È tempo di spareggi e nazionali, novembre: di settimane sottratte ai club per giocarsi le ultime chance di partecipare agli Europei o, soprattutto, ai Mondiali. Partite in cui si forgiano eroi, tra gol che valgono un miracolo e parate salvifiche, o demoni, tra gol di mano non visti o errori clamorosi, e partite in cui addirittura si fa la storia, e non solo quella sportiva, o almeno un pezzettino. Un pezzettino di storia lo porta in tasca Ali Daei, attaccante e simbolo di quella nazionale dell’Iran che arrivò ai Mondiali del 1998, contro i pronostici, facendo scatenare le donne… le stesse donne che in Iran il calcio non potevano neppure guardarlo, assieme a tanti altri divieti.

La nazionale iraniana non è forte, guidata dal brasiliano Vieira ha giusto Ali Daei, che gioca in Germania all’Arminia Bielefeld, e Bagheri, centrocampista, anche lui all’Arminia, il resto, non ha mai giocato fuori dall’Iran. E infatti non riescono a qualificarsi direttamente al mondiale francese: Arabia Saudita e Corea passano direttamente, Giappone e Iran vanno ai playoff per il terzo posto utile e i nipponici hanno la meglio. Per l’Iran resta però una porticina: lo spareggio con la squadra proveniente dall’Oceania, ovviamente l’Australia. E ovviamente Ali Daei e compagni sono nettamente sfavoriti: i calciatori australiani sono ben più quotati, giocano quasi tutti in Europa, molti in Premier, come il portiere Bosnich, i difensori Skoko e Horvat e alcuni sono davvero forti, dal centravanti Viduka all’astro nascente Harry Kewell. E infatti a Tehran, davanti a 128mila spettatori (tutti uomini naturalmente) e con l’italiano Pairetto ad arbitrare proprio Kewell porta in vantaggio l’Australia, poco dopo pareggia Azizi ma finisce 1 a 1.

Risultato che va benissimo ai Socceroos che si sentono già a Parigi, e tre quarti della gara di ritorno a Melbourne gli danno ragione. L’Iran è volenterosa ma ha grossi limiti, in particolare in difesa: ne approfitta ancora Kewell per il vantaggio e in apertura di secondo tempo il fantasista Vidmar raddoppia: sugli spalti si fa festa, ma ecco che entra in scena Ali Daei. Il baffuto numero dieci iraniano approfitta prima di un pasticcio della difesa dell’Australia e regala a Bagheri la palla da appoggiare in rete, poi a sei minuti dalla fine si inventa un assist al bacio per Azizi che supera Bosnich, gela Melbourne e regala la qualificazione al mondiale all’Iran. Quel che accade in patria lascia tutti basiti: a Teheran è festa grande, ma chi fa più chiasso sono le donne, a cui è vietato praticamente tutto, col nuovo governo Khatami che stava per aggiungere nuovi divieti.

Scenderanno in strada a far chiasso le donne addirittura salendo sui mezzi della milizia islamica a suonare i clacson e si tolgono il velo, ballano a ritmo di musiche e canzoni proibite. In cinquemila poi se ne vanno allo stadio protestando contro il divieto di assistere alle gare di calcio. Scene che lasciano spiazzato il governo che non sa cosa fare per arginare quella marea rosa. Usare la forza per una manifestazione legata a un evento positivo sarebbe poco saggio, perciò si decide di fare in altro modo. Ritrovarsi in aeroporto con le donne a festeggiare come groupies proprio no. Succederà ancora però: l’Iran nel girone troverà il grande nemico, gli Stati Uniti, e sarà ancora Ali Daei, coi suoi baffoni fieramente tradizionali a regalare una preoccupazione al governo iraniano. Il suo bel gol agli Usa, dopo il primo di Madavikia, regalerà una vittoria storica, che porterà ancora le donne in strada, senza velo, a ballare e addirittura a brindare, per la vittoria, per Alì e per loro stesse, per una volta e grazie al calcio, un gioco da maschi.

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