Sulle adesioni dei Paesi all’accordo di Malta oggi “non do numeri”. Resta cauta la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, al termine del suo primo Consiglio degli Affari interni dell’Ue a Lussemburgo, che aveva al centro la trattativa per stabilire un meccanismo temporaneo di redistribuzione per i migranti salvati dalle navi delle ong nel Mediterraneo centrale. In pratica, estendere ad altri Paesi l’intesa già firmata a La Valletta da Italia, Germania, Francia, e Malta che prevede ricollocamenti entro quattro settimane, valutazione delle richieste d’asilo a carico dei Paesi che accolgono e la possibilità che il porto sicuro sia a rotazione.

La ministra francese dell’Ue, Amélie de Montchalin, ha annunciato che “siamo stati in grado di allargare il cerchio dei Paesi a sostegno” di questo meccanismo “di ricollocamento rapido nel caso dell’arrivo di nuove navi. Ci sono circa dieci Paesi pronti a prendere parte e forse anche altri dopo i dettagli che abbiamo fornito”. Più prudente invece Lamorgese: “Quelli che hanno detto di sì sono quei tre o quattro Stati che avevano già dato la loro disponibilità, tipo Lussemburgo e Irlanda“. La Finlandia si è già detta disponibile e un’altra importante apertura è arrivata dalla Spagna. “Dobbiamo operare perché l’accordo abbia una valenza anche per gli altri Paesi. Speriamo di chiudere tra novembre e dicembre“, ha detto la ministra dell’Interno. Ricordando poi che l’accordo di Malta comunque è “già operativo” e “le condivisioni le facciamo già, con Paesi che danno la loro disponibilità. Quindi l’attuazione c’è già, anche se non c’è niente di scritto. Ora a noi interessa che sia allargato il più possibile”, ha concluso.

La questione tuttavia si intreccia e si complica con la nuova emergenza sulla rotta del Mediterraneo orientale, con la Turchia che chiede un miliardo di euro per il 2020, per continuare a tenere fede all’accordo stipulato con i Paesi dell’Ue nel 2016. Un tema portato all’attenzione da Grecia, Cipro e Bulgaria, che in un documento allertano su “aumenti persistenti” degli arrivi di migranti. “La Grecia ha posto il problema degli arrivi, pur apprezzando la nostra iniziativa. Hanno parlato di un aumento nel flusso dalla Turchia ed erano preoccupati“, ha spiegato la ministra Lamorgese. Resta ottimista invece il collega tedesco Horst Seehofer, secondo il quale c’è “una buona possibilità che” l’intesa di Malta “possa essere un progetto pilota per una politica comune di asilo. E “anche se oggi non ci fossero conclusioni, l’accordo tra i quattro Paesi resta“.

Il ministro dell’Interno di Angela Merkel deve tuttavia combattere anche con alcuni malumori che arrivano dalla Germania. Come riporta il sito del settimanale Der Spiegel, Seehofer ha confermato che la Germania abbandonerebbe l’eventuale meccanismo temporaneo di ricollocamento dei migranti salvati dalle navi delle ong nel Mediterraneo se le persone da accogliere in Germania diventassero “migliaia“. Il settimanale ha ricordato che negli scorsi 14 mesi sono stati accolti in Germania 225 migranti salvati sulla rotta mediterranea centrale, quella che dalla Libia porta in Italia. Viste queste cifre così ridotte, le critiche mosse in Germania al meccanismo sono “veramente umilianti“, ha detto il ministro.

“Questa iniziativa di Francia, Germania, Italia e Malta è sul tavolo. Credo che tutti gli Stati prenderanno parte a questo sforzo. Non possiamo andare avanti così, con quanto accade nel Mediterraneo, non possiamo andare avanti con soluzioni ad hoc. Oggi è il giorno in cui gli Stati hanno l’occasione di mostrare più responsabilità e solidarietà“, ha detto il commissario Ue alla Migrazione Dimitris Avramopoulos arrivando al Consiglio Ue. Avramopoulos ha poi aggiunto: “La migrazione non deve prevalere nel dibattito nazionale”.

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