Merce vietata, prodotti non sicuri e oggetti falsi: non parliamo della storica “Forcella” nel cuore di Napoli o di una vecchia via Prè a poca distanza dal porto di Genova, ma del più grande contesto commerciale elettronico. Non si tratta di una chiacchiera, ma del severo rapporto redatto dall’autorevole quotidiano economico-finanziario americano, il Wall Street Journal.

A puntare il dito contro Amazon è The Wall Street Journal che in questi giorni ha tirato una vera e propria sassata contro le vetrine virtuali della ciclopica entità dell’e-commerce. Non qualche eccezione sull’infinità di roba posta in vendita online: il report elenca migliaia di esempi che fanno storcere il naso anche a chi vuole affrontare il tema con leggerezza. Si va dai giocattoli pericolosi per i bambini ai caschi per motocicletta tutt’altro che omologati per circolare in qualsiasi angolo del mondo: in pratica il giornale statunitense ha sfornato una lista di 4.152 prodotti messi al bando dalle competenti Agenzie federali perché non sicuri e rischiosi per chi li adopera, oppure rientranti tra la merce apparentemente “griffata” etichettata o marchiata in maniera fasulla.

L’intervento di Amazon – sollecitato dal Wsj – non ha dato grandi risultati e l’impressione è che il sistema di vendite sia rapidamente evoluto senza che con la stessa velocità crescessero le dinamiche di controllo della regolarità del rapporto con la clientela. L’autorevole testata americana arriva a descrivere il crocevia digitale del commercio “come un mercato delle pulci” (testualmente sigla il suo rapido processo evolutivo della piattaforma “like a flea market”) e lamenta una supervisione limitata sugli articoli elencati da milioni di venditori di terze parti – molti dei quali anonimi, parecchi in Cina – in cui non mancano quelli che offrono informazioni scarse.

I numeri sono impressionanti. Spiccano 116 prodotti fraudolentemente indicati come “Fda-approved” (ovvero approvati dalla Food and drug administration) tra i quali spiccano anche giocattoli su cui quella Agenzia non ha alcuna competenza e persino 80 cuscini ortopedici per bambini che in precedenza – proprio a seguito di una segnalazione della Fda per il rischio di soffocamento – Amazon aveva eliminato per poi vederli riapparire con descrizioni diverse. La crescita ipertrofica di Amazon sarebbe spiegata facilmente. Dieci anni fa la merce dei venditori sulla piattaforma costituiva il 30 per cento dell’offerta e nel 2018 tale percentuale è raddoppiata e forse riscontri efficaci su due milioni e mezzo di operatori “terze parti”.

A leggere le “avvertenze” presenti nella policy di Amazon, si apprende che la holding è aperta al dialogo e alla collaborazione con Autorità e Agenzie di regolamentazione, con le organizzazioni del settore, con i diversi “brand”, con i clienti per ottenere la segnalazione di eventuali problemi di sicurezza. Amazon, alla ricezione di rapporti in tal senso, si muove rapidamente per proteggere la clientela, rimuovere i prodotti non sicuri dal proprio “store” e avviare le indagini per capire cosa e perché possa essere successo quanto viene lamentato.

Probabilmente – come cantavano Morandi, Ruggeri e Tozzi – “si può fare di più”.

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