Denunciato per truffa perché “non ha pagato il commercialista che lui stesso aveva assunto per individuare e acquistare i terreni su cui far sorgere l’outlet The Mall a Fasano, in provincia di Brindisi”. Nuova grana legale per Luigi Dagostino, l’ex socio di Tiziano Renzi, con cui tra l’altro condivide l’attesa per la sentenza del tribunale di Firenze, che il prossimo 7 ottobre deciderà se condannare o meno i genitori dell’ex premier e l’immobiliarista di origini pugliesi per una storia di fatture false legate a lavori da svolgere al The Mall di Leccio Reggello. Ed è proprio la realizzazione degli outlet il filo conduttore delle due storie. È il dicembre 2014 quando Luigi Dagostino, in qualità di legale rappresentante della società Mecenate 91, conferisce al commercialista fasanese Massimo Pagliarulo l’incarico professionale e la procura speciale per una serie di attività finalizzate alla costruzione del centro commerciale grandi firme, che prometteva un grande ritorno economico e numerosi posti di lavoro per il territorio che l’avrebbe ospitato. Tra i compiti del professionista fasanese c’era anche quella di individuare i terreni su cui far sorgere l’outlet e, successivamente, di seguire tutta la compravendita, compresi assistenza nella contrattazione, stipula dei preliminari di vendita e relativi atti pubblici. Il tutto – più altre prestazioni – per un compenso di 450mila euro, da versarsi in sei rate e secondo vari step di avanzamento dei progetti indicati nel contratto tra Pagliarulo e la Mecenate 91.

Il commercialista trova i terreni, Dagostino incontra i sindaci con Tiziano Renzi
Le cose vanno per il verso giusto. Pagliarulo trova i terreni, contratta i prezzi, Dagostino dà il via libera. È il periodo in cui, come raccontato a settembre 2015 da il Fatto Quotidiano, l’immobiliarista incontra il sindaco di Fasano (e prima ancora quello di Sanremo) per presentare il progetto degli outlet; a entrambi gli appuntamenti si presenta con un ospite non annunciato: Tiziano Renzi. Saranno i giudici a decidere sul ruolo rivestito dal padre dell’ex premier nell’attività di Dagostino. Il cui nome inizia a comparire sui giornali nel 2015 proprio in virtù (o a causa) dei rapporti con il babbo dell’ex Rottamatore. Nel frattempo, il progetto outlet di Fasano va avanti. Il 30 gennaio 2015 vengono firmati i primi preliminari di vendita tra i proprietari dei terreni su cui far sorgere il The Mall e la società dell’immobiliarista. Che però – secondo quanto emerge dalla messa in mora inviata da Pagliarulo alla Egnatia Shopping Mall a marzo 2019 – in un incontro successivo comunica al suo commercialista che a partire da maggio 2015 la Mecenate 91 sarebbe stata posta in liquidazione (con Dagostino liquidatore unico). Nessun problema: a leggere la lettera di messa in mora e il testo della denuncia, lo stesso Dagostino avrebbe garantito che tutte le attività legate alla costruzione dell’outlet sarebbero continuate con un’altra società, la Egnazia Shopping Mall, costituita a fine febbraio, quindi prima del 18 maggio 2015, giorno della messa in liquidazione della Mecenate 91. Una comunicazione, quella di Dagostino, solo verbale e non scritta in alcun contratto, almeno stando alla ricostruzione dell’esposto: “Al momento del conferimento del mio incarico veniva completamente omessa la circostanza per la quale la Mecenate 91 di lì a breve avrebbe cessato ogni attività, con trasferimento alla Egnazia Shopping Mall”. E ancora: “Non avrei certamente stipulato tale contratto di incarico essendo preventivamente a conoscenza della situazione” delle due società.

Spunta la Egnazia Shopping Mall di Lorenzo Rosi, anche lui denunciato per truffa
Ai tempi, l’amministratore unico della Egnazia è Lorenzo Rosi, ultimo presidente di Banca Etruria, attualmente a processo con l’accusa di bancarotta insieme ad altri 15 imputati e denunciato per truffa dal commercialista fasanese al pari di Dagostino. Le due società sono effettivamente collegate? Secondo Pagliarulo, difeso dall’avvocato Gianvito Lillo, non ci sono dubbi. Si legge nella denuncia depositata nella procura di Brindisi il 17 luglio 2019: “È opportuno chiarire che il palese collegamento tra le predette società emergeva in sede di stipula dei definitivi atti di compravendita nei quali venivano riportati gli acconti già versati dalla Mecenate 91 in occasione dei contratti preliminari“. Scrive ancora Pagliarulo: “Per di più, in incontri successivi, concordavo con lo stesso Dagostino che il primo acconto per il compenso a me dovuto sarebbe stato corrisposto dalla Mecenate 91 ed i successivi dalla Egnazia Shopping Mall, della quale questi (Dagostino, ndr) era amministratore unico“.

Mecenate o Egnazia? Nessuno paga il commercialista
E in effetti le cose vanno esattamente così, almeno all’inizio. A novembre 2015 viene firmato il preliminare per l’acquisto di un altro terreno: in questa fase Pagliarulo si rapporta già con Lorenzo Rosi, amministratore della Egnazia Shopping Mall, che quindi secondo la denuncia è effettivamente subentrata alla Mecenate 91 (del liquidatore Dagostino). Quest’ultima, come da accordi con l’immobiliarista, il 5 dicembre 2015 versa sul conto del commercialista la prima rata da 50mila euro. Tutto come da programmi. L’attività di Pagliarulo, a leggere l’esposto, continua per la Egnazia Shopping Mall: le consulenze vanno avanti, idem le rate del contratto. Che però non vengono pagate. Chi dovrebbe onorare l’impegno? Secondo il contratto di dicembre 2014 l’onere è della Mecenate 91, che nel frattempo però – accusa il commercialista – ha cessato la attività “dopo soli due mesi dalla costituzione prima di essere posta in liquidazione”. A gennaio 2017 Pagliarulo chiede il pagamento di 20mila euro direttamente alla Egnazia Shopping Mall, come concordato verbalmente con Dagostino. Esito? Nessuno: dalla società non parte alcun bonifico.

Dagostino: “Il truffatore è lui, ha guadagnato anche troppo”
Trascorrono due anni e a marzo 2019 Pagliarulo invia tramite posta elettronica certificata una lettera di messa in mora alla Egnatia Shopping Mall. La risposta arriva a stretto giro ed è firmata dall’avvocato Andrea Penza, in nome e per conto della società ora amministrata da un professionista fasanese. Per la cronaca, il 3 ottobre 2019 la Egnazia Shopping Mall vede nel suo organigramma Ilaria Niccolai, la compagna di Luigi Dagostino, con il 20% delle quote. Lo stesso immobiliarista, poi, detiene il 30% delle quote (il resto sono di proprietà della Niccolai) della Nikila Invest, che a sua volta detiene il 16% della Egnazia Shopping Mall. Tornando alla messa in mora, il contenuto della risposta dell’avvocato Penza è inequivocabile: la Egnazia Shopping Mall “non è parte del contratto di incarico professionale di dicembre 2014 da lei concluso con la società Mecenate 91, né tale incarico è mai stato successivamente ceduto alla mia cliente”. Tradotto: la Egnazia non ha mai usufruito delle prestazioni di Pagliarulo, quindi non gli deve alcunché, nonostante il commercialista dica l’esatto contrario. Resta il quesito al centro della denuncia: chi deve pagare i restanti 400mila euro (somma che sarebbe maturata al rilascio del certificato di agibilità della struttura, la cui costruzione però non è neanche iniziata) previsti dal contratto tra il commercialista e la Mecenate? Quest’ultima non esiste più, la Egnazia non ne vuol sapere: per Pagliarulo è una truffa e per questo si è rivolto ai pm di Brindisi. Luigi Dagostino, contattato da ilfattoquotidiano.it, la pensa diversamente: “Sono stato io stesso a dire al commercialista di denunciarmi, se ne avesse avuto il coraggio – dice l’immobiliarista – Secondo me il vero truffatore è lui e saranno gli avvocati a spiegare il motivo”. Sull’onorario non percepito dal professionista fasanese, l’ex socio di Tiziano Renzi è categorico: “I soldi che ha preso Pagliarulo sono pure troppi, il contratto è chiaro e dice che avrebbe ricevuto i 400mila euro ad outlet completato”. Ai magistrati di Brindisi il compito di stabilire chi ha ragione.

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