Papa Francesco rinnova lo Ior all’insegna della trasparenza. Nella banca vaticana, da sempre al centro di scandali di corruzione e riciclaggio di denaro sporco, arrivano i nuovi statuti voluti da Bergoglio che entrano subito in vigore “ad experimentum” per due anni. Lo scopo è quello di adeguare l’Istituto per le opere di religione “alle esigenze dei tempi, facendo ricorso, in particolare, alla collaborazione e alla responsabilità di laici cattolici competenti”.

La principale novità è l’introduzione di un revisore esterno, che può essere una persona fisica o una società, per la verifica dei bilanci secondo standard internazionali riconosciuti. Negli organi dell’Istituto per le opere di religione non ci sono più, dunque, i tre revisori interni, la cui carica era sempre rinnovabile. Il revisore esterno viene, infatti, nominato dalla Commissione cardinalizia su proposta del Consiglio di sovrintendenza e svolge il suo incarico per un periodo di tre esercizi consecutivi, rinnovabile una sola volta. Ha il compito della revisione legale dei conti: esprime “con apposita relazione il giudizio sul bilancio dell’Istituto”, “esamina tutti i libri e documenti contabili”, “riceve dall’Istituto e a questo può chiedere ogni informazione utile alla propria attività di revisione”.

Lo scopo dell’Ior resta invariato con il compito di “provvedere alla custodia e all’amministrazione dei beni mobili e immobili trasferiti o affidati all’Istituto medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati a opere di religione o di carità”. Gli organi della banca vaticana diventano quattro. La Commissione cardinalizia, composta da cinque porporati nominati dal Papa per un quinquennio confermabili una sola volta. Prima erano sempre rinnovabili. Il Consiglio di sovrintendenza, composto da sette membri (prima erano cinque), nominati per un quinquennio dalla Commissione cardinalizia, adesso confermabili una sola volta. Il Consiglio può istituire al proprio interno “appositi comitati consultivi al fine di ricevere adeguato supporto nell’assunzione di decisioni in determinate materie”. Il presidente del Consiglio di sovrintendenza, nominato dalla Commissione cardinalizia, ha la rappresentanza legale dello Ior.

Viene, inoltre, rafforzata la figura del prelato, nominato per un quinquennio dalla Commissione cardinalizia e ora confermabile una sola volta. Nel nuovo Statuto si precisa in modo dettagliato il suo compito, che è quello di promuovere “la dimensione etica” di amministratori e dipendenti perché il loro operato sia coerente con i principi cattolici e la missione dell’Istituto, mantenendo scambi costanti con tutto il personale dello Ior. Quarto organo della banca vaticana è la direzione. Il direttore generale può essere nominato a tempo determinato (per un quinquennio e confermabile una sola volta) o indeterminato: comunque, cessa la carica al compimento dei 70 anni. Prima, in casi eccezionali, poteva superare questa soglia. È stato inserito, inoltre, un paragrafo sul personale per colmare una lacuna del precedente Statuto: “Tutti i dipendenti dell’Istituto, in costanza di rapporto d’impiego, hanno l’obbligo dell’esclusività dell’impiego. Essi non possono svolgere altre attività di tipo impiegatizio e/o consulenziale, sia retribuite sia a titolo gratuito, né esercitare attività d’impresa commerciale né partecipare, a qualsiasi titolo, sia all’interno sia all’esterno dello Stato della Città del Vaticano”. Infine, “tutti i dipendenti devono attenersi al rispetto del Codice etico approvato dal Consiglio di sovrintendenza”.

Nel giugno 2019 lo Ior ha pubblicato il bilancio relativo all’anno precedente che ha registrato un utile pari a 17,5 milioni di euro (contro i 31,9 milioni nel 2017). Somma interamente devoluta al Papa. Il risultato, pur di molto inferiore all’anno precedente, precisava un comunicato dell’Istituto, è stato conseguito “nonostante la forte turbolenza dei mercati” e “la persistenza di tassi d’interesse ancora molto bassi”. Per ciò che riguarda, invece, le consistenze patrimoniali detenute dallo Ior, l’Istituto, sempre secondo il rapporto relativo al 2018, conta 14.953 clienti, così suddivisi: ordini religiosi (53%), dicasteri della Curia romana, uffici della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano e nunziature apostoliche (12%), conferenze episcopali, diocesi e parrocchie (9%); enti di diritto canonico (8%), cardinali, vescovi e clero (8%), dipendenti e pensionati vaticani (8%); altri soggetti, comprese le fondazioni di diritto canonico (2%).

Non bisogna dimenticare nemmeno i numerosi scandali che fin dalla sua nascita, avvenuta nel 1942 per volontà di Pio XII, hanno accompagnato la vita della banca vaticana. In un suo recente libro consegnato a Francesco dal titolo Il caso Marcinkus. Il banchiere di Dio e la lotta di Papa Francesco alle finanze maledette (Chiarelettere), il vaticanista di Mediaset Fabio Marchese Ragona ripercorreva i numerosi episodi di riciclaggio di denaro sporco all’interno dello Ior. Vicende, ricostruite non a caso grazie a documenti inediti ritrovati nell’archivio di Giulio Andreotti, che hanno interessato epoche politiche abbastanza diverse tra loro e che, come veniva dimostrato nel libro, continuano ancora oggi nonostante l’opera di pulizia voluta da Bergoglio. Non a caso, proprio nel volume di Marchese Ragona, veniva spiegato come il lavoro fortemente voluto dal Papa, subito dopo la sua elezione al pontificato, era stato inspiegabilmente e improvvisamente bloccato senza l’approvazione dei nuovi Statuti. Statuti che, invece, dopo oltre sei anni di governo di Francesco, hanno finalmente visto la luce all’insegna di quella politica di trasparenza tesa a evitare che allo Ior corruzione e riciclaggio possano avvenire ancora in futuro.

Twitter: @FrancescoGrana

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