Voglio scrivere due parole al nuovo ministro della Salute che siano di vera Speranza.

La prima parola è gestione: nello specifico riguarda il Fascicolo sanitario elettronico che ha tempi biblici di attuazione e gravi carenze di possibili violazioni dei dati sanitari. Questi, come dico da anni, devono essere posti direttamente nelle mani del paziente. E con History Health se li porta in giro in ogni angolo del mondo dove esiste una connessione internet, come ho spiegato ancora una volta nell’ultimo mio articolo.

La novità, caro ministro Roberto Speranza, è che grazie a un collega ortopedico History Health è stato presentato a un congresso a Berlino – riguardante le nuove tecnologie di digitalizzazione – il 22 ottobre. Non vorrei che mi chiedessero lumi e che arrivassero prima i tedeschi degli italiani! Ribadisco che non ho nessun interesse economico diretto: il progetto, ormai nella fase di demo, è assolutamente gratuito, con il solo obbligo di avere me come coordinatore e Henrik Sozzi come responsabile operativo.

La seconda parola è controllo, indirizzato nello specifico al lavoro dei medici e degli accreditamenti, con una verifica a campione dei pazienti con unità operative di controllo reali, come dico da tempo. Per spiegare meglio faccio un esempio pratico.

Un paziente diabetico di 63 anni si reca dall’oculista in una struttura privata accreditata di Bergamo e gli viene diagnosticata un edema maculare cistoide secondario al diabete. Tutto perfetto, peccato che si tratti di una patologia cronica che può portare anche a un abbassamento notevole della vista. L’esaminatore subito invita il paziente a prenotare una visita privata per poter impostare l’iter terapeutico!

Come era bello, signor ministro, il periodo in cui negli ospedali pubblici il paziente veniva preso in carico, ancor di più se giovane e con una patologia importante, e non veniva “deviato” o dimesso se non prima di aver provato di tutto pur di curarlo. Cosa si potrebbe fare per tornare a quei tempi – certo, se non ci fosse ormai la maggior parte delle strutture in Lombardia private accreditate che “curano” al posto degli Ospedali? Oh, mi perdoni signor ministro, delle Aziende sanitarie. Quanto mancano ai giovani medici, assetati di “percentuali” sul lavoro svolto, le vecchie riunioni di reparto sui casi clinici? Quante deviazioni verso la sanità privata pura? Quanti pazienti accettano perché spaventati o preoccupati?

Signor ministro, lo Stato, dato che le prestazioni pubbliche si riducono – quindi meno esborsi – nel silenzio generale (prestazioni ridotte magari proprio a chi è onesto e paga le tasse e dovrebbe ricevere almeno la sicurezza di essere assistito), è forse contento di tutto ciò? Non le pare, invece, si tratti di una nuova tassa occulta, a compensazione del superticket che volete togliere a settembre 2020? Sarà forse anche quella una proposta spostata apposta avanti per consenso e non per vera disponibilità?

Signor ministro, lei e la sua parte politica avete qualche vera idea reale? La prego mi ascolti: #salviamoilnostrosistemasanitarionazionale. Cominci da queste due parole.

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