La scuola è iniziata da un mese e mezzo, e davanti al suo portone continuano a essere falciati vecchi e bambini. L’ultimo tragico fatto a Iglesias in Sardegna: una nonna e la nipote di otto anni sono state travolte da un’auto mentre attraversavano la strada. La nonna è morta facendo scudo col suo corpo alla nipotina, ma salvandola. Due giorni prima, la stessa dinamica a Bari, dove due bambini di sei e sette anni hanno riportato solo lievi ferite.

Il 20 settembre a Schio (Vicenza), un bimbo di otto anni è stato travolto all’uscita dalla scuola. Qualche settimana fa a Chieri (Torino), cinque bambini della scuola dell’infanzia sono stati travolti da un Suv parcheggiato davanti al loro asilo nido. E lo Stato che fa?

La norma che doveva prevedere strade scolastiche (senza auto) in tutta Italia, non riesce ancora a vedere la luce. Ci chiediamo quanti bambini debbano ancora morire per considerarla per quello che è: un’urgenza nazionale. Si obbligano sensori anti abbandono sui seggiolini, (importanti, per carità), ma poi non si chiudono le strade davanti alle scuole. Non si capisce se c’è e dov’è una logica. Forse l’unica logica è che non si vogliono disturbare troppo gli automobilisti affrettati. Non li rallentiamo, per carità, lavorano loro.

E così succede che, come davanti alla scuola media della mia città, Faenza, la ciclabile è sempre invasa dalle auto, sebbene di posti auto ce ne siano a volontà nelle vie poco lontane. E i piccoli ciclisti, per evitarle, finiscono anche sulla strada. Il Comune da anni tollera e lascia fare, penalizzando ciclisti e pedoni per favorire gli automobilisti. Io e altri amici del gruppo Fiab Faenza, allora, abbiamo deciso di posizionare le nostre bici sul bordo della ciclabile, in modo da non farci parcheggiare le auto.

Continuiamo da settimane e sta funzionando alla grande: la gente si infuria ma parcheggia lontano. Il Comune si sente pressato e presto (si spera) metterà jersey o cordoli a protezione della ciclabile. Noi chiediamo di chiudere la strada negli orari di entrata uscita, ma ovviamente il comune tentenna. Paura di perdere voti? Di scatenare raccolte di firme e ondate di genitori furiosi. Vicino alle elezioni poi…

Per questo è fondamentale una norma nazionale che vincoli i Comuni. Come gruppo “Famiglie senz’auto”, insieme ad altre associazioni unite sotto alla campagna “strade scolastiche”, in una lettera congiunta abbiamo chiesto “ai deputati che venga rapidamente calendarizzato e discusso in Aula il provvedimento di riforma del Codice della Strada, con la norma Zone Scolastiche”, e soprattutto di emendare il testo in senso restrittivo – a maggior tutela dei bambini – prevedendo una gerarchia di azioni, con precedenza alla pedonalizzazione.

Solo nel caso in cui ciò non fosse possibile, si può pensare a Ztl e solo in casi particolari, laddove non sia possibile allontanare i veicoli da davanti alle scuole, si possono mettere Zone 30 o zone 20 con adeguati dispositivi di rallentamento del traffico”

E anche autovelox? Magari! Peccato che gli autovelox fissi sembra vogliano proprio toglierli: un punto in più per la lobby delle auto e della velocità, un punto perso per gli utenti deboli,vecchi e bambini, ciclisti e pedoni.

Quando riusciremo a far cambiare la Repubblica delle auto in una Repubblica di persone? Me lo chiedo ogni giorno e non ho risposta.

www.stradescolastiche.it

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