Le regole del Patto di stabilità e crescita “sono diventate troppo complesse. Ci servirà un dibattito considerevole per vedere se c’è ampio consenso per semplificarle“. L’apertura, del tutto in linea con gli auspici della presidente eletta Ursula von der Leyen e del commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni, arriva da colui che fino all’anno scorso era Valdis Dombrovskis, attuale vicepresidente della Commissione, che dall’1 novembre manterrà il ruolo di vice ma con un ruolo esecutivo e una pesante delega ai servizi finanziari. Nell’audizione al Parlamento europeo che deve confermare la sua nomina, il politico lettone ha aperto a una riforma: “Lavoreremo sulla base del rapporto del Fiscal board che ha suggerito modifiche per semplificare le regole“, ha confermato. Spiegando che “non bisogna mettere troppe linee rosse ma lavorare con spirito di compromesso“.

L’attuale interpretazione del Patto di stabilità, con le clausole di flessibilità, risale al 2016, ha ricordato Dombrovskis. E “al momento l’approccio è fare il miglior uso di questa flessibilità per fare fronte a eventuali rallentamenti dell’economia”. Ma “allo stesso tempo ricordiamoci che il Patto ha due parole, stabilità e crescita, quindi dobbiamo considerare anche la stabilità finanziaria degli Stati membri, e trovare sempre un equilibrio tra i due elementi”. Agli inizi di settembre, in occasione del Forum Ambrosetti, ad auspicare che si mettesse mano al Patto sottoscritto nel 1997 era stato direttamente il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il cui messaggio aveva trovato sponda nelle dichiarazioni del ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire. Il Fiscal board, la cui proposta farà da base all’eventuale revisione del Patto, ha lanciato l’idea di ridurre i parametri a due – un obiettivo di riduzione del debito pubblico e un limite all’aumento della spesa corrente al netto degli interessi – e di sottrarre dal deficit i soldi investiti in progetti strategici a livello europeo, come le infrastrutture digitali e la mitigazione dei cambiamenti climatici, se sono risorse aggiuntive rispetto al cofinanziamento nazionale già oggi previsto a fianco dei fondi Ue.

“Proposta su un quadro europeo per il salario minimo” – Sul fronte sociale “saremo molto ambiziosi”, ha assicurato Dombrovskis all’europarlamento. “Presenteremo una proposta legislativa su un quadro europeo per il salario minimo“, caro alla von der Leyen, “una garanzia per i minori, uno strumento per rafforzare i giovani, un’iniziativa per migliorare la situazione dei lavoratori delle piattaforme e un sistema di riassicurazione delle indennità di disoccupazione“. “La trasformazione green e digitale può avere successo solo se sarà equa dal punto di vista sociale“, ha aggiunto. Per questo “mi assicurerò che le politiche sociali evolvano per accompagnare queste trasformazioni. Presenteremo proposte mirate, a partire da un quadro comune per il salario minimo”.

“Trilioni di investimenti per la transizione a economia neutra sul clima” – Per quanto riguarda l’atteso green new deal europeo, “per finanziare la transizione verso una economia neutra dal punto di vista climatico servono investimenti importanti in Europa. Parliamo di trilioni di euro nei prossimi decenni”. Il lettone ha sottolineato l’importanza sia degli investimenti pubblici che di quelli privati, auspicando la trasformazione della Banca europea per gli investimenti in una “banca per il clima”. L’obiettvo, ha spiegato, è che da qui al 2025 metà dei finanziamenti erogati dalla Bei siano dedicati al clima. Infine ha sottolineato che “dobbiamo pensare alle dimensioni economica, sociale e sostenibile come a un’unica dimensione”. Da un lato dunque “dobbiamo fare di più per lottare contro il cambiamento climatico e dobbiamo agire ora”, ma “l’Europa deve anche essere leader nella digitalizzazione e nelle tecnologie innovative” e “dobbiamo gestire questa transizione in modo che l’economia europea sia al servizio delle persone, di tutte le persone”.

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