La maratona negoziale per arrivare a un accordo tra Gran Bretagna e Unione europea potrebbe essere del tutto inutile. La leader unionista del Democratic Unionist Party (Dup, nazionalisti nordirlandesi), Arlene Foster, ed il suo vice Nigel Dodds hanno reso noto di non poter dare il loro sostegno all’ipotesi di accordo sulla Brexit su cui stanno lavorando il governo di Boris Johnson e la Commissione Ue. Senza il sostegno del Dup difficilmente il Parlamento britannico ratificherà qualsiasi accordo. Foster e Dodds hanno scritto in un tweet che continueranno a lavorare con il governo per arrivare ad un accordo “ragionevole”.

Gli ultimi giorni per i negoziatori sono stati durissimi. Un testo potrebbe essere in arrivo probabilmente troppo tardi per un ok formale dei 27 leader europei al vertice di oggi e venerdì, ma sufficientemente in tempo per un via libera politico – con l’eventualità di un summit straordinario il 27 ottobre – una volta che il testo sarà stato finalizzato, e l’accordo politico avrà ricevuto luce verde da Wenstminster. Che con le dichiarazioni dei unionisti sembra improbabile.

Nonostante “i fondamentali per l’intesa ci siano” come afferma il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, si attendono i riscontri definitivi da Londra, che in questi anni appunto ha abituato tutti a colpi di scena. Fino all’ultimo infatti Tusk sperava in un “testo legale finalizzato e negoziato” pronto “entro mezzanotte”. Ma poi fonti di Downing Street hanno fatto sapere che un’intesa non sarebbe stata raggiunta in serata rinviandola “forse” a oggi. “Stiamo ancora lavorando”, ha assicurato il negoziatore Ue Michel Barnier sottolineando che c’è ancora da fare. In particolare, al momento, il nodo da sciogliere sembra essere la riscossione dell’Iva nell’Irlanda del nord. Del resto lo stesso premier britannico Boris Johnson aveva freddato gli entusiasmi precisando che, nonostante vi sia “la chance di ottenere una buona intesa”, restano ancora “questioni rilevanti” sul tavolo dei negoziatori nella notte.

“Voglio credere che l’accordo sia in corso di finalizzazione” ha auspicato il presidente francese Emmanuel Macron, desideroso di mettere una parola fine alla saga. Perché l’Unione europea – come ha evidenziato la cancelliera tedesca Angela Merkel – non può “lasciarsi monopolizzare” dalla Brexit, deve “occuparsi dell’avvenire dei 27”. I punti critici, come riassunto dal premier irlandese Leo Varadkar, erano i controlli doganali nell’isola irlandese divisa tra Ulster (parte del Regno Unito) e la Repubblica d’Irlanda (Stato membro dell’Ue e quindi parte del Mercato unico); e la questione del cosiddetto ‘consenso’, la possibilità di una sorta di veto per il parlamento dell’Irlanda del nord. Nodi che a questo punto non sembrano sciolti proprio per il disaccordo del Dup su cui il governo del Tory Boris Johnson si regge. Proprio per questo nel suo giro di incontri, il premier britannico aveva privilegiato la leader unionista Arlene Foster, per cercare di garantirsi la sua copertura sulle concessioni a Bruxelles. I 27 vorrebbero evitare di lavorare alla parte legale del testo, fare tutte le traduzioni, e veder bocciare l’accordo al Parlamento britannico, per la quarta volta.

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