Forse in pochi lo sanno, ma gli Zero Assoluto sono diventati dei veri e propri guru del web italiano. Da una parte c’è Matteo Maffucci, che con la One Shot Agency è diventato il manager degli youtuber e tiktoker più famosi come Gordon ed Elisa Maino. Dall’altra c’è Thomas De Gasperi, il Mino Raiola dei giocatori professionisti (li chiamano pro players) di videogiochi con il team Mkers, che vede come sponsor nientepopodimenoche Armani. “Mai nessuno è stato moderno come noi”, scherza De Gasperi a ilfattoquotidiano.it.

“Tutto è nato quasi per caso. Noi che apparteniamo alla vecchia generazione di musicisti abbiamo dei cicli di musica ben precisi. Non siamo abituati a sfornare un disco dietro l’altro, come succede oggi: siamo legati al vecchio approccio di fare musica, e tra un album e l’altro passano anni. Con questo approccio, arrivati alla soglia dei 40 anni, ci siamo voluti mettere alla prova con qualcos’altro. Non avevamo mai fatto i conti con il mondo fuori dal contesto musicale. Così ci siamo chiesti: ‘Ma noi, senza Zero Assoluto, cosa saremmo?’. Solo che ora tutto è sfuggito di mano”, racconta.

È un addio alla musica?
“Macché, stiamo già lavorando a cose nuove. Siamo al lavoro per un best of legato ai nostri vent’anni di carriera, con brani cantanti insieme ad artisti più giovani di noi. La musica non la lasciamo, ma ammetto di non aver lavorato così tanto in vita mia. Questo album sarà la nostra vacanza dal lavoro (ride, ndr)”.

Ci racconti meglio cosa fai?
“Ho sempre avuto una passione per i videogiochi, ma soprattutto ho sempre subito il fascino del digitale. Quando è arrivata la possibilità di giocare online e sfidare, sempre online, altre persone per me è stata una cosa incredibile. A un certo punto, affascinato dai giochi competitivi, mi sono ritrovato a discutere del mondo dei videogiochi e degli e-sports, che in Italia era ancora una parola sconosciuta. Ci siamo resi conto che c’era un enorme buco sotto questo punto vista: nessuno aveva mai assoldato dei giocatori di videogames per provare a creare un team, cosa che all’estero era già la normalità. Così abbiamo creato questa società: Mkers. È una sorta di polisportiva, come se fosse una squadra di calcio, con la sua maglia, i suoi sponsor e i suoi giocatori”.

Quindi giocare ai videogiochi è diventato un lavoro?
“Non solo, si sono create più realtà lavorative: il giocatore professionista, l’allenatore, il mental coach, i manager. Il nostro lavoro è lavorare con questi giovani per farli diventare dei professionisti capaci di andare su un palco internazionale, giocare davanti a migliaia di persone e partecipare ai tornei, dove in palio ci sono migliaia di euro. Questi giocatori sono le rockstar di oggi”.

Immaginare che un giocatore di videogiochi abbia un mental coach o un allenatore può fare strano. In Italia siamo ancora indietro sotto questo punto di vista?
“Questo è un fenomeno in continua evoluzione. Fino a pochi anni fa i pro player non li conosceva nessuno, adesso sono delle celebrità. Fino a qualche anno fa il concetto di streamer (coloro che trasmettono online mentre giocano ai videogiochi, ndr) non esisteva, adesso invece tutti vogliono diventare degli streamer. Alcuni giochi, come Fortnite, hanno contribuito a una trasformazione dell’intrattenimento in generale”.

Lo stipendio medio di un pro player?
“Dipende da mille fattori: dalla visibilità del giocatore, dalle sue peculiarità, dal gioco a cui gioca. Ci sono dei videogiochi che non hanno dei tornei importanti, ma ci sono anche dei giochi, come Fortnite, che mettono in palio fino a 100 milioni di dollari. All’estero ci sono degli stipendi assurdi…”.

Si arriva ai livelli di Cristiano Ronaldo?
“No, no. I player che guadagnano di più al mondo possono arrivare fino a 15mila dollari di stipendio mensile, a cui bisogna aggiungere i guadagni di Twitch (la piattaforma leader del settore, simile a Youtube, ndr), gli sponsor e i premi”.

“Se non conosci Cicciogamer, non conosci i giovani”, hanno detto all’ex ministro Fornero. Sei d’accordo?
“Non è una frase propriamente corretta. Semmai si può dire che se conosci i giovani, allora sai che le loro fisse del momento sono TikTok, Fortnite, gli streamer e i videogiochi. Ma se non conosci CiccioGamer, non sei fuori dal mondo”.

Cosa c’è di divertente nel guardare una persona che gioca ai videogiochi?
“Ti rispondo con un’altra provocazione. Cosa c’è di divertente nel guardare una persona che gioca a calcio? Se lo faccio, è perché mi piace il gioco del calcio. Succede un po’ la stessa cosa con i videogiochi: piace vedere chi gioca bene ed è talmente bravo da crearne uno spettacolo. Lo strumento dei videogiochi permette di intrattenere il pubblico, come se fosse uno show. Questi giocatori, alla fine dei conti, sono degli intrattenitori. Sono i Fiorello della situazione. Fiorello sembra più “sano”? Ma è uno che spara cavolate come lo è Pow3r (lo streamer italiano più seguito del momento, ndr)”.

Non è alienante tutto questo?
“Quando ero piccolo i miei genitori mi facevano stare alla televisione x tempo per vedere i cartoni animati. Oggi i ragazzini hanno una fruizione diversa. I miei figli non guardano quasi mai la televisione, preferiscono Youtube. Ma, attenzione: più la fruizione si è fatta digitale e virtuale, più aumenta anche la voglia di vivere esperienze reali. Questo vale per la musica, con artisti che riempiono gli stadi o i palazzetti al loro primo disco. Ma vale anche per gli e-sports: mai c’è stata così tanta affluenza nei Padiglioni con i gamer all’interno di manifestazioni come la Games Weeks o il Romics, che abbiamo gestito noi. Queste passioni che sembrano allontanare i ragazzi tra loro, in realtà li avvicina”.

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