Le tecniche usate erano le stesse già viste in passato: dipendenti che registravano il proprio badge in entrata senza presentarsi sul luogo di lavoro o che timbravano per colleghi assenti. Ma c’era anche chi a strisciare la propria tessera mandava il figlio di 12 anni, rimanendosene a casa. Sono state le telecamere installate dagli investigatori a smascherare 62 furbetti del cartellino all’ospedale Cardarelli di Napoli, tutti raggiunti da avvisi di garanzia, mentre a Monopoli, all’ospedale civile San Giacomo13 persone sono state raggiunte da ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari su un totale di 46 indagati, 20 dei quali raggiunti da obbligo di dimora, per l’assenteismo diffuso nell’ospedale del barese. “Questi signori non hanno capito che la musica è cambiata – ha commentato il ministro della Salute, Giulia Grillo – Non solo andremo a scovare ogni episodio del genere, io chiedo per questi farabutti il licenziamento immediato“.

Napoli, 62 indagati al Cardarelli. Anche un bambino veniva mandato a timbrare
L’indagine dei Carabinieri del commissariato di Arenella e coordinata dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Napoli, iniziata nel 2015, è durata tre anni e si è conclusa nella mattinata di giovedì, quando gli agenti hanno notificato 62 avvisi di conclusione di indagini nei confronti di personale medico, paramedico ed amministrativo dell’azienda. L’accusa che viene loro contestata è quella di concorso in truffa aggravata. Gli agenti hanno accertato, grazie anche all’uso di telecamere nascoste, il coinvolgimento di medici, impiegati, centralinisti, di un sindacalista e un consigliere comunale che, dopo aver timbrato il badge per sé e per altri colleghi, lasciavano il proprio posto di lavoro.

I due medici coinvolti lavoravano nel reparto di pneumologia e di oncologia. In quest’ultimo reparto, mediamente, mancavano 8-9 dipendenti al giorno. Una situazione, hanno sottolineato gli investigatori, che ha costretto la sezione a lavorare sempre in carenza di personale. L’inchiesta prende spunto da un’altra attività investigativa, che risale a qualche anno fa, incentrata sulla turnazione autonoma dei lavoratori del centralino del Cardarelli. Proprio il centralino risulta essere il reparto lasciato più sguarnito dai dipendenti dell’ospedale.

Quando gli investigatori hanno visionato le immagini delle telecamere nascoste, si sono anche accorti che una dipendente usava il proprio figlio di 12-13 anni per timbrare il proprio cartellino, rimanendosene così a casa.

I 62 dipendenti rischiano adesso il licenziamento immediato, con l’ospedale che ha annunciato che si costituirà parte civile nel processo: “Se ci sono dei comportamenti scorretti è bene che vengano individuati e sanzionati, perché la leggerezza o la mancanza di senso civico di pochi finiscono poi per penalizzare il buon nome e tutta la squadra del Cardarelli, fatta di grandi professionisti e lavoratori instancabili”, ha dichiarato Anna Iervolino, commissario straordinario dell’ospedale.

Iervolino ha anche voluto ringraziare la magistratura “che è sempre, come in questo caso, pronta a raccogliere le segnalazioni che arrivano da questa direzione generale per poi portare luce nelle zone grigie. Il nostro compito, come amministratori di questa azienda, è anche quello di vigilare con rigore sul rispetto delle regole e sulla trasparenza di tutto ciò che accade. È quanto ci chiede la nostra coscienza e la nostra professionalità”.

Iervolino ricorda che a partire dal 2017 “il management aziendale ha intrapreso il percorso amministrativo e tecnico per il passaggio ai marcatempo con il rilevamento delle impronte digitali. Una misura che è stata accolta di buon grado dalla stragrande maggioranza dei nostri dipendenti proprio perché consente di eliminare qualsiasi ombra di dubbio sul rigoroso rispetto degli orari di lavoro, distinguendo chi ci mette l’anima da quanti credono di fare i furbetti”.

Monopoli, 46 indagati: un’infermiera faceva timbrare un parcheggiatore abusivo
Sono invece 46 gli indagati nell’inchiesta sull’assenteismo diffuso all’ospedale San Giacomo di Monopoli, in provincia di Bari, 13 dei quali raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare, mentre per altri 20 è stato disposto l’obbligo di dimora. Con le loro assenze i dipendenti dell’ospedale pugliese hanno messo insieme, nel solo periodo che va da ottobre 2018 a gennaio 2019, un totale di 660 ore di servizio sottratte alla struttura, con un danno economico per la Asl di Bari di circa 25mila euro.

Tra gli indagati figurano anche due primari e alcuni aiuto primari che si allontanavano dal posto di lavoro senza timbrare il cartellino al momento dell’uscita, oppure non si presentavano e lo facevano timbrare ai colleghi. Un comportamento che è costato a loro e ai loro colleghi l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato commessa in violazione dei doveri inerenti un servizio pubblico, false attestazioni e certificazioni sulla propria presenza in servizio commesse da dipendente della pubblica amministrazione, falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e peculato.

C’era anche chi, come un’infermiera, si serviva di un parcheggiatore abusivo che stanziava regolarmente intorno alla struttura per timbrare il proprio badge, come hanno poi potuto appurare gli investigatori. I 13 medici, infermieri, tecnici, amministrativi e ausiliari ai domiciliari si allontanavano dal posto di lavoro per svolgere commissioni, ma anche per andare al mare o a fare shopping. Tre autisti di ambulanza sono accusati anche di un uso dei mezzi di soccorso per “fini diversi da quelli istituzionali”.

A questo danno si aggiunge il fatto che alcune operazioni chirurgiche programmate per la giornata di giovedì, quando è scattata l’operazione delle forze dell’ordine, sono state rinviate, come ha comunicato il direttore generale della Asl di Bari, Antonio Sanguedolce, che però assicura che saranno garantiti gli interventi urgenti. “La direzione generale ha offerto, e continuerà ad offrire – assicura Sanguedolce – massima collaborazione alle Autorità Giudiziarie competenti, e assicura, come già fatto per i casi di Molfetta, la massima celerità nell’apertura dei procedimenti disciplinari“.

Tra gli assenteisti di Monopoli sono stati messi ai domiciliari Angelamaria Todisco (servizio immunotrasfusionale), Gianluigi Di Giulio (radiodiagnostica), Rinaldo Dibello (gastroenterologia), Egidio Dalena (otorinolaringoiatria), Girolamo Moretti (radiodiagnostica), Vincenzo Lopriore (cardiologia), Sabino Santamato (ginecologia) e Leonardo Renna (ginecologia). Ai domiciliari anche l’operatore tecnico della direzione sanitaria Antonio Bosio, l’assistente amministrativo Anna Pellegrini, il collaboratore amministrativo-professionale Giancarlo Sardano e l’infermiera del reparto di ginecologia Giuseppa Meuli. C’è poi un altro dirigente medico destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari che è attualmente all’estero. Altre venti persone, tra le quali dieci medici (uno in servizio all’ospedale San Paolo di Bari), cinque infermieri, un operatore tecnico, tre autisti di ambulanza e un parcheggiatore abusivo, sono state sottoposte alla misura dell’obbligo di dimora.

Grillo: “Licenziamento immediato”. Bongiorno: “C’è chi ancora si oppone a impronte digitali”
La prima a commentare le due vicende di Napoli e Monopoli è stata la ministra Giulia Grillo che ha promesso tolleranza zero e chiesto per tutti coloro che saranno ritenuti colpevoli il “licenziamento immediato”: “Nessuna tolleranza coi farabutti del cartellino che prendono in giro lo Stato, rubano lo stipendio e vengono meno ai loro doveri verso chi sta male. Fuori i disonesti dalla sanità”, ha scritto su Facebook.

Anche la sua collega all’esecutivo, il ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, ha commentato su Twitter invocando l’uso del riconoscimento tramite impronta digitale: “Oltre 60 avvisi di garanzia al Cardarelli di Napoli; 13 arresti e 46 indagati al San Giacomo di Monopoli (Bari). Ipotesi: truffa aggravata e falso. Seguiranno lunghi processi penali. C’è ancora qualcuno che vuole opporsi all’introduzione delle impronte digitali?”, ha scritto.

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, è intervenuto per assicurare che ci sarà il massimo supporto da parte delle autorità ad agevolare le indagini, ma anche per difendere la posizione dei dipendenti onesti. “Per quanto doloroso possa essere – ha dichiarato Emiliano – l’accertamento della verità e l’assunzione di responsabilità da parte di tutti, a cominciare da chi è dipendente pubblico e si occupa della cura delle altre persone, è un passo necessario e fondamentale per migliorare le cose. E tengo anche a dire che chi si comporta male danneggia anche i tantissimi lavoratori diligenti e onesti, che sono la stragrande maggioranza, che ogni giorno sono al servizio della comunità“.

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