“La manovra si fa nelle sedi istituzionali con il premier e tutti i ministri“. Il messaggio arriva direttamente da Palazzo Chigi ed è indirizzato a Matteo Salvini. Un tentativo di Conte di fermare il vicepremier che nei giorni scorsi ha dichiarato di volere invitare i sindacati al Viminale per discutere della manovra. Ma il ministro dell’Interno non arretra: intervistato su Rete 4, in cui gli chiedevano se dal Viminale si occupasse anche di questioni economiche, ha ribadito: “Ma faccio il vicepremier! E lunedì ho invitato tutti i principali soggetti principali economici del Paese per raccogliere idee in vista della manovra economica”. Una mossa che fa pensare a un nuovo tentativo di blitz sulla Flat tax e che viene letta come un’invasione di campo da parte dei 5 Stelle. Sul tavolo a Palazzo Chigi – prima dell’arrivo del 20 luglio, data oltre la quale si chiude al finestra elettorale di settembre – ci sono manovra, autonomie e migranti. E in tutti e tre i punti è Salvini a mettere in campo un costante pressing sia sull’alleato Di Maio, sia sul premier Conte. Sulla manovra, in particolare, lo scontro tra il leader della Lega e il premier è aspro.

Ma non sono solo i conti a evidenziare le tensioni nella maggioranza. A Palazzo Chigi, nel pomeriggio, va in scena l’ennesima riunione-fiume sulle Autonomie. La novità è che, rispetto a qualche settimana fa, M5S e Lega sul tema hanno cominciato davvero a dialogare. Ma i tempi restano lunghi, i nodi sono diversi e la possibilità che la riforma sia emendabile in Parlamento ormai viene presa in considerazione anche dalla Lega. Alla riunione, nella quale non vengono toccati i temi finanziari (con Giovanni Tria impegnato all’Eurogruppo) è il nodo-scuola ad emergere. La possibilità delle assunzioni dirette dei docenti e di fare concorsi regionali trova un muro, oltre che nei sindacati, anche nel M5S, secondo cui così di creano “scuole di sera A, B e C”. E il sottosegretario Salvatore Giuliano ricorda ai leghisti come la norma sia incostituzionale: già nel 2013, infatti, la Consulta bocciò la proposta contenuta in una legge regionale lombarda.

Più vicina, invece, l’intesa sulle concessioni di Autostrade e Ferrovie. Le grandi reti di trasporto, spiegano dal Mit, dovrebbero restare nazionali così come la proprietà degli asset. E il Movimento insiste su un punto: i livelli essenziali di prestazione vanno garantiti a tutti, così come va messo in campo il Fondo di perequazione. Giovedì, alle 8:30, Conte, Lega e M5S si rivedranno. Ma l’impressione è che neanche questa possa essere la riunione definitiva. “Ci sono passi avanti, si procede a oltranza“, assicura il ministro per gli Affari Regionali. “Si deve fare ma si deve fare bene”, frena Di Maio mentre sulla Lega è costante il pressing dei governatori del Nord e anche di una parte di Forza Italia. Giovedì nel Consiglio dei ministri previsto in mattinata è verosimile che Salvini voglia un’accelerazione formale sulla nomina del nuovo ministro Affari Ue. E, di pari grado, è alto il pressing della Lega anche sul decreto sicurezza bis sul quale, tuttavia, si rischia uno slittamento dei termini per gli emendamenti previsto domani per le 15. Qualche ora prima, il sottosegretario leghista Nicola Molteni e il M5S Simone Valente proveranno a trovare una quadra: entrambi hanno in serbo emendamenti di modifica al decreto (il Movimento spinge sulla confisca delle navi) ma il vero nodo è l’inasprimento delle sanzioni per le navi che soccorrono, voluto dalla Lega e non dal M5S.

E poi c’è la Flat tax, che oggi Salvini promette agli italiani (al 15%, per il ceto medio) con tanto di contratto in tv “alla Berlusconi” e sulla quale il vicepremier difficilmente ammetterà deroghe. Ma le difficoltà, per lui, non mancheranno. “Sono sempre stato convinto che l’imposizione fiscale vada riequilibrata riducendo la fiscalità diretta a favore delle imposte indirette”, spiega Tria da Bruxelles, accennando ad un tema non nuovo dalle parti del governo: per fare la flat tax schematizzata dalla Lega si rischia di aumentare l’Iva.

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