“Domenica andate al mare”. Una frase sprezzante che oggi sono in pochi a ricordare, ma che fu l’inizio della fine per quello che allora era l’uomo forse più potente d’Italia. Bettino Craxi, fino a quel momento le aveva azzeccate tutte. La sua politica, di spregiudicata modernizzazione autoritaria, gli aveva aperto le porte di Palazzo Chigi: la sua comunicazione era perfetta e aveva ipnotizzato il Paese, mettendo all’angolo gli avversari. Aveva creato una sorta way of life, quella gaudente della Milano da bere (che poi si scoprirà era soprattutto da mangiare) che si chiamava craxismo. Fino a quel giorno, a quella battuta che ne segnò la fine. L’invito ad andare al mare invece di votare al referendum sulla preferenza unica, non venne accolto dagli italiani e Craxi venne sonoramente sconfitto. Da quel momento cominciò a perdere, ma soprattutto a sbagliarle tutte, fino ad arrivare al discorso in Parlamento e alle monetine dell’Hotel Raphael.

Insomma si determinò quella che potremmo chiamare “sindrome di Craxi“. Un politico che appare invincibile, che annichilisce gli avversari e che ha una comunicazione efficacissima da non apparire aggredibile. E che all’improvviso, nel giro di pochi giorni, precipita schiantandosi malamente al suolo. È accaduto a Silvio Berlusconi, quindi a Matteo Renzi, a Luigi Di Maio e adesso sembra che la “sindrome di Craxi” abbia colpito anche Matteo Salvini. L’inizio della caduta è stata dettata anche per lui da una frase che ha assunto un valore archetipico del suo progetto politico.

La richiesta di “pieni poteri” ha segnato infatti il culmine della sua arroganza politica, ma ha immediatamente trasmesso delirio di onnipotenza, evocando fantasmi che in Italia mai sono stati esorcizzati in modo definitivo. Poi l’azzardo politico di aprire una crisi di governo, convinto che tutti avrebbero ubbidito ai suoi ordini ringhiati al Parlamento (“alzate il culo e venite a lavorare a ferragosto”) e buttati sul tavolo del Presidente della Repubblica (“si vota ad ottobre”).

Ma l’errore più clamoroso è stata la sottovalutazione della disperazione dei gruppi parlamentari del M5s e la capacità di Renzi di sparigliare le carte con la più classica delle mosse del cavallo. Tutto poteva immaginare Salvini, ma non di certo che Renzi lanciasse la proposta di una maggioranza alternativa con un’alleanza tra Pd e M5s. L’uomo più odiato e insultato dai grillini e che proprio per questo, pensava Salvini, sarebbe stato il muro invalicabile per chiunque volesse anche solo ipotizzare un’alleanza tra Pd e Cinque stelle. Invece è stato proprio Renzi a dirsi pronto ad allearsi. Una mossa che, con varie declinazioni, ha aperto la strada ad una maggioranza che respinga Salvini, isolato, in un angolo.

Un isolamento che in breve è diventato plastico nelle piazze italiane dove i suoi supporter sono quasi sempre minoranza rispetto ai contestatori, i quali sono sempre più arrabbiati e sempre più numerosi. E anche lì altri errori mediatici come l’incontro blindato dentro il municipio di Catania assediato dai contestatori e poi la fuga, che nell’immaginario riporta all’Hotel Raphael. Infine la pantomima consumata sulle navi Ong, con i suoi provvedimenti bocciati dal Tar, ignorati platealmente dal ministro della Difesa e irricevibili dalla nostra Marina. A chiudere, la lettera aperta, durissima, che a Ferragosto gli ha inviato il premier Giuseppe Conte.

Il personaggio Salvini in due settimane si è trasformato, mediaticamente, da uomo invincibile a perdente. Sui social da Capitano è diventato “capitone” . Lazzi degli avversari certo, ma i suoi manipoli social non sembrano in grado di fronteggiare l’uragano. Gli hashtag di maggiore appeal sono diventati evanescenti e spesso usati per pesanti ironie, che demoliscono il personaggio ad ogni click. Il suo eloquio ne ha pesantemente risentito: affannato, inutilmente ringhioso, ha perso le note di spocchiosa sufficienza con le quali ridicolizzava gli avversari, e si è mutato in quello rancoroso e disperato di un cieco che ha perso la chiave in una notte senza luna. Una lingua che dice solo una cosa: l’uomo ha capito che il personaggio si è incrinato. E l’uomo adesso ha paura.

Può riprendersi, certo: infatti, i suoi avversari sono specializzati nella raffinata arte di autodistruggersi. Craxi non poteva disporre della colossale macchina manipolatoria della “bestia” e probabilmente neppure delle risorse finanziarie che Salvini può usare per ribaltare la situazione. Può tornare ad essere forte, vincente. I sondaggi al momento sono stabili: è ancora presto. Ma ciò che è avvenuto dice che l’uomo è molto vulnerabile, che ha paura e, soprattutto, che gli fa paura la gente. A La Spezia, la polizia ha creato una cosiddetta “area selfie” dove far accedere solo fan ipercontrollati. Lo spettro della “sindrome di Craxi” e dell’Hotel Raphael restano in agguato.

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