Il segretario del Partito Democratico non sarà più automaticamente il candidato premier. È la principale novità dello statuto dei dem, approvato con 566 voti favorevoli, un contrario e 5 astenuti dall’assemblea nazionale riunita nel week end a Bologna. Un segnale, l’ennesimo, anche di un superamento di una visione strettamente leaderistica, che tanto piaceva all’ex leader del Pd Matteo Renzi.

Come aveva annunciato Stefano Vaccari, componente della segreteria nazionale, lo statuto esplicita anche la natura “antifascista” del partito. Tra i cambiamenti approvati ci sono anche la creazione della piattaforma digitale deliberativa dei democratici, più forza ai circoli e più apertura anche con i circoli on line, quelli tematici, i punti Pd e la rete dei volontari. E viene anche sancita la parità di genere in tutti gli organismi dirigenti Pd a ogni livello.

Il Partito Democratico mette anche nero su bianco la volontà di dare maggiore spazio ai sindaci che entrano di diritto nell’assemblea nazionale e si organizzano con un coordinamento nazionale e un coordinatore che entra in segreteria nazionale. Vengono confermate le primarie ed è stata introdotta la novità del ballottaggio: gli iscritti nei circoli sceglieranno i due candidati che andranno al voto degli elettori con gazebo. Infine, nasce la Fondazione di cultura politica nazionale.

“Ora un partito più aperto alle persone, più forza ai circoli e ai territori, ai sindaci, ai circoli tematici e più opportunità di partecipazione con i punti Pd. Per essere utili all’Italia”, scrive in un tweet il segretario Nicola Zingaretti. “Dopo 12 anni iniziamo un percorso atteso, finalmente abbiamo una Fondazione di cultura politica, accanto ai circoli per coinvolgere le persone nasceranno i centri tematici nei posti di lavoro, nelle Università, si fonderanno i punti Pd nei quartieri – ha poi detto Zingaretti ai giornalisti – sarà un partito più partecipato anche grazie alla rete; ritorna la centralità del confronto politico nella selezione della scelta del segretario e con un Congresso con le tesi politiche”.

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