Non si è mai pentito per avere ucciso 17 persone, ritenendo di essere stato “posseduto” da una malattia negli anni in cui li ha commessi. In più non ha avviato un percorso di riabilitazione psicologica tale da far intendere di aver risolto i suoi “disturbi di personalità” che lo affliggono e secondo la psicologa che lo segue non è in grado di “gestire adeguatamente momenti di frustrazione e rabbia nel momento in cui venisse a trovarsi al di fuori dell’ambiente contenitivo del carcere“. Sono questi i motivi per cui il Tribunale di sorveglianza di Padova non ha concesso il permesso premio a Donato Bilancia, il serial killer che sta scontando i suoi 13 ergastoli e 28 anni di pena al carcere Due Palazzi e che i magistrati considerano “ancora pericoloso”. Aveva fatto richiesta del permesso che gli è stato negato a gennaio, chiedendo di uscire per andare a far visita a un bambino di otto anni con sindrome di Down, al quale devolve parte della sua pensione, e che sarebbe ospitato in una struttura di accoglienza padovana.

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