Critiche a Mario Draghi perché “fece il Quantitative easing nel 2012, quattro anni dopo lo scoppio della crisi, quando molte imprese italiane erano già saltate”. Anche se il qe è partito in realtà molto più tardi, nel marzo 2015. Poi nuovi attacchi ai parametri europei perché “rimanendo nell’alveo dei coefficienti di Maastricht non usciamo fuori, potremmo respirare per alcuni mesi ma non risolviamo”. Ma non solo: Paolo Savona, presidente della Consob ed ex ministro del governo Conte, nel suo intervento al Meeting di Rimini ha anche lanciato una suggestione che farà discutere. Il prossimo governo, nella manovra autunnale, dovrebbe “rivedere il patto tra chi produce e chi ha bisogno di assistenza” perché “se io oggi ti do assistenza aggiuntiva e per farlo devo ridurre gli investimenti, sto peggiorando le condizioni della crescita e del lavoro“. Il suggerimento dunque è di smettere di “dare la sanità gratis a persone che sono in grado di pagarsela: il cittadino non può essere coperto da tutti i rischi“. E su questo nuovo “contratto sociale” il futuro esecutivo dovrebbe cercare “un consenso da parte della nuova Commissione”.

“Draghi fece il qe nel 2012, quattro anni dopo la crisi”. Ma era il 2015 – Le misure varate dalla Bce “non hanno funzionato perché il debito italiano è esposto alla speculazione: gli interventi della banca centrale calmierano ma non risolvono” visto che “interviene sul debito pubblico italiano che ne ha bisogno ma poi interviene anche su quello tedesco, che non ne ha bisogno”, ha esordito l’economista. Per Savona “serve una banca centrale che ha il potere di intervenire sulla speculazione ma non nel modo in cui ha fatto Draghi” che “fece il Quantitative easing nel 2012, quattro anni dopo lo scoppio della crisi, quando molte imprese italiane erano già saltate”. In realtà il quantitative easing – programma di acquisto di titoli di Stato e obbligazioni di grandi gruppi – è partito nel marzo 2015, mentre l’intervento annunciato nel 2012 è il piano anti spread, in gergo tecnico, Outright monetary transaction, rimasto sulla carta e mai utilizzato. Draghi, in ogni caso, lo varò pochi mesi dopo l’entrata in carica, avvenuta a fine 2011.

“Se restiamo nei parametri di Maastricht non ne usciamo” -“L’Europa offre molte opportunità ma crea anche molti problemi“, ha detto poi Savona, ricordando che “l’Europa era impreparata alla crisi, e questa non è una critica”. Oggi comunque “la società italiana deve restare in Europa ma con la forza della ragione deve riuscire a cambiare, alleggerire almeno, questi difetti di costruzione nati dal fatto che nel 1992, quando hanno firmato, i Paesi non si fidavano l’uno dell’altro e volevano porre dei limiti ai comportamenti di indebitamento”. “Se noi elaboriamo un programma rimanendo nell’alveo dei coefficienti di Maastricht non usciamo fuori”, è il giudizio del presidente Consob. Dunque nella nuova legge di Bilancio “l’Italia dovrebbe fare un preambolo“, ha auspicato l’economista, “in cui si dice che l’Italia vuole rivedere il suo bilancio, vuole rivedere il patto tra chi produce e chi ha bisogno di assistenza, e deve cercare di avere un consenso da parte della nuova Commissione”. Se la futura coalizione “prende in carico questo obiettivo di lungo periodo già sarebbe credibile”.

“Dare assistenza aggiuntiva vuol dire ridurre gli investimenti” – Subito dopo “inizierei a vedere quello di quest’anno” facendo capire ai cittadini che “se io oggi ti do assistenza aggiuntiva e per farlo devo ridurre gli investimenti, io sto peggiorando le condizioni della crescita e del lavoro” perché gli investimenti pubblici sono uno dei due motori della crescita. E “un aereo con due motori, se ne spegni uno può ancora volare per un po’ ma non va da nessuna parte”. In passato l’Italia “si è dedicata a dare assistenza e si sono tagliati gli investimenti: così si è spento uno dei due motori” della nostra economia, assieme alle esportazioni. Lega e Cinquestelle, il cui tentativo di convivenza “avevo visto con simpatia”, “hanno provato a unire le due parti del Paese: quella che chiede assistenza e quella che più produce. Ma poi le due parti hanno iniziato a dividersi, il sistema si è spaccato su questi elementi”, è la sua analisi.

“Passare da contratto di governo a nuovo contratto sociale” – Dunque oggi, più che di nuovi leader, il Paese ha bisogno di “riprogrammare integralmente il bilancio dello Stato e di passare da un contratto di governo a un contratto sociale. Ma “oggi attraverso l’informatica conosciamo i rischi dei cittadini in tutti i campi, ecco bisogna decidere quanti rischi lo Stato copre. Non bisogna dare la sanità gratis a persone che sono in grado di pagarsela: il cittadino non deve essere coperto da tutti i rischi”. Per quanto riguarda la possibile reazione dell’Ue a un discorso di questo tipo, secondo Savona “l’Europa ha interesse che l’Italia rimanga in Europa e non entri in crisi”, sottolineando che “gli accordi che ci sono stati in novembre e in maggio (sui conti pubblici italiani, ndr) sono stati fatti per aiutare l’Italia, non si risolvono però i problemi” discutendo su deficit/pil del 2 o 2,4%. Savona ha sempre sostenuto che il disavanzo dei conti andava allargato di più, “ben oltre” il 2,4% deciso lo scorso autunno dal governo gialloverde che a fine anno ha poi fatto marcia indietro per evitare la procedura di infrazione.

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