Da una parte lo stato maggiore M5s, dall’altra la cabina di regia Pd. Sono stati i due vertici pomeridiani, al quinto giorno di trattative, a sbloccare la situazione e permettere di organizzare il secondo faccia a faccia tra Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti. A cui seguirà poi quello delle 21 con Giuseppe Conte. Lo stato maggiore del Movimento 5 stelle si è incontrato in una abitazione privata nel centro di Roma con Davide Casaleggio per riuscire a elaborare una strategia condivisa, al di là delle perplessità interne. Il Partito democratico ha invece convocato i referenti principali nella sede del Nazareno fin dal mattino. Il segnale che qualcosa si stava sbloccando è arrivato intorno alle 17.30: il Colle ha diffuso il calendario delle consultazioni che inizieranno martedì 27 agosto e ha lasciato in chiusura mercoledì 28 Pd e M5s. Poco dopo è stato annunciato il colloquio tra i leader. In mattinata era già stata convocata anche la direzione Pd per domani (alle ore 16) e presumibilmente, in quella sede, Zingaretti potrà chiedere ai suoi il via libera al patto.

Il vertice M5s e il nodo del voto su Rousseau – La riunione è iniziata intorno alle 16. Non c’era Beppe Grillo, ma erano presenti il capo politico Luigi Di Maio e il figlio del cofondatore del Movimento Davide Casaleggio. Oltre ai capigruppo Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva, c’erano anche il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra, i ministri Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, in conference call l’ex deputato Alessandro Di Battista e la senatrice Paola Taverna. E’ stato invitato anche il socio di Rousseau Massimo Bugani, che proprio pochi giorni prima della crisi si era dimesso in polemica dalla segreteria di Di Maio a Palazzo Chigi. A incontro in corso è arrivato il sottosegretario Vito Crimi. La discussione è stata molto tesa perché non tutti i big erano d’accordo sul dare il via libera all’intesa. Fin dall’inizio Di Battista e in parte Casaleggio, hanno espresso la loro contrarietà e la loro preferenza per il ritorno alle urne. Tra i nodi che preoccupano molto una parte dei 5 stelle, c’è il passaggio del voto in rete sulla piattaforma Rousseau: serve una deroga per chiedere agli iscritti di votare meno di 24 ore prima e si teme che la consultazione online sia sottovalutata o addirittura rinviata.

L’ultima volta che lo stato maggiore del Movimento si è riunito, risale a domenica 18 agosto. Proprio quel vertice è stato fondamentale per far digerire, nonostante le resistenze interne, la linea a favore dell’accordo con il Partito democratico. In quell’occasione fu Beppe Grillo a radunare i suoi nella sua abitazione a Marina di Bibbona, in Toscana. Nelle ore scorse, gli scatti in avanti più significativi del Movimento sono stati dettati sotto la guida proprio di Grillo: è lui che ha benedetto l’accordo con il Pd e sempre lui che ha fatto due endorsement pubblici per Giuseppe Conte. Non è un dettaglio di poco conto: è lui il garante del Movimento e solo la sua parola tra tutte è considerata come definitiva. Per questo fin dall’inizio, in molti non hanno dato particolare credito alla versione del forno aperto con il Carroccio: dopo il no di Grillo, sarebbe difficilissimo ritornare sui propri passi e addirittura sconfessare il comico.

La cabina di regia del Partito democratico – In contemporanea il Partito democratico ha radunato la cabina di regia al Nazareno. Presenti: il presidente Paolo Gentiloni, i vicepresidenti Anna Ascani e Debora Serracchiati, i vicesegretari Paola De Micheli e Andrea Orlando, i capigruppo al Senato Andrea Marcucci e Graziano Delrio. In quattro si sono espressi nelle ultime ore a favore di un secondo mandato da presidente del consiglio a Conte. Quindi Zingaretti ha convocato la direzione del Pd per domani alle 18. All’ordine del giorno, a quanto si apprende ci sono la “crisi di Governo” e varie ed eventuali. Nella convocazione si avvertono i membri della direzione che l’orario potrebbe essere aggiornato alla luce degli sviluppi della crisi. Cioè le consultazioni al Quirinale.

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