In Giordania ci sono tantissime donne che finiscono dietro le sbarre senza aver commesso alcun reato. In un carteggio con Amnesty International, accluso a un rapporto diffuso il 23 ottobre, la segreteria del primo ministro ha fatto sapere che nei primi sei mesi del 2019 ne erano state rilasciate 1259. Ne restano altre 149, poste in detenzione amministrativa “per la loro protezione”, come hanno affermato funzionari del ministero dell’Interno, per evitare che i loro familiari le uccidano.

Ma cosa hanno fatto queste donne? Il ripetuto uso delle virgolette, nei prossimi due paragrafi, potrà rendere difficile la lettura ma è necessario per descrivere una situazione paradossale e assurda.

Hanno trasgredito al rigido sistema del “guardiano”, secondo il quale i “maschi di casa” controllano la vita delle donne limitando la loro libertà di movimento e di fare scelte sul loro futuro. Per legge, ad esempio, fino a quando non raggiungono i 30 anni a decidere del loro matrimonio dev’essere un parente maschio.

Solo “colpevoli”, letteralmente, del “reato” di “assenza” (ossia di essersi allontanate di casa senza autorizzazione) e spesso di un “reato nel reato”, ossia di relazioni sessuali extra-matrimoniali durante il periodo di “assenza”, per cui sono previsti da uno a tre anni di carcere.

Ammesso che la detenzione amministrativa le protegga davvero dalle ire dei padri, dei fratelli o degli zii, ad altre situazioni crudeli e umilianti non c’è rimedio: come la prassi di sottrarre loro i figli nati fuori dal matrimonio o l’obbligo di sottoporsi a test di verginità, secondo l’infondata idea che ciò possa determinare se una donna abbia avuto o meno rapporti sessuali completi.

Dopo anni di lotta da parte delle attiviste per i diritti delle donne, nell’agosto 2018 il governo giordano ha aperto il centro-rifugio “Dar Amneh”. Dopo un anno, ospitava 75 donne. Si è trattato di uno sviluppo positivo. Ma per proteggere le donne occorre fare ancora molto altro. Lo conferma il fatto che delle 149 donne che si trovano ancora in detenzione preventiva per “assenza” o relazioni sessuali extra-matrimoniali, 85 sono state arrestate quest’anno.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Roma, Artists for Rojava: il mondo della cultura si schiera con i curdi contro l’aggressione militare turca

prev
Articolo Successivo

Violenza sulle donne, Istat: “Nel 2017 in 43mila si sono rivolte ai Centri antiviolenza. Offerta ancora insufficiente in 13 Regioni”

next