“Lo scenario (del traffico, ndr) in presenza di evento sportivo restituisce un quadro catastrofico”. Nonostante un “intervallo orario considerato eccessivamente favorevole” e “un utilizzo del mezzo pubblico pari al 50%”. E’ stato sempre quello il grande problema del “nuovo” progetto dello Stadio dell’As Roma, concordato a febbraio 2017 fra Virginia Raggi e il patron giallorosso James Pallotta: la viabilità.

Lo aveva detto il Ministero dei Trasporti nel suo parere negativo consegnato alla conferenza dei servizi in Regione Lazio, lo avevano ammesso perfino gli uomini di Luca Parnasi, che nelle intercettazioni raccolte dalla Procura di Roma si dicevano fra loro che “senza il ponte sarà il caos”, sebbene invitati a perorare il contrario di fronte ai possibili dubbi dei tecnici capitolini. Oggi, lo certifica nero su bianco, in un durissimo documento di 34 pagine, il Politecnico di Torino, l’ente terzo chiamato in causa direttamente dall’amministrazione capitolina con l’intento di verificare il grande punto interrogativo di un iter tecnico apparentemente non drogato dagli episodi corruttivi ipotizzati dai pm Paolo Ielo e Barbara Zuin e, possibilmente, sciogliere i dubbi sulla bontà dell’opera che assillavano una fetta del gruppo M5S in Campidoglio dopo l’esplosione dello scandalo.

LA STRONCATURA DELL’ATENEO – Il parere del Politecnico di Torino va ricordato, non è vincolante. Come non lo era quello del Ministero dei Trasporti. Ma il tema esiste, ed è nato all’indomani della revisione del progetto iniziale formulato dall’ex Ignazio Marino e dal suo assessore Giovanni Caudo. Lo stralcio delle due torri di Libeskind voluto dall’amministrazione M5S, infatti, ha portato anche all’eliminazione del prolungamento della Linea B da Piramide a Tor di Valle (tratto oggi servito solo dalla ferrovia Roma-Lido), del raddoppio della via del Mare e, soprattutto, dallo stralcio del cosiddetto Ponte di Traiano, il cavalcavia che dal tratto urbano della Roma-Fiumicino avrebbe dovuto portare direttamente nell’area stadio, “sostituito” dal Ponte dei Congressi “entro il 2022”. “Emerge in ogni caso – si legge nella relazione – un quadro oltremodo preoccupante, che vede negli scenari futuri un blocco pressoché totale della rete principale di connessione con la location stadio, a parità o circa di livelli di mobilità motorizzata attuale”. E ancora: “Sia a nord sia a sud si registrano flussi veicolari tali da mandare in sovra saturazione le tratte funzionali di raccordo, così come presumibilmente i nodi: basti pensare all’importante snodo presente tra A91-Colombo-Laurentina- Marconi”.

A TOR DI VALLE NON SOLO LO STADIO – In ogni simulazione “il Gra appare sempre in condizioni di blocco totale o pressoché tale, superando le condizioni prossime alla saturazione, ed è evidente come un sistema in tali condizioni non possa essere in grado di smaltire il carico veicolare atteso, ancor più in considerazione che i traffici indotti sono stati spesso considerati con ipotesi favorevoli”. Secondo le conclusioni stilate dal prof. Bruno Dalla Chiara “è evidente come già la situazione che emerge dalle simulazioni appaia essere critica sulla rete esterna ed è oltremodo evidente come sia sufficiente che un singolo anello della catena venga meno per generare un ulteriore aggravio di questa situazione già compromessa”.

Può dunque la rete “reggere i flussi aggiuntivi nel caso in cui la Roma-Lido non fosse debitamente e preliminarmente potenziata (anche per iniziare gradualmente a fidelizzare l’utenza), dovendo quindi sostenere un ulteriore 30% degli indotti la mattina o 50% in caso di evento sportivo la sera?”, si domandano i tecnici. Il tutto considerando che, oltre allo stadio (80 mc di impianti sportivi), nell’intera area di Tor di Valle verrebbero realizzati 160 mc di apparato commerciale, 80 mc di apparato ricettivo e 60 mc di “servizi” vari, impegnando dunque il traffico per tutta la settimana, con le partite che rappresenterebbero solo un “aggravio”.

IL PROBLEMA POLITICO E IL GRIMALDELLO TRASPORTI – La relazione dell’Ateneo torinese potrebbe creare dei problemi a livello politico. Sin dall’inizio, un gruppetto di 5-6 consiglieri pentastellati si è sempre detto scettico sul progetto di Tor di Valle – stroncato durante la campagna elettorale del 2016 – anche nella nuova versione raggiana. Ma la conclusione delle indagini preliminari senza ulteriori indagati (e sviluppi), la “deparnasizzazione” del proponente Eurnova con l’arrivo di un consiglio d’amministrazione di indubbia competenza e moralità, l’ok arrivato dalla due diligence ottemperata dai legali capitolini e, perché no, l’assoluzione della sindaca Virginia Raggi nel processo per falso, hanno permesso al Campidoglio di far ripartire in maniera spedita l’iter già in corso, con gli uffici che stanno lavorando alle controdeduzioni in risposta ai pareri negativi forniti da associazioni e comitati. Certo, ora alla luce del parere richiesto dalla stessa Raggi, bisognerà convincere la maggioranza che la bontà del progetto. Le frasi della relazione da utilizzare, a questo proposito, sarebbero quelle contenute a pagina 30, nel capitolo “offerta ferroviaria”: “La capacita’ di trasporto su ferro cosi’ offerta e’ pari a 29.250 sui 75 minuti, superiore quindi al valore richiesto”, dunque “il servizio prospettato risulta teoricamente tecnicamente fattibile fatta salva un’adeguata impostazione infrastrutturale della nuova fermata di Tor di Valle”

L’ACCORDO PALLOTTA-EURNOVA Nel frattempo, fonti ben informate spiegano a IlFattoQuotidiano.it che questa settimana James Pallotta e il nuovo cda di Eurnova guidato dall’ad Giovanni Naccarato hanno firmato un pre-accordo per l’acquisto, da parte del veicolo del patron giallorosso (probabilmente Stadio TdV Spa) dei terreni della società fondata dai Parnasi, per una cifra compresa fra i 95 e i 105 milioni – l’importo esatto dipenderà dalle specifiche dei pagamenti – e che si e’ passati alla scrittura del contratto. L’accordo, è ben specificato nel contratto, sarà valido solo dopo la conclusione dell’iter amministrativo, quindi solo una volta approvate in Assemblea Capitolina la variante urbanistica e la convenzione, delibera che gli uffici capitolini vorrebbero portare in Aula fra marzo e maggio 2019 – sempre che si riesca a trovare la quadra politica – Un ritrovato ottimismo che avrebbe spinto l’entourage del presidente giallorosso a prendere contatti informali con alcune delle aziende candidate a costruire l’impianto, su tutte Gruppo Gavio, Salini Impregilo e Pizzarotti.