walter-Borjans. Le opinioni della Spd in futuro non dovranno farsi però vincolare dal senso di disciplina vigente nella Grosse Koalition, ha proseguito: “Non lasceremo formare le nostre opinioni dalla disciplina della Grosse Koalition. Le nostre opinioni le costruiamo noi da soli”.

E, anzi, l’obiettivo è lavorare da subito per modificare la traiettoria del governo. La maggioranza del congresso, infatti, ha bocciato la proposta di un’uscita immediata dalla Grande coalizione e, come previsto dalla mozione firmata dai due leader, il partito rimarrà nel governo guidato dalla cancelliera di ferro e aprirà dei colloqui con l’Unione Cdu-Csu per rimodulare gli accenti del programma di coalizione.

Un cambio di passo è necessario anche in Europa: “Serve un’offensiva sociale per l’Europa e i conservatori questo non lo vogliono”, ha spiegato il neoleader attaccando le politiche di risparmio radicale di Wolfgnag Schaeuble, e spiegando che se nei paesi del Sud Europa ci sono tassi di disoccupazione al 30% e che nell’est un problema di restrizione dei diritti, questo deve preoccupare anche la Germania. Sul fronte interno, gli ha fatto eco la Esken, “è tempo di un cambiamento sulle politiche del lavoro“, come quelle sul salario minimo, che la nuova leadership chiede di alzare a 12 euro l’ora. “Voglio standard svedesi sul mercato del lavoro tedesco”, ha dichiarato la deputata.

Allargando il discorso oltre i confini tedeschi, oggi l’Spd come partito della distensione e del disarmo “è più necessario che mai”, ha detto Walter-Borjans. Mettendo in guardia dalla “militarizzazione della politica estera”, Borjans ha citato Helmut Schmidt, già preoccupato diversi anni fa della rincorsa alle armi. “La situazione non è migliorata”, ha affermato parlando al congresso. Per Walter-Borjans, “attrezzarsi sì, ma il riarmo no”, ha aggiunto richiamando a riguardo anche “la responsabilità della Germania” per la sua storia.

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