L’appello del berlusconiano Enrico Costa per bloccare l’entrata in vigore della norma sulla prescrizione, non è caduto nel vuoto. Il Pd, tra i partiti evocati dall’autore della legge che potrebbe cancellare con un rapido colpo di penna la riforma del Guardasigilli, ha risposto con una nota che le rassicurazioni del ministro della Giustizia “non sono soddisfacenti”. I dem insistono compatti sulla richiesta di rinvio della riforma la cui entrata è prevista a gennaio.

Pd compatto contro il rinvio della riforma – “Le garanzie proposte dal ministro Bonafede per assicurare processi rapidi e con tempi certi non sono soddisfacenti. Ribadiamo quindi l’invito a rinviare l’entrata in vigore della nuova prescrizione – dichiara Michele Bordo, vice capogruppo del Partito democratico alla Camera – Per noi la riforma dei processi e le norme sulla prescrizione non possono non essere affrontate assieme. È davvero senza senso l’idea di procedere con l’abolizione della prescrizione senza prima aver verificato gli effetti prodotti dalla riforma della giustizia sulla durata dei processi. È stato lo stesso ministro Bonafede, d’altronde, ad affermare che il nuovo processo scongiurerà l’utilizzo della prescrizione. Se è così per quale ragione allora teme il suo rinvio? Per noi, comunque, la priorità continua ad essere la durata ragionevole dei processi perché i cittadini hanno diritto ad avere dalla giustizia una risposta in tempi rapidi. Continueremo a lavorare su questo obiettivo nei prossimi giorni. Ma sarebbe il caso che il M5s non continui a tirare troppo la corda anche su questo tema”.

La voce di Bordo non è stata l’unica della giornata. Il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci in una nota ha replicato direttamente al capo politico del M5s e ministro degli Esteri che ieri aveva scritto un post su Facebook diretto proprio al Pd. “Di Maio si tolga dalla testa l’idea che sia il M5s a dettare l’agenda dei provvedimenti del governo e che il Pd si limiti solo a votarli. Sulla prescrizione ad esempio, è fondamentale garantire tempi certi e brevi per la durata dei processi“. Ancora più diretto l’intervento di Alessia Rotta, vicecapogruppo vicario del Pd alla Camera: “La proposta di prescrizione così come è pensata dai grillini è irricevibile. Per noi è fondamentale una riforma che garantisca tempi certi e brevi per la durata dei processi”. Sul tema è entrato anche il predecessore di Bonafede: “Sono assolutamente d’accordo con Conte” quando dice che per la prescrizione “il problema è trovare un bilanciamento nell’ambito del processo. Al momento, però, le soluzioni prospettate non sono adeguate” dice il vicesegretario del Partito democratico Andrea Orlando.

Forza Italia dopo l’appello al Pd insiste – Sempre oggi Costa, responsabile per la Giustizia di Forza Italia, non si era lasciato sfuggire l’occasione di sollecitare i dem rispondendo ai nuovi interventi del premier Giuseppe Conte e del ministro Bonafede: “Oggi Conte e Bonafede ribadiscono che il blocca-prescrizione entrerà in vigore il 1 gennaio 2020 e non ci saranno rinvii. A questo punto il Pd, che ha alzato le barricate, rischia di perdere la faccia. Giovedì la conferenza dei capigruppo esaminerà la richiesta di Forza Italia di far approdare con urgenza in aula la nostra proposta di legge” contro il blocca-prescrizione: “è richiesta l’unanimità, che ovviamente non ci sarà. Allora sarà l’aula a votare, probabilmente la prossima settimana. Capiremo così chi sono i complici dei 5 Stelle nel far entrare in vigore un simile obbrobrio“.

Stesso tenore della dichiarazione di un altro berlusconiano Francesco Paolo Sisto, sempre in prima linea contro la riforma: “Se davvero si vuole parlare di cosa è ‘giusto’ rispetto all’intervento sulla prescrizione, allora l’unica cosa da fare è prenderlo e buttarlo nel cestino. La litania sugli effetti ‘rinviati’ della norma ha rilevanza giuridica pari a zero: la misura entrerà in vigore a gennaio e da quel momento sarà parte integrante del nostro ordinamento“. Lo dichiara il deputato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto commentando le dichiarazioni del premier Conte. “Le soluzioni finora prospettate da Bonafede per tutelare il principio costituzionale della durata ragionevole dei processi non sono solo inefficaci ma anche palesemente incostituzionali. Cosa succederebbe, dunque, se, in costanza di vigore della nuova prescrizione, la riforma complessiva della giustizia si arenasse o, peggio, venisse bocciata dalla Consulta? Semplice: le rassicurazioni fasulle di Conte e Bonafede verrebbero spazzate via in un nanosecondo. E il patatrac annunciato diventerebbe drammatica realtà!”, conclude.

Bonafede: “Parlare di processi eterni è sbagliato”- Ma cosa hanno oggi il premier e il ministro della Giustizia? “Parlare di processi eterni è sbagliato. Noi dobbiamo fare in modo che i processi durino poco e che a un certo punto si debba arrivare alla decisione. Se questo è l’obiettivo di tutti portiamolo avanti” le parole di Bonafede. “La norma sulla prescrizione è giusto che ci sia” anche perché gli effetti verrebbero a prodursi “negli anni a venire” la riflessione del presidente del Consiglio Conte: “Questo non significa che non c’è necessità di assicurare un sistema di garanzie adeguato per assicurare il vincolo costituzionale della durata ragionevole dei processi. Sono convinto che con l’accordo di tutte le forze politiche troveremo una soluzione“.

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