Si è chiusa in semifinale l’avventura di Matteo Berrettini agli Us Open. Sotto il tetto chiuso dell’Arthur Ashe il tennista romano è stato sconfitto in tre set dallo spagnolo n.2 del mondo Rafael Nadal per 7-6(6) 6-4 6-1. Troppo più forte ed esperto il 18 volte campione Slam per un Berrettini comunque capace di giocare alla pari per almeno due set, costringendo il maiorchino a tirare fuori il meglio del suo repertorio. Per Nadal quella di domenica 8 settembre sarà la 27a finale Major in carriera e la 120a nel circuito Atp (Association of Tennis Professionals) in carriera.

È stato il tie-break del primo set la chiave di volta di un match di grande intensità che ci ha regalato la consapevolezza di avere tra le mani un giocatore ormai pronto per competere anche con i più grandi. Scattato subito avanti sul 4-0 e poi sul 5-2, Berrettini si è ritrovato due set point a disposizione che avrebbero potuto allungare il match. Ma quattro errori di fila dell’azzurro hanno spianato la strada all’avversario. Ripresosi dopo l’occasione perduta, Berrettini ha continuato a crearsi opportunità, tenendo anche mentalmente, fino al 3-3 del secondo set, quando altri tre errori hanno permesso a Nadal di strappare per la prima volta il servizio al romano e di chiudere poi sul 6-4. Dopo il primo break Nadal ha infilato un parziale di nove giochi a due, a suon di diritti vincenti, che ha decretato definitivamente la fine della partita, col 6-1 del terzo set. Maiorchino ha terminato il match con il 90% di punti vinti con la prima di servizio e un 81% vinti con la seconda. Un dato quest’ultimo che ha evidenziato anche il prossimo passo in avanti che Matteo Berrettini è chiamato a fare: la risposta. Per l’azzurro, invece, non è bastato il 69% di prime palle in campo con 9 ace.

“Il primo set – ha dichiarato Nadal – è stato frustrante per le tante occasioni sfumate, e poi il tie-break, che contro uno come Matteo è pericoloso. Lì sono stato fortunato a risalire e salvarmi. Congratulazioni a Matteo, è giovane, diventerà grande, è già uno dei migliori del mondo. Credo abbia un futuro vincente davanti a lui”. “Sono contento – ha affermato Berrettini – che Nadal mi abbia fatto i complimenti. Mi sono trovato bene in campo con lui. Ho imparato cose che dai video non si capiscono bene. Ad esempio il servizio, non se ne parla molto, ma è fastidioso”. “Sono contento – ha continuato – e certo, se avessi vinto il primo set, sarebbe stato meglio, ma dopo il match di Wimbledon contro Federer, qui sento di essere cresciuto”.

Partito per questo torneo senza aver mai vinto un match sul cemento americano, per Berrettini questa prima semifinale Slam in carriera può essere il punto di svolta. La sensazione che rimane è che questo exploit non sia nato per caso e che in futuro sia possibile sperare in qualcosa di più per il tennis italiano. Intanto, grazie a questi 720 punti, Berrettini sarà da lunedì il numero 13 del mondo, a soli 330 punti dalla top 10 e con la stagione indoor sul cemento, teoricamente adatta alla sue caratteristiche tecniche, ancora tutta da disputare. Nella Race il romano è invece al numero 9, a soli venti punti dall’ottava piazza che vale un posto alle Finals di Londra.

Tra Nadal e il suo 19° titolo Major – che consentirebbe allo spagnolo di portarsi a -1 dal record assoluto di Roger Federer – c’è solo il russo Daniil Medvedev, capace di battere in tre set, per 7-6(5) 6-4 6-3, il bulgaro Grigor Dimitrov nella prima semifinale. Per il 23enne di Mosca si tratta della prima finale Slam della carriera, che completa un’estate da incorniciare. È la quarta finale consecutiva, come Agassi nel 1995. Per adesso il bilancio parla di due sconfitte (nel 500 di Washington e nel 1000 di Montreal) e di una vittoria (1000 di Cincinnati). Il nuovo numero 4 del mondo proverà così a diventare il primo tennista del suo paese a vincere un Major, dopo il successo di Marat Safin agli Australian Open del 2005. Tra Nadal e Medvedev c’è un solo precedente: quello di poche settimane fa a Montreal, match vinto dallo spagnolo per 6-3 6-0. In caso di trionfo il maiorchino otterrebbe anche il titolo n. 84 in carriera e la possibilità di portarsi a circa 500 punti in classifica dal numero uno: Novak Djokovic.

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