Il Movimento 5 Stelle scioglie le riserve: voterà Ursula von der Leyen, candidata alla presidenza della Commissione europea, perché “ha fatto suoi i punti principali del nostro programma“, in particolare il salario minimo. Come loro anche il Pd, indeciso nei giorni scorsi, ha assicurato che voterà la ministra tedesca e così farà, come annunciato fin dall’inizio, anche Forza Italia. Ma a fare dietrofront sul successore di Juncker tra i partiti italiani è la Lega: il capogruppo dei sovranisti di Identità e democrazia Marco Zanni, che in un’intervista a La Stampa aveva dichiarato di avere raggiunto un accordo sul sì in cambio di un commissario leghista con un pesante portafoglio economico, ci ha ripensato dopo il discorso di presentazione di von der Leyen in aula. “Non crediamo che lei possa rappresentare il cambiamento che è necessario. Non crediamo che avrà vita facile nel mantenere in piedi una maggioranza che fa acqua da tutte le parti e che sembra un colabrodo”, ha detto. Parole accolte con sollievo dalla diretta interessata, che considera il mancato voto dei sovranisti “un premio per tutto quello che ho fatto”. Lo stesso discorso di presentazione dell’agenda che, al contrario, è stato apprezzato da Giuseppe Conte: “I temi economici, sociali, ambientali evocati così come la lotta ai traffici illeciti – ha scritto su Twitter – lasciano sperare in una Europa finalmente più capace di avere cura del suo futuro e dei bisogni dei cittadini”.

Salvini, però, che parla di “strano asse Pd, Fi, 5 stelle”, reputa “interessanti” i punti toccati in plenaria a Strasburgo “sulla lotta all’immigrazione clandestina, sul cambiamento delle regole che vedevano l’Italia come il centro di accoglienza europeo sono interessanti. Vedremo se confermerà questa volontà di contrastare scafisti e trafficanti, altrimenti se la votano loro”. Ma da qui al voto, atteso fra qualche ora, le conferme di cui parla sono ovviamente impossibili. “Unici apertamente contrari” a von der Leyen gli eurodeputati Fratelli d’Italia che sottolineano il “progressivo spostamento a sinistra del suo programma politico”.

Il nodo sul voto è sciolto anche sul fronte dei socialisti, dove nei giorni scorsi persisteva la diffidenza all’interno di varie delegazioni. “A seguito di una decisione nella nostra riunione del gruppo, sosterremo von der Leyen”, ha annunciato il gruppo. “Tuttavia, saremo vigili per garantire che lei manterrà gli impegni progressisti che ha assunto a seguito della nostra pressione”, hanno aggiunto. Il capo di quella dem, Roberto Gualtieri, parlando a nome del Pd presente all’Eurocamera, si è detto soddisfatto “delle risposte alle nostre richieste inerenti a flessibilità, corridoi umanitari, obiettivi climatici, piano investimenti. In particolare le sue concessioni su flessibilità e corridoi umanitari sono vittorie del Pd. Li abbiamo strappati noi. Dal punto di vista politico c’è solo un punto di riferimento che sono le forze europeiste”. Oltre ai socialisti, o quanto meno a gran parte del gruppo, per von der Leyen sono certi i voti di popolari e liberali. “Il mio gruppo la sosterrà – ha detto il capogruppo dei Liberali-centristi Renew Europe, Dacian Ciolos -. Non vediamo l’ora di lavorare intensamente con lei per far progredire l’Europa. C’è molto lavoro davanti a noi. Rinnoviamo insieme l’Europa!”.

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