Si riaccende il dibattito sul fine vita e torna a infiammarsi la polemica. Questa volta, stando a quanto scritto in una nota dei parlamentari del Movimento 5 Stelle, c’è di mezzo anche la presidente del Senato: “E’ bene chiarire anche la nostra posizione su quanto emerso in ufficio di presidenza al Senato: la presidente Maria Elisabetta Casellati si è offerta di fare una telefonata informale alla Consulta per chiedere più tempo all’Aula prima della pronuncia. La posizione del nostro gruppo al Senato però è chiara: non bisogna interferire nei lavori della Corte in modo che si possa esprimere senza ulteriori rinvii“.

Sottolineano i pentastellati: “Su un tema così delicato come quello della legge sul fine vita non vogliamo lasciare spazio a interpretazioni sbagliate: dire, come è stato fatto, che la Camera avrebbe bloccato la discussione per costringere la Consulta a pronunciarsi non corrisponde al vero. Anche perché nulla ha impedito al Senato di prendere autonomamente l’iniziativa. Nessun gruppo parlamentare di Palazzo Madama ha chiesto la calendarizzazione delle due proposte di legge sul tema, già pronte”.

Manca poco infatti al 24 settembre, data in cui si terrà la l’udienza pubblica della Corte Costituzionale sul caso riguardante Dj Fabo e Marco Cappato. La vicenda risale al febbraio 2017: l’esponente dei Radicali e dell’Associazione Luca Coscioni aveva accompagnato il dj Fabiano Antoniani in una clinica vicino a Zurigo, dove è stato aiutato a morire. L’uomo era tetraplegico e cieco da anni a causa di un incidente stradale. Lo stesso Cappato, di ritorno dalla Svizzera, si era autodenunciato ai Carabinieri ed era stato iscritto nel registro degli indagati per istigazione o aiuto al suicidio, reato previsto dall’ articolo 580 del codice penale.

Il processo si è aperto l’8 novembre 2017 e il 14 febbraio 2018 si è parzialmente concluso con l’assoluzione per la parte che lo vedeva imputato di istigazione al suicidio. Per quanto riguarda la parte di aiuto al suicidio, invece, la Corte di Assise di Milano ha emesso una ordinanza di remissione alla Consulta per il giudizio di costituzionalità dell’articolo 580. Il 24 ottobre 2018 la Corte Costituzionale si è pronunciata: ha sospeso la decisione e ha annunciato che si sarebbe espressa sulla vicenda nel settembre del 2019. Ha esortato il Parlamento a usare questo periodo di tempo per trovare un per trovare un provvedimento che colmasse il vuoto del sistema legislativo italiano sul tema.

A distanza di quasi dodici mesi, questa è la situazione: cinque proposte depositate alla Camera ma nessun testo completo su cui discutere. I lavori sono iniziati a tutti gli effetti nel gennaio 2019, tre dopo il sollecito della Consulta. Da allora, un’alternanza di disaccordi, veti e incomprensioni, sia all’interno della maggioranza al Governo che nell’opposizione.

L’ufficio stampa della presidente conferma il contatto e fa sapere che “la telefonata del Presidente del Senato Elisabetta Casellati al Presidente della Corte Costituzionale Giorgio Lattanzi sul tema dell’eutanasia, alla vigilia dell’udienza fissata dalla stessa Corte Costituzionale per il 24 settembre, è stata una comunicazione meramente informale sullo stato delle iniziative legislative depositate in Senato, così come concordato in sede di conferenza dei capigruppo”. Intanto, il 19 settembre si terrà la manifestazione ‘Liberi fino alla fine’ in Piazza San Giovanni Bosco, a Roma, per sostenere la campagna dell’eutanasia legale.

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