Papa Francesco ha nominato cardinale l’arcivescovo di Bologna, Matteo Maria Zuppi. E per la seconda volta ha bocciato l’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini. Bergoglio ha, infatti, annunciato a sorpresa all’Angelus, iniziato in ritardo perché il Papa era rimasto chiuso nell’ascensore per 25 minuti, che il 5 ottobre 2019 terrà un concistoro nel quale imporrà la berretta rossa a dieci nuovi cardinali elettori in un eventuale conclave, ovvero con meno di ottanta anni di età. A essi il Papa aggiungerà anche tre porporati ultraottantenni, ovvero senza diritto di voto nella Cappella Sistina. Il futuro cardinale Zuppi è l’unico italiano elettore presente nella lista del sesto concistoro di Francesco. Il suo profilo di prete di strada, cresciuto nella Comunità di Sant’Egidio, è certamente molto più in sintonia con quello di Bergoglio.

Clamorosa la bocciatura di monsignor Delpini. Anche perché finora, per quanto riguarda l’Italia, Francesco aveva sempre tralasciato le sedi tradizionalmente cardinalizie come Torino, Venezia e Palermo. L’unica eccezione il Papa l’aveva fatta con il vicario di Roma, Angelo De Donatis. Del resto, oltre a essere previsto negli statuti il ruolo di “cardinale vicario”, appare evidente che in un conclave che ha proprio il compito di eleggere il vescovo di Roma non può non essere presente colui che lo rappresenta nel governo della diocesi. Questa volta il Papa ha fatto una nuova eccezione scegliendo l’arcivescovo di Bologna. Eccezione che, invece, non ha evidentemente voluto fare per l’arcivescovo di Milano, la più grande diocesi europea.

A sfavore di monsignor Delpini pesa indubbiamente anche l’essere coinvolto nella vicenda del prete pedofilo don Mauro Galli. Il sacerdote, all’epoca dei fatti vicario parrocchiale di Rozzano, in provincia di Milano, ha abusato di un giovane di 15 anni. La Curia milanese non prese alcun provvedimento. Anzi, nell’istruttoria interna aperta dall’arcidiocesi ambrosiana è emerso il ruolo di monsignor Delpini, all’epoca vicario generale e vescovo ausiliare di Milano, che, informato dell’accaduto, si limitò a spostare il prete in un’altra parrocchia. Ma non è tutto. La Curia ambrosiana ha anche sborsato 150mila euro di risarcimento alla vittima perché ritirasse la querela contro don Galli. Delpini ha sempre ribattuto alle accuse sostenendo che si tratta di una “ricostruzione parziale e non del tutto corretta”, corredata da “giudizi arbitrari e traendo conclusioni non rispettose della verità e delle persone citate”. Una storia raccontata per la prima volta da Fq MillenniuM nel numero di aprile 2018. Di certo il Papa ha le sue riserve se per la seconda volta non ha voluto dare il cardinalato a Delpini. Tra l’altro proprio nell’anno in cui in Vaticano si è tenuto il summit sulla pedofilia.

Per quanto riguarda l’Italia, e in particolare la Curia romana, c’è un’altra assenza molto significativa: quella di monsignor Nunzio Galantino, ex segretario della Cei, attualmente presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Indicativa, invece, è la scelta dell’unico sacerdote che Bergoglio ha voluto nominare cardinale elettore: il gesuita Michael Czerny, sottosegretario della sezione migranti del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Oltre a Zuppi e padre Czerny, gli altri nuovi porporati elettori sono: Miguel Angel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso; José Tolentino Mendonça, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa; Ignatius Suharyo Hardjoatmodjo, arcivescovo di Giacarta; Juan de la Caridad García Rodríguez, arcivescovo di San Cristóbal de la Habana; Fridolin Ambongo Besungu, arcivescovo di Kinshasa; Jean-Claude Höllerich, arcivescovo di Lussemburgo; Alvaro L. Ramazzini Imeri, vescovo di Huehuetenamgo; e Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat.

I tre nuovi cardinali non elettori, invece, sono: Michael Louis Fitzgerald, arcivescovo titolare di Nepte; Sigitas Tamkevicius, arcivescovo emerito di Kaunas; e il veronese Eugenio Dal Corso, vescovo emerito di Benguela. Da rilevare anche che la scelta di monsignor Fitzgerald è una risposta eloquente al suo allontanamento dalla Curia romana, voluto da Benedetto XVI all’inizio del suo pontificato, per le sue posizioni sul dialogo interreligioso.

Twitter: @FrancescoGrana

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