Nei periodi elettorali, due tematiche tornano sistematicamente d’attualità: la democrazia e la competenza. Non c’è infatti dibattito, articolo o servizio in cui nell’evocare un momento difficile giornalisti e “intellettuali” non tirino in ballo la qualità degli elettori da un lato, e le capacità dei loro rappresentanti dall’altro.

1. Circa il primo tema è difficile non notare come politici e giornalisti ricorrano a questa argomentazione, sempre a corrente alternata, nel tentativo di legittimare una vittoria o giustificare una sconfitta. Questa visione secondo la quale la democrazia è il trionfo del giusto quando vince chi ci piace, e il dilagare della menzogna quando si afferma la parte avversa, è un atteggiamento fisiologico (sin dai tempi di Pericle) i cui risvolti Luciano Canfora ha spiegato da par suo. Fin qui dunque, nulla di nuovo.

2. Al giorno d’oggi, però, assistiamo a un pericoloso slittamento in cui se il vincitore continua a proclamare il trionfo del giusto, chi perde ha piuttosto la tendenza a sostenere che chi vota non è più in grado di farlo. E infatti, capita sempre più spesso di sentir parlare di patenti di voto, voti di serie A e B, suffragi parziali, ecc. Discorsi che avrebbero anche un loro fondamento, se solo non fossero affrontati in modo fazioso e poco responsabile.

3. Giornalisti e opinionisti continuano a lanciarsi in previsioni e analisi politiche in cui sentenziano (ad esempio) che con la vittoria di A il paese è uscito dal Medioevo, mentre con B è sprofondato nell’abisso. Un metodo che, al netto delle smentite, ha almeno due punti deboli. Il primo è che nelle democrazie occidentali l’elettorato tende generalmente a spaccarsi a metà, consegnando di fatto la decisione finale nelle mani di una manciata di indecisi. Dare quindi un giudizio sullo stato di salute di una democrazia basandosi sull’esito dell’ultima consultazione di turno mi pare poco serio. Il secondo è rappresentato dal fatto che (sempre nei paesi occidentali) esiste un’alternanza al potere abbastanza regolare e dunque non è accettabile sostenere che elettori ritenuti colti e informati quando votavano A, siano precipitati nell’ignoranza votando per B. Sarebbe forse più onesto ammettere che la gente delusa non può far altro che cambiar voto o astenersi.

Questi atteggiamenti, oltre ad essere improduttivi, sono soprattutto molto pericolosi, perché finiscono col banalizzare un problema serissimo, ovvero quello della competenza (nostro secondo tema). Al fondo di questo dibattito sulla democrazia e la qualità del voto, alberga infatti una questione che solo in pochi hanno avuto il coraggio di denunciare seriamente ponendo un interrogativo radicale: siamo ancora in grado, noi tutti, di decidere oggi con competenza?

1. Se facessimo questa domanda ai filosofi della Scuola di Francoforte (e discepoli) la risposta sarebbe probabilmente negativa, in quanto i problemi che l’età della tecnica ci sottopone quotidianamente esulano ormai dalla nostra competenza. Basti pensare a questioni come l’energia nucleare, i cibi OGM, la clonazione, le staminali, le nanotecnologie. Per quanto si possa essere responsabilmente dediti alla lettura di libri e riviste dedicate ai grandi temi della contemporaneità, non essendo noi dei fisici, dei biologi, dei neuroscienziati, ecc, la verità è che non siamo più in grado di entrare nel merito di simili questioni. E questo ahimè, non solo per incompetenza specifica, ma anche perché tali problematiche non fanno più appello a quelle conoscenze intuitive che, come esseri umani, ci hanno guidati per secoli.

2. Ma anche ammesso che fossimo in grado di padroneggiare le questioni di cui sopra, ci troveremmo comunque nell’impossibilità di prefigurarcene gli effetti e le ricadute a lungo termine. Chi faceva ricerca sull’atomo non poteva immaginare che quella scoperta avrebbe dato luogo alla bomba atomica. Internet fu inventato a scopo militare, figuriamoci se chi lo ha creato avrebbe mai potuto prefigurarsi l’uso che ne facciamo oggi. Una dinamica che, non a caso, ha fortemente ispirato sia grandi romanzi di fantascienza che film in cui una nuova scoperta dà spesso luogo ad esiti imprevisti, sollevando interrogativi inquietanti. È giusto clonare? È giusta l’ibernazione? È giusto avere le macchine che lavorano al posto degli uomini? L’unica cosa che sappiamo forse a riguardo, è che l’uomo tende a usare tutto il potere che ha a disposizione, senza rinunciare facilmente al potere dell’anello

3. Questa sostanziale indecifrabilità di un mondo in cui saremo costretti a ripensare il rapporto col tempo, lo spazio, la tecnologia, le macchine, la vita biologica, ecc, non riguarda peraltro solo noi comuni mortali, ma anche i super specialisti che, essendo funzionari di un limitatissimo apparato tecnico, non hanno alcuna idea del quadro generale in cui si trovano ad operare. Sono gli spezialisierte idioten, termine coniato non a caso in Germania proprio per riferirsi a quei tecnici senza alcuna formazione umanistica. E pensare che il grande economista Federico Caffè esigeva che i propri studenti avessero letto Thomas Mann.

4. In questo labirinto che è oggi il mondo, sempre più persone tendono a consegnarsi nelle mani di sedicenti pifferai che offrano loro soluzioni rassicuranti al cospetto di problemi complessi. Dispiace dirlo, ma in questo senso i media stanno svolgendo una funzione pessima, continuando a svilire e banalizzare temi cruciali come la democrazia, la competenza, l’immigrazione, dando per giunta al pubblico la pericolosa illusione di occuparcene seriamente.

Umberto Galimberti, che a queste tematiche ha dedicato libri di rara chiarezza, è partito da un’analisi dei livelli a cui la democrazia è oggi radicalmente minacciata, al punto da ritenerla oggi impraticabile:

1. Se i grandi potentati economici, non democraticamente eletti, sono oggi più forti degli stati, già a questo livello la democrazia è assente. Un aspetto che tocchiamo con mano ogni qual volta la politica, per decidere, guarda all’economia, ai mercati, alle agenzie o ad altre entità ultramondane. Ma anche ammettendo che ci fosse dato votare per eleggere questi organismi trans-nazionali, come e dove acquisire la competenza per farlo cum grano salis? Insomma, anche ammettendo che si potesse votare per questi organi, avremmo salvato solo la forma.

2. Come ricorda Wilhelm Reich, quando le cose volgono al peggio tutti desiderano il fascismo e l’uomo forte al comando. Crisi economiche, immigrazione, povertà, mancanza di occupazione ci spingono sistematicamente ad affidarci a colui che ci offre la menzogna della facilità della soluzione, dunque della tranquillità e della sicurezza, generalmente in cambio di una buona dose della nostra libertà.

3. Quindi, tutti coloro che hanno realmente a cuore la salvezza della democrazia (intellettuali, filosofi, scrittori, artisti) invece di giocare a fare i moderni proponendo la cancellazione della storia, della filosofia e del latino dalle scuole, dovrebbero battersi piuttosto per l’instaurazione, in ogni ordine di studi, di un nuovo enciclopedismo di base. Una formazione che ridiscuta i mattoni elementari sui quali si immagina di costruire la conoscenza alla luce delle attuali conquiste della genetica, della biologia, dell’antropologia storica, ecc. Forse sarà impossibile, ma a mio avviso è l’unica soluzione.

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