Bello. Maledettamente bello David Ginola: fuori dal campo (più di qualcuna, specie in Inghilterra lo ricorderà) e dentro il campo. Una bellezza che diventa quasi ossessione, ossessione maledetta per David: pretende di cercarla ovunque in barba a quel po’ di concretezza che oggi forse non l’avrebbe reso materiale di nicchia, piacevole e proibito ricordo di gioventù di belle signore, piacevole ricordo di piedi fatati e dribbling inventati per cultori ed esteti pallonari almeno ultratrentenni. (Test appena fatto con collega calciofilo 25enne: “Ginola? E chi è?”). Lui che 26 anni fa, nel novembre 1993, si macchiava agli occhi della Francia intera dell’equivalente di un crimine: l’esclusione della nazionale transalpina da Usa 1994 e il relativo psicodramma nazionale. Per un cross, un maledetto cross sbagliato.

Veloce, gran fisico, piedi in grado di far decantare il pallone come i vini della Provenza, sua terra natale. Si fa subito notare per quella tendenza a portarsi a spasso gli avversari, a tirare da ogni posizione visto che ha destro e sinistro micidiali in egual misura e i suoi cross sono miele per i centravanti che hanno la fortuna di giocare con lui. Comincia col Tolone e poi passa al Racing Club di Parigi, iniziando a far parlare di lui, arrivando a vincere un derby col ben più blasonato Psg e arrivando in finale di Coppa di Francia e soprattutto esordendo in nazionale, nel 1990.

È forte Ginola, un calciatore con numeri d’altissima scuola ma anche con un caratterino non facile: si raccontano leggende, di partite di coppa e di David che arriva all’allenamento della vigilia in tiro dopo aver fatto serata, di capitani che gli dicono “Ti sembra il caso di fare serata prima di un allenamento e di una partita importante?” e di Ginola che risponde “Devi allenarti tu, io già so giocare a pallone”. Si dice che gli sia valso qualche cazzotto, quel caratterino, ma è certo che è stato anche uno scudo fondamentale, una corazza che, come lui stesso racconta, gli ha permesso di non impazzire. Dal Tolone passa al Brest, che va male e retrocede, ma lui è forte e il Paris Saint Germain che non riusciva a violare il dominio dell’Olympique Marsiglia nonostante giocatori fortissimi in squadra – su tutti Weah – lo compra: scelta vincente. Ginola e Weah sono una coppia affiatatissima: la classe del primo e la potenza del secondo portano a Parigi due coppe di Francia, la coppa di Lega e soprattutto il secondo titolo francese della storia del Psg, nel 1994.

Ma con David pare di trovarsi sempre in una poesia di Baudelaire, con bellezza e abisso che si rincorrono e si incrociano sempre: il 1994 è anche l’annus horribilis di Ginola. La Francia ha un attacco stellare: c’è lui, c’è Papin, c’è sua maestà Eric Cantona. Nel girone di qualificazione a Usa 1994 è saldamente prima guidata da Houllier. La squadra toppa la qualificazione matematica nella penultima sfida del girone, perdendo in casa contro il modestissimo Israele: ma si può rimediare, nell’ultima sfida contro la Bulgaria basterebbe un pareggio al Parco dei Principi davanti a oltre 40mila persone e altrettante bottiglie di champagne. Bottiglie che vengono private dei cappucci quando Cantona nel primo tempo la mette dentro e segna l’uno a zero. Kostadinov pareggia cinque minuti dopo, ma la Francia sembra in grado ampiamente di gestire. E infatti l’incontro si trascina sull’1 a 1 fino alla fine… o quasi. Ginola inizialmente in panchina entra nei dieci minuti finali: i suoi piedi buoni possono essere preziosi a far scorrere il cronometro. E invece… proprio dai quei piedi, al 90esimo e su una punizione in zona bandierina vicino all’area bulgara, parte un cross sciagurato, troppo forte, troppo lungo per l’unico francese in area, Cantona, che finisce tra i piedi dei difensori avversari che ripartono e puniscono, ancora con Kostadinov, eliminando la Francia. Se la prendono con lui: tutti, a partire dall’allenatore Houllier che parlerà di “missile sparato al cuore della Francia”.

Saranno mesi duri, Ginola dichiarerà che quel cross lo perseguiterà per il resto della sua vita, di non aver apprezzato di essere stato individuato come unico colpevole, visto che si vince e si perde in 11. Senza il suo carattere forte sarebbe uscito distrutto da quel periodo. David invece dribbla anche questa: andando via dalla Francia per giocare nel Newcastle più bello e spettacolare di sempre, con Les Ferdinand prima e Shearer poi, a regalare prodezze (tipo quella col Ferencvaros in Coppa Uefa), a contendere titoli allo United, senza però riuscire a strappare la Premier ai Red Devils. Anche a Newcastle Ginola farà innamorare i tifosi, giocando così bene che i francesi dimostreranno di averlo perdonato: il ct Jacquet non lo convocherà agli Europei del 1996 che si sarebbero giocati proprio in Inghilterra. Né Ginola, né Cantona, che con Zidane e Djorkaeff avrebbero fatto tremare il mondo, ben più dei modestissimi Loko e Madar che gli vennero preferiti. I tifosi accoglieranno la squadra con uno striscione eloquente “No Cantona, no Ginola: no supporters”.

Ginola dimostrerà di aver sempre i tifosi dalla sua parte: quando sarà venduto al Tottenham, dove vincerà il suo unico trofeo inglese, la Coppa di Lega, contesteranno pesantemente la società. Nella nuova avventura con gli Spurs David rispetterà la sua fama, offrendo classe, prodezze e spettacolo a White Hart Lane: quella col Barsnley in particolare, ma non solo, tanto che Johan Cruijff dirà di lui: “E’ il più forte calciatore in attività”. Era il periodo in cui erano in attività Zidane, Baggio, Ronaldo, Rivaldo, Batistuta e tanti altri. A Londra durerà due anni: l’ennesimo attrito con un allenatore, questa volta Grahm, lo porterà all’Aston Villa, dove a 33 anni finirà la carriera.

Un Hymne à la Beauté, un inno alla bellezza, delizia dei tifosi, dannazione degli allenatori. Ginola è uno di quelli che cerca il tunnel per godimento personale. E che quel godimento lo mette prima di tutto. Roba di nicchia, madeleine da assaporare quasi di nascosto o con chi “ne capisce” per goderne appieno, in solitudine. Oppure, se proprio si è in vena di generosità, offrendo un “Tribute” su Youtube a chi dice “Ginola? E chi è”… se ne è degno.

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