È morta una migrante in un incendio scoppiato in un capannone in provincia di Matera. Lo stabile è l’ex complesso industriale “La Felandina”, situato a Metaponto di Bernalda, che ospita stabilmente diversi immigrati che lavorano come braccianti nei campi della zona. Si tratta di una struttura in cui uomini e donne vivono da anni in condizioni precarie e nel quale le fiamme hanno iniziato a divampare la mattina del 7 agosto per cause ancora da accertare, ma non si tratta di rogo doloso. Una prima ipotesi è che l’incendio sia scaturito dall’esplosione di una delle bombole di gas presenti nel capannone. Il sindaco di Bernalda è intervenuto dicendo che da tre mesi è pronta un’ordinanza per lo sgombero dello stabile, per il cui stato l’amministrazione locale ha chiesto aiuto anche al governo.

La vittima è una giovane nigeriana di 28 anni il cui corpo non è ancora stato recuperato perché si trova in una posizione rischiosa a causa delle presenza di bombole di gas. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori la donna era arrivata in Italia nel 2015, quando presentò domanda per il permesso di soggiorno alla questura di Padova che però la respinse. In seguito la 28enne, che aveva due figli, aveva fatto ricorso ed era in attesa del responso.

I media locali riportano che le condizioni della struttura erano talmente malandate da far pensare che fosse “solo questione di tempo” prima che avvenisse qualche incidente, mentre molti commentano l’accaduto riferendosi a “La Felandina” chiamandola “il ghetto”. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco, che hanno spento le fiamme nell’arco di 4 ore, mentre per ricostruire la dinamica dell’incidente sono state avviate delle indagini. Nel mentre i migranti sono stati radunati all’esterno della struttura in attesa di recuperare le proprie cose.

Il sindaco di Bernalda, Domenico Tataranno, ha commentato così la morte della donna: “Prima di tutto viene il dolore che è priorità in una situazione complessa come questa, legata a un problema mondiale come quello dei migranti, che è gestito in primis dagli amministratori locali con pochi mezzi e tanti problemi da affrontare”. “Abbiamo da tre mesi un’ordinanza di sgombero degli immobili, occupati da circa 500 persone – ha aggiunto il primo cittadino – ma i tempi della burocrazia sono quelli che sono”. A lui si unisce anche il presidente della regione Basilicata, Vito Bardi, che attraverso il suo ufficio stampa comunica: “Come comunità di Basilicata facciamo nostro questo dolore, la Regione sarà in queste ore al fianco del Comune di Bernalda per offrire supporto nella gestione dell’emergenza”. “Darò specifiche indicazioni – ha aggiunto il presidente regionale – perché si faccia in Regione prima possibile il punto della situazione per il coordinamento delle azioni”.

Il caso è diventato oggetto di un’interrogazione dell’onorevole e segretario nazionale di Articolo uno, Roberto Speranza, ai ministri del Lavoro, delle Politiche agricole e delle Infrastrutture: “Cosa intende fare il Governo per individuare una congrua e strutturale sistemazione per i braccianti impegnati nelle terre del Metapontino?”. “L’incendio – ha aggiunto speranza – ripropone in maniera drammatica l’urgenza di individuare una soluzione appropriata e dignitosa per dare ospitalità alle centinaia di migranti che lavorano nei campi della zona e che vivono in capannoni inadeguati come quello andato a fuoco in condizioni disumane e a rischio emergenza sanitaria”.

Anche i sindacati sono intervenuti commentando la vicenda. “È inaccettabile – scrive in una nota del suo segretario regionale, Angelo Summa la Cgil Basilicata – che per la risoluzione di una questione aperta sul tema della sicurezza dei braccianti stranieri sul territorio lucano, si debba attendere il verificarsi dell’ennesima tragedia con la perdita di una vita umana”. Dello sesso tenore è stato il commento del segretario generale della Fai Cisl Basilicata, Vincenzo Cavallo:“L’incendio di oggi ripropone in maniera drammatica l’urgenza di individuare una soluzione appropriata e dignitosa”. Anche la nota congiunta dei segretari generali regionali della Uil, Carmine Vaccaro, e della Uila, Gerardo Nardiello è un appello contro “l’illecito business dello sfruttamento e riduzione in schiavitù dell’essere umano”. “Troppo facile parlare di tragedia che si poteva e doveva evitare – aggiungono – Noi ci siamo e la nostra parte la continuiamo a fare accanto ai lavoratori italiani ed extracomunitari, non soltanto facendo emergere situazioni di illegalità ma promuovendo azioni congiunte con chi è dalla nostra parte, chi non lo è resta complice”.

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