“Questa è la nostra Stonewall, una Stonewall brianzola”. Dal lato della strada, Maria insieme alla sua compagna osserva le oltre cinquemila persone che sfilano per le vie di Monza. Non era mai successo nella storia della Brianza: “Questa terra ci ha visto nascere, crescere, vivere in silenzio quello che siamo e oggi viviamo il nostro sogno: il primo Pride brianzolo”. Dai balconi in tanti si sporgono per fotografare e applaudire il corteo: “Qui in provincia c’è una maggiore tendenza a nascondersi rispetto a quello che accade città – racconta Massimo che fa parte della rete Brianza Pride – quando abbiamo annunciato l’idea del corteo in tanti ci hanno espresso la paura di mostrarsi in pubblico ai colleghi o ai datori di lavoro. Noi invece chiediamo a tutti di gettare la maschera”. Anche se non tutti hanno apprezzato l’evento.  Negli scorsi giorni il sindaco della città Dario Allevi, che guida una coalizione di centrodestra, ha negato il patrocinio gratuito alla manifestazione ritenuta troppo “politicizzata”. Un’accusa che gli organizzatori rivendicano se questo significa essere “a favore delle politiche di uguaglianza e contro le discriminazione. Un’idea condivisa dai diciotto sindaci dei comuni brianzoli che hanno scelto di sfilare con la fascia tricolore dando il patrocinio: “Sul tema dei diritti civili non ci deve essere contrapposizione – spiega il sindaco del comune vicino di Truggio, Pietro Cicardi – su questi temi la società è più avanti rispetto agli amministratori e io voglio stare al passo della società e non degli amministratori”

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