L’As Roma e la sua partner Eurnova devono assicurare “il potenziamento infrastrutturale della Roma-Lido e della Fl1” e “l’acquisto di nuovi treni” attraverso quanto “previsto dalla convenzione”. Ma in assenza dell’attuazione di queste due prescrizioni, il Comune di Roma dovrà provvedere con “un’adeguata rete di tpl su gomma“. Tradotto: è sufficiente che i proponenti stacchino gli assegni e costruiscano lo stadio, poi il resto sarà un problema del Campidoglio. Si potrà comunque giocare. A primo acchito l’assist della Regione Lazio è di quelli che fa sognare i tifosi giallorossi. Anche se poi, per vedere i gol dei beniamini lupacchiotti, bisognerà arrivarci allo stadio. Il direttore del Dipartimento regionale Urbanistica, Manuela Manetti, già a capo della cabina di regia che diede il via libera all’impianto del club calcistico capitolino, ha infatti firmato un parere di 7 pagine nel quale chiarisce il nodo della “contestualità” contenuto all’interno dell’accordo fra il Comune e i proponenti e sembra assecondare la lettura della società giallorossa.

Il principio, introdotto nella prima delibera fatta approvare dall’ex sindaco Ignazio Marino e dal suo assessore Giovanni Caudo, mirava a far sì che il fischio d’inizio della partita inaugurale potesse celebrarsi solo quando tutte le opere a supporto dello stadio fossero realizzati e funzionanti. Ma con la “diminutio” di cubature e obbligazioni dei privati voluta dalla sindaca Virginia Raggi a fine 2016 – con i consigli dell’allora consulente Luca Lanzalone, poi arrestato insieme al patron di Eurnova, Luca Parnasi, nell’ambito di una maxi-inchiesta aperta dalla Procura di Roma – ha cambiato le carte in tavola. In sostanza, secondo il parere fornito dagli uffici regionali, è sufficiente che l’As Roma ottemperi ai propri obblighi. Nel caso della ferrovia Roma-Lido, il rifacimento della stazione Tor di Valle e l’acquisto di 18 treni attraverso un assegno da 45 milioni.

“In assenza – si legge nel documento della Regione – risulterà necessario un impegno da parte di Roma Capitale nella predisposizione di un progetto con un’adeguata rete di tpl su gomma ed un conseguente programma di esercizio, prevedendo per questo l’istituzione di corsie preferenziali (di tipo dinamico) riservate ai soli autobus di linea di Atac e ai mezzi di emergenza in grado di assorbire una quota consistente di domanda di trasporto (15-20%) che possa poi essere gradualmente diminuita una volta completati i necessari interventi di potenziamento della ferrovia Roma-Lido e sulla Fl1“. E ancora: “È di tutta evidenza che la progettazione dello Stadio della Roma sia intervenuta avendo a riferimento l’infrastruttura ferroviaria nello stato in cui essa era conosciuta al momento della consegna del progetto stadio”, pertanto “gli interventi finalizzata a conseguire l’obiettivo della massima accessibilità dell’area tramite il trasporto pubblico su ferro (…) non possono scaturire da interventi sull’intera infrastruttura successivamente programmati e finanziati”. Gli stessi “pertanto non possono e non devono interessare in questa sede“.

Il tema dei trasporti è al centro del dibattito sul futuro impianto giallorosso. Il Politecnico di Torino, cui la sindaca Virginia Raggi si rivolse per un parere all’indomani dei primi arresti operati dalla Procura di Roma, descrisse come “catastrofico” il quadro della viabilità previsto dal progetto e il Campidoglio provò a mitigarne la relazione allegando le opere del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile – decennale – approvato dall’Assemblea capitolina nei giorni scorsi. Negli ultimi mesi, nella maggioranza del M5s a Roma qualcosa è cambiato e l’opposizione allo stadio ha iniziato a prevalere su coloro che in realtà vogliono la prosecuzione dell’opera. Questo ha portato la stessa sindaca Raggi a tentennare e a ingaggiare alcune dispute burocratiche con i proponenti, fra cui proprio la questione della “contestualità”. Sparito dai radar anche lo slogan “uno stadio fatto bene” che aveva occupato la comunicazione pentastellata fino ai primi mesi del 2019.

Fra l’altro, la palla ora è tornata proprio all’Assemblea capitolina, che dovrebbe votare la convenzione urbanistica tesa dare il definitivo via libera all’opera. Ma la spaccatura in maggioranza sul tema ha spinto il M5s ha spostare la votazione a dopo l’estate. Cosa accadrà in Aula è difficile dirlo. Eurnova a inizio anno ha firmato un accordo con James Pallotta che prevede il versamento da parte del patron giallorosso di circa 100 milioni di euro per l’acquisto dei terreni dove sorgerà lo stadio, pagamento condizionato all’approvazione della convenzione. Nei giorni scorsi, proprio la società di proprietà della famiglia Parnasi ha cambiato nuovamente il consiglio d’amministrazione, con l’intenzione di nominare Flavia Parnasi, sorella di Luca, mentre il dg della Roma, Mauro Baldissoni, ha incontrato già 4 volte il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, deciso a portare l’impianto giallorosso nel comune aeroportuale, nell’area del Parco Leonardo costruito dal gruppo Caltagirone.

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