Non avrei mai potuto fare politica. Mi manca del tutto quella capacità che il dibattito di ieri ha mostrato evidente in tutti i suoi protagonisti. La capacità di fare a fette la realtà e di mangiarsene solo la parte conveniente. Tutti hanno detto delle verità. E tutti delle bugie macroscopiche.

Ovvio che la più grande delle bugie sia quella di Salvini impegnato nella classica gag dell’uomo sorpreso dalla moglie a letto con l’amante. Quale amante, cara? Qui non c’è nessuno. Quale crisi presidente? Io non ho aperto nessuna crisi. Segue di poco quella di Renzi e del Pd tutto e cioè che la motivazione della crisi sia il fallimento delle politiche economiche. Il perché lo spiega, contando sull’ignoranza di chi ascolta, lo stesso Renzi. La crisi è collettiva viene, per lo meno, dall’inizio delle politiche tariffarie di Trump (in realtà è sempre quella del 2008-2011,come diceva Tremonti sono solo livelli diversi dello stesso gioco in cui cambia il mostro da combattere). Se ci dovesse essere una consecutio allora prima del cattivo Conte che non ha fatto le politiche “giuste” dovrebbe andare a casa la Merkel che, ovviamente, le ha fatte e non le hanno evitato il segno meno sul Pil.

E poi c’è la bugia silenziosa di Di Maio incapace di assumersi come Salvini il coraggio delle sue azioni e che passa tutto il tempo dell’intervento di Conte con la faccina del bimbo bullizzato e che ha chiamato papà a risolvergli il problema. La bugia di Conte è quella di volerci far credere che il suo giudizio, ineccepibile, su Salvini oggi gli avrebbe impedito di continuare a collaborare con lui, se la hubris del Papeete e le incaute assicurazioni di Zingaretti non avessero indotto Salvini ad affacciarsi al metaforico balcone per scandire che era l’ora delle decisioni irrevocabili, si fa per dire.

Ognuno quindi ci ha raccontato il delitto in puro stile Rashomon. Il punto, naturalmente, e se i protagonisti sappiano di aver mentito o se credano alle loro menzogne. Perché se ieri Salvini nella esibizione sgangherata della sua sintassi istituzionale, nella retorica dell’uomo solo contro tutti e del popolo contro le istituzioni, ci ha dato prova evidente che, sì, egli è pericoloso, non tanto per la democrazia ma per il paese che gli si dovesse affidare, è altrettanto vero che la sua irrisione, vi voglio vedere sulle banche con la Boschi, sul Csm con Lotti, sul lavoro con Renzi e aggiungiamo sull’economia con Bruxelles è perfettamente fondata.

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