La terrazza del Giardino degli Aranci, uno dei panorami più celebri e suggestivi della Capitale, sta registrando un cedimento lento ma inesorabile. Il belvedere del colle Aventino – realizzato nel XIII secolo, ristrutturato negli anni ‘30 e intitolato all’attore Nino Manfredi – secondo una perizia tecnica consegnata al dipartimento Tutela ambiente del Comune di Roma, “perde 2 millimetri l’anno” e per questo motivo gli uffici capitolini hanno deciso di interdire l’accesso alla terrazza. Al momento, è consentito l’ingresso ai giardini e al muretto che affaccia sul lungotevere e da cui si può apprezzare dall’alto tutto il centro storico della Capitale, ma delle transenne e una striscia di plastica, corredate dalla scritta “area interdetta in via precauzionale” tradotta in inglese e francese, impediscono ai turisti l’accesso alla parte più esposta. Per rimediare allo smottamento, la terrazza avrebbe bisogno di “urgenti lavori di puntellatura“.

Il rimpallo delle responsabilità – L’opera, rivisitata dall’architetto Raffaele De Vico nel 1932, avrebbe bisogno di lavori urgenti, ma al momento si registra un rimpallo di responsabilità che non lascia prevedere tempi brevi per la presa in carico dei lavori. La cura del verde di Parco Savello – questo il nome del giardino – è di competenza del dipartimento Tutela ambiente del Campidoglio, che ha provveduto a chiudere l’accesso al belvedere ma “non è competente per quanto riguarda i lavori di messa in sicurezza”, come spiegano a IlFattoQuotidiano.it dall’assessorato all’Ambiente, specificando che “è stata avvertita sia la Sovrintendenza capitolina, sia la Soprintendenza archeologica di Roma”.

La differenza fra i due uffici è che il primo è gestito dal Comune di Roma ed ha la competenza su alcuni beni culturali presenti in città, mentre la seconda è di diretta emanazione del Mibac. Maria Vittoria Marini Clarelli, sovrintendente capitolina dal marzo scorso, ha invece risposto che “la questione è gestita dal dipartimento Ambiente, noi siamo stati informati della chiusura”, rimandando dunque la palla agli uffici diretti dalla neo assessora al Verde, Laura Fiorini. Come si legge sul cartello appeso all’ingresso del parco, l’area è sottoposta a tutela archeologica monumentale secondo decreto ministeriale del 2011 e a tutela paesaggistica come da decreto legislativo 42/2004, oltre che aver ottenuto nel 1980 il vincolo dell’Unesco in quanto patrimonio mondiale dell’umanità, come del resto tutto il Centro storico di Roma. Eppure, nemmeno la soprintendenza ministeriale – gestita a interim da Daniela Porro dopo la sospensione di Francesco Prosperetti – sembra avere competenza sul tema diretta sul tema, essendo “un’area gestita dal Comune di Roma”.

I luoghi de ‘La grande bellezza’ – Quel che è certo, al momento, come confermano gli stessi uffici capitolini, è che oltre alla chiusura dell’area non è stato compiuto alcun atto amministrativo per dare seguito a lavori di restauro, né si prevede per quanto tempo la terrazza resterà chiusa. “Nessuno ci ha informato, ho dovuto io fare un giro di telefonate fra i vari uffici per provare a capirci qualcosa”, tuona l’assessora al I Municipio, Anna Vincenzoni, che ora si augura che “il Giardino degli Aranci non faccia la fine della scala mobile di Barberini”.

Visitato ogni giorno da migliaia di turisti e di cittadini romani, Parco Savello ha acquisito ulteriore notorietà nel mondo per essere stato inserito nella celeberrima sequenza iniziale del film La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, al pari della limitrofa basilica di Santa Sabina – fra gli esempi più importanti al mondo di chiesa paleocristiana – della basilica di Sant’Alessio e della Villa del Priorato di Malta, chiusa al pubblico ma dalla cui serratura d’ingresso migliaia di turisti ogni giorno fanno la fila per guardare nel famoso “buco di Roma” e ammirare la cupola di San Pietro.

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