Lo riconosco e sono felice. Ho letto e riletto diverse volte la bozza del programma del governo M5s-Pd e non ho potuto fare a meno di pensare che forse questa è la volta buona. Ho letto e riletto, stropicciandomi gli occhi dopo aver dato una generosa pulita ai miei occhiali, il punto 1 del programma.

Lo ammetto e sono felice. Trovare un così evidente riferimento a politiche di sostegno ai disabili, alla famiglie, al welfare e alla scuola è come scoprire che un’altra politica è possibile. Mai in un documento programmatico tanto rilievo si era dato a settori della nostra società così fragili e così danneggiati da politiche di saccheggio selvaggio come quelle degli ultimi 20 anni. La parola disabili compare al primo punto di un articolato testo formato da 26 paragrafi. Sembra di essere alla vigilia di un sorprendente cambiamento del panorama politico.

Forse sarà possibile, seriamente e lontani dagli slogan ad effetto, parlare e “fare” seriamente la scuola dell’inclusione dei disabili con scelte coerenti.

Forse si potrà finalmente riprendere dai cassetti la proposta di legge sui caregiver della senatrice espulsa dal M5s Laura Bignami.

Forse qualcuno si ricorderà del generoso onorevole Matteo dall’Osso, fuggito dal Movimento dopo una orribile umiliazione subita mentre cercava di far passare un emendamento che avrebbe reso più accessibili le nostre città.

Forse si potranno finalmente mandare in soffitta le slide di Matteo Renzi che narrava di una legge sull’autismo e di una sul “dopo di noi” senza scucire un quattrino che potesse rendere dignitosa la vita di milioni di disabili italiani.

Forse potrà accadere. Ora spetta ad una compagine di governo – autorevole per il prestigio e le storie individuali dei suoi componenti e sobria nello stile e nei comportamenti – dimostrare tutto questo. Forse è l’ultima occasione. I disabili, le famiglie, gli studenti e tutti quelli che fanno fatica in questo Paese così profondamente attraversato da disuguaglianze sempre maggiori ci contano. Speriamo in bene.

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