La riforma della prescrizione? Nicola Zingaretti non è ancora convinto che la nuova legge in vigore dall’1 gennaio del 2020 si quella giusta. “A noi non convince l’idea di un punto fermo nella prescrizione a fronte di tempi assolutamente incerti nel processo. Ci siamo seduti al tavolo con lo stesso spirito con il quale abbiamo discusso la manovra e stiamo discutendo di federalismo, senza accettare pacchetti precostituiti e senza pregiudizi”, ha detto il segretario del Partito Democratico, commentando l’attuale stato di salute dell’esecutivo con un’intervista al quotidiano La Repubblica: “Io – dice – di certo non voglio votare. Però pretendo che si governi bene e lealmente. Si producano dei fatti, la si smetta con la ricerca ossessiva di polemiche e visibilità, perché questa è una degenerazione della politica che gli italiani non tollerano più e in tal modo resterebbe solo il governo delle poltrone, dei ministeri e delle nomine. Noi al governo restiamo solo finché produce risultati utili al Paese”.

Sulla manovra, in particolare, Zingaretti ha detto che “ci sono due aspetti da considerare: il merito e il metodo. Sul merito sono soddisfatto: abbiamo messo in campo un’idea di sviluppo legata alla giustizia sociale. Sul metodo, invece, non va: la cornice di litigi, polemiche e rincorsa a mettere bandierine sui provvedimenti rischia di oscurare quanto di buono è stato fatto”. Per quanto riguarda l’evasione, “non basta una sola azione per combatterla, serve un’azione coordinata, dalla premialità per i contribuenti onesti al rilancio dei pagamenti elettronici”, rileva il leader dei dem. “La lotta non si fa con i provvedimenti a effetto”.

Quanto alla riforma della prescrizione, “a noi non convince l’idea di un punto fermo nella prescrizione a fronte di tempi assolutamente incerti nel processo. Ci siamo seduti al tavolo con lo stesso spirito con il quale abbiamo discusso la manovra e stiamo discutendo di federalismo, senza accettare pacchetti precostituiti e senza pregiudizi“. In tema di immigrazione, “quando si sta in una maggioranza non si può imporre nulla – premette – ma lo Ius culturae è talmente importante che bisogna fare passi avanti”. Parlando del taglio dei parlamentari, “non fa bene a nessuno, quando si ottiene un risultato di tutti, andare sotto il Parlamento con le forbici”, osserva Zingaretti. “Nel M5S c’è un travaglio sotto gli occhi di tutti, quindi non dobbiamo sorprenderci se c’ è ancora una ricerca di spazio, anche in queste forme”.

Il segretario commenta infine la manifestazione romana del centrodestra: “Nei comizi di quella piazza non ho ascoltato una sola proposta utile al Paese, encefalogramma piatto. A San Giovanni c’è stata un’altra operazione politica: la fondazione di una nuova destra, che tende a un monopartito diretto da Salvini ed esclude i moderati. Operazione che giudico molto seria e pericolosa. E non c’è dubbio alcuno che l’unico argine è il rilancio della funzione del Pd”. Quanto alle parole di Maria Elena Boschi, che ha definito il Pd “il partito delle tasse”, “è surreale l’ossessione di denigrare il partito di cui si faceva parte fino a due settimane fa. L’avversario, lo ricordo, è la destra”.

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