Cento giorni per cambiare una città. Allora suonava come macabra promessa. A poco più di tre mesi di distanza avevano ragione loro. Anche se probabilmente non nel senso immaginato. Loro sono le truppe leghiste del sindaco Alan Fabbri. La città è Ferrara, culla del Rinascimento ed ex feudo rosso sbiadito da anni di oblomoviano clientelarismo da centrosinistra.

Ecco, ora vi racconto come la Lega ha cambiato in appena 100 giorni la mia città. Tralascio le cose buone. Non solo per un malcelato fazioso intendimento. Ma soprattutto perché si liquidano in due righe. Alan Fabbri ha incontrato la madre di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti, dipendente comunale, rassicurandola sulle sue intenzioni di “arrivare a una pacificazione in città”. E ha inaugurato il Pride di Ferrara. Fatto.

Torniamo ora al capitolo più verboso. Quello dei cento giorni appunto. Come primo atto assessori e presidente del consiglio si aumentano lo stipendio. La giunta precedente se l’era decurtato del 10%. L’onda verde lo riporta al massimo consentito. La motivazione del presidente del consiglio Lorenzo Poltronieri e dell’assessore al Lavoro Angela Travagli farebbe impallidire Maria Antonietta e le sue brioches: “nessuno ci ha mai chiesto di ridurlo”.

Ma c’è tutta una giunta da scoprire. L’assessore ai lavori pubblici Andrea Maggi – ex capo ufficio stampa dell’università in pensione – figurava assegnista di ricerca in Medicina. Inutile specificare che il suo curriculum non vanta precedenti nel settore. Ad oggi non ha dato ancora fatto sapere se ha rinunciato – o intende farlo – all’assegno normalmente destinato ai giovani ricercatori. Che a questo punto fanno bene ad andarsene all’estero.

Abbiamo poi l’assessore alla pubblica istruzione Dorota Husiak. Non deve aver fatto ferie, se è vero che si accorge immediatamente che in qualche aula scolastica manca il crocifisso. In altre manca anche la carta igienica, ma quella non rientra tra le sue deleghe. In men che non si dica ecco che il Comune compra 385 crocifissi. “Simbolo di pace e di amore” pontifica il sindaco Fabbri.

Peccato che ad affiggerli in ogni classe si presentino tre consiglieri leghisti capitanati da Stefano Solaroli, quello del video selfie a letto con la pistola e del secondo video in cui invoca un “trincia-rom” sul Suv. Pace e amore.

E mentre i tre novelli re magi inchiodano le croci, il vicesindaco Nicola “Naomo” Lodi si fa riprendere mentre bestemmia. Pace amore e tre Pater noster di penitenza.

Si parlava di Naomo. Naomo è il soprannome del vicesindaco con delega alla sicurezza. Al momento della nomina, visto il curriculum da pluripregiudicato, molti storsero il naso. Erano incautamente ottimisti. Il suo cavallo di battaglia è sempre stata la bonifica della zona Gad, area attorno alla stazione, insidiata da risse e spaccio. Come togliere i pusher dalla strada e dai parchi? Togliendo le panchine. Ora nemmeno famiglie e vecchietti possono più sedersi. In compenso i pusher sono sempre lì. Per comodità si sono portati i seggiolini da casa. Geniale.

Ma la Naomeide tocca il suo apice con lo sgombero del campo nomadi, la madre di tutti gli abusivismi. E lui lo sgombera. Peccato che lo fa salendo senza protezione e senza patentino su una ruspa di un privato, non autorizzata a manovrare nell’area, e fa spostare le casette dei nomadi in una zona a destinazione agricola, creando così questa volta davvero una situazione abitativa abusiva. Sublime.

Ma non è finita qui. Dove mettere i sinti? Alcuni vanno nella frazione di Monestirolo, dove mesi prima Naomo faceva le barricate contro i migranti. La frase detta di un elettore leghista passerà alla storia: “Gli altri ci hanno messo 70 anni per mettercelo nel c… A voi sono bastati 40 giorni”. Mancano ancora due famiglie da sistemare. I bookmakers non azzardano immaginare gli alloggi popolari. Anche perché Naomo poco prima aveva assicurato “niente corsie preferenziali”. Tric e trac ed ecco due determine di giunta per inserire le famiglie negli alloggi popolari scavalcando le liste d’attesa. Magia.

Cos’altro? Possiamo ricordare la decisione di Fabbri di agire in giudizio contro un immigrato modello sventolando il decreto Salvini. Il tribunale gli ha già ordinato di iscriverlo all’anagrafe.
Oppure le azioni Hera, che il centrodestra prometteva di vendere. Nemmeno un mese dopo l’elezione il sindaco decide di tenerle: “sono un patrimonio importante per la città”. Non pervenuto l’assessore al bilancio Matteo Fornasini che fino ad allora sosteneva “insensato, ai fini del servizio pubblico, che il Comune abbia quote di un’azienda quotata in Borsa”.

Un’altra perla è stato l’annuncio di ritirare l’Asp (azienda comunale servizi alla persona) dal bando sull’accoglienza. Asp si era già ritirata da un anno.

I cento giorni terminano con il festival di Internazionale. Alla inaugurazione il geometra Marco Gulinelli, voluto da Vittorio Sgarbi assessore alla cultura, presenta il direttore del festival. Sbaglia nome. In attesa dei prossimi cento giorni, se passate da Ferrara, ponete un fiore sulle nostre macerie.

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