Da una parte riceve i complimenti di Tiziano Renzi, dall’altra incassa il presunto sostegno dell’esecutivo guidato dal figlio Matteo. Gli affari sono diversi, ma per Luigi D’Agostino la famiglia dell’ex premier sembra sinonimo di una parola sola: opportunità. Di lotta (imprenditoriale) e di governo. È quanto emerge dagli atti dell’inchiesta fiorentina sulla Coam Costruzioni di Andrea Bacci, che però negli episodi in questione c’entra solo in quanto compagno di ventura del general contractor di origini pugliesi.

Proprio alla Puglia è legato il primo fatto. Che non è nuovo: si tratta della realizzazione dell’outlet della moda di Fasano (Brindisi). Il Fatto Quotidiano ha già documentato che nel 2015 Tiziano Renzi ha accompagnato Luigi D’Agostino nel primo incontro con l’allora sindaco (Lello Di Bari, Forza Italia) per presentare il progetto. Che parte, va avanti, ma poi si inceppa, causa il commissariamento del Comune.

La svolta, per D’Agostino, sono le Amministrative. È il 21 giugno 2016, in città si è chiuso da 48 ore il ballottaggio per l’elezione del nuovo sindaco. Ha vinto Francesco Zaccaria, del Partito democratico. Tiziano chiama, D’Agostino risponde. “Solo per farti i complimenti” dice il padre dell’allora premier. “Di cosa?” risponde l’imprenditore. E Renzi senior: “Di quello che è successo giù, perché si è visto chiaramente e io sapendo un po’ di cose me lo sono subito immaginato, vai! Basta, non ti volevo rompere le palle”.

Per gli inquirenti che ascoltano la telefonata è verosimile che il messaggio si riferisca all’operazione immobiliare. La vittoria dell’esponente dem potrebbe insomma sbloccare il progetto outlet. Un’ipotesi che gli inquirenti hanno maturato anche dopo altre conversazioni tra i due e dopo il monitoraggio dell’attività di lobbying da parte degli uomini di D’Agostino. Tra questi, chi si occupa del dirigente comunale che dovrebbe sbloccare l’iter è l’avvocato Salvatore “Totò” Castellaneta, condannato in secondo grado a 11 mesi per induzione e favoreggiamento della prostituzione. Per intenderci: l’inchiesta è uno stralcio di quella sulle escort mandate da Gianpaolo Tarantini alle cene eleganti di Silvio Berlusconi. Ma questa è un’altra storia. Le pressioni di Castellaneta sulla giunta comunale di Fasano sembrano andare a buon fine: chi indaga, infatti, descrive il primo cittadino di Fasano come “sin troppo disponibile a soddisfare gli interessi imprenditoriali di D’Agostino, profilandosi anche possibili risvolti penali in materia di reati contro la pubblica amministrazione”. D’Agostino la pensa diversamente: “E meno male che era disponibile! – spiega al Fatto –. Nell’ultima conferenza dei servizi la provincia ha trovato eccezioni, vi confido che ormai è quasi sicuro che l’outlet a Fasano non lo faremo più”.

Un affare che invece per D’Agostino si è concretizzato (ma è durato poco) è quello dell’acquisto della quota di maggioranza della Ads. La società di Pomezia è divenuta famosa nel marzo 2016, quando Matteo Renzi andò in visita ufficiale, definendola l’esempio dell’Italia che funziona. Il vicepresidente di Ads era Chicco Testa (poi uscito dal Cda), nome ricorrente nel Giglio Magico, nonché colui che D’Agostino incontra a fine luglio a Milano. L’argomento è la trattativa per l’ingresso nella società che, come ha scritto il Fatto Quotidiano a dicembre scorso, ha tentato la scalata in Vitrociset, che in Italia opera anche nella sicurezza nazionale, gestendo la rete dati delle forze di polizia, quella di Bankitalia e la rete fonia periferica dell’Agenzia delle entrate. D’Agostino, però, prima di perfezionare l’acquisizione (aveva già firmato un preliminare) vuole capire meglio le potenzialità di Ads e i suoi rapporti con la politica.

Il 7 ottobre telefona all’amministratore delegato Pietro Biscu e gli chiede lumi sugli affari. Gli investigatori ascoltano. L’ex socio di Tiziano Renzi domanda informazioni su un incontro con l’allora sottosegretario Luca Lotti, avvenuto a pranzo al Circolo Aniene a Roma. Biscu racconta che Lotti gli ha detto: “So quello che stai facendo, ma avete chiuso, è questione di giorni, poi ci vediamo dopo”. E ancora: “Il governo vi supporta” avrebbe detto Lotti secondo il manager. Che oggi spiega al Fatto Quotidiano: “Non c’è stato nessun incontro, è stato uno scambio di 30 secondi in piedi. Non conoscevo Lotti, me l’ha presentato Malagò”. Perché quindi quel racconto? “Si metta nei miei panni, con la stretta del credito la società era in difficoltà. Con l’ingresso del nuovo socio avrei potuto risolvere i nostri problemi”. Un’esagerazione, insomma, per convincere D’Agostino. Che pure al racconto aveva risposto tranchant: “Il governo ci supporta un cazzo gli dovevi dire”. Anche se poi in Ads è entrato davvero, ma ha ceduto tutto a dicembre, dopo pochi mesi. “C’erano troppo debiti”, spiega oggi al Fatto, a cui fornisce un’interpretazione tutta sua della scalata a Vitrociset: “Ho detto a Biscu che era una cosa più grande di noi, ma per lui era un sogno”.

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