Adesso è ufficiale: le 4.500 tonnellate di cemento e acciaio che ancora restano di quello che fu il ponte Morandi saranno abbattute con l’esplosivo venerdì 28 giugno. Lo ha annunciato il sindaco e commissario per la ricostruzione Marco Bucci, dopo settimane di balletto sulla data definitiva. Il rischio amianto – in teoria – è scongiurato, con i carotaggi effettuati sulle pile 10 e 11 che ne hanno escluso la presenza oltre i limiti di legge. Resta il timore per le polveri sollevate dall’esplosione: nei piani del sindaco la loro diffusione sarà mitigata da decine di vasche, poste sopra e sotto l’impalcato, che solleveranno un muro d’acqua alto 50 metri. “Pensare di risolvere così il problema ci sembra poco più di una presa in giro”, commenta Enrico D’Agostino, presidente del Comitato liberi abitanti di Certosa. Che segnala anche come a preoccupare siano le Pm1, polveri ultrafini che “gli strumenti a disposizione di Arpal non sono in grado di rilevare“. “Qui, per tutta la vita, ci resteremo noi”, ricorda il presidente del comitato dei residenti.

Il piano di evacuazione – Lo speciale detonatore che controllerà la sequenza di microcariche è arrivato – dopo lunga attesa – dalla Spagna, mentre la collocazione dei 1400 chili di dinamite nei piloni è partita già da lunedì. In ogni caso non si procederà in condizioni di vento superiore a 7 nodi (12,9 chilometri orari). In 3400 dovranno lasciare le proprie case a partire dalle 6 del mattino (la detonazione è prevista tra le 9 e le 10) e non potranno rientrarvi almeno fino alle 21, la migliore delle ipotesi avanzate dal consigliere delegato alla Protezione civile, Sergio Gambino. Sono gli abitanti della “fascia di attenzione” che copre un diametro di 300 metri intorno all’impalcato, includendo via Porro, via 30 giugno 1960 e tratti di via Fillak e via del Campasso. Circa la metà di loro ha trovato una sistemazione in autonomia, mentre per gli altri il Comune ha allestito otto centri d’accoglienza nei quartieri di Certosa e Rivarolo. Chi vive tra i 300 e i 400 metri dalla struttura destinata a esplodere, invece, potrà restare in casa, ma senza facoltà di uscire dalle 9 alle 15. Gli sfollati rientreranno, avvisati da un sms, quando le 18 centraline posizionate da Arpal intorno al cantiere indicheranno valori dell’aria “uguali, o addirittura migliori di quelli precedenti all’esplosione”, come ha detto più volte Bucci, rassicurando che sarà proprio lui il primo a entrare nella zona a rischio.

Rischio polveri sottili – Ma è proprio la qualità dell’aria a preoccupare gli abitanti di Certosa che da mesi lamentano il mancato coinvolgimento delle manovre della struttura commissariale. In molti non si fidano del piano studiato dal sindaco-commissario, percepito come molto più attento alla velocità e all’efficienza che alla tutela della salute. Durante l’ultima assemblea pubblica non sono mancati istanti di tensione, come quello in cui una giovane donna incinta ha accusato Bucci di rispondere alle domande con “supercazzole”. Martedì l’ultimo atto, con il “Comitato liberi abitanti di Certosa” – l’associazione punto di riferimento del quartiere – che ha pubblicato su Facebook una lista di 11 domande a cui l’amministrazione non ha ancora risposto: “Speriamo che serva a farci ascoltare, perché fino adesso abbiamo saputo tutto prima dai giornali che dal sindaco”, dice a ilfattoquotidiano.it Enrico D’Agostino, presidente del comitato. “A spaventarci non è tanto l’amianto – anche se il Comune ha ammesso che il rischio zero non esiste – quanto le polveri sottili, in particolare quelle ultrafini, le cosiddette PM1 che gli strumenti a disposizione di Arpal non sono in grado di rilevare. Pensare di risolvere il problema con le vasche ci sembra poco più di una presa in giro”.

Le domande dei residenti – Gli abitanti si mostrano preoccupati soprattutto rispetto all’efficacia del monitoraggio. “Abbiamo appreso che le rilevazioni sono previste solo a partire da 15 minuti dopo l’implosione, per evitare l’intasamento dei filtri nei primi minuti”, si legge. “In quei 15 minuti le polveri sottili non saranno monitorate e potrebbero viaggiare oltre la cintura di controllo, in zone non controllate. Riteniamo sia opportuno rilevare l’esistenza di polveri anche oltre l’area di cantiere”. Inoltre – poiché la struttura commissariale, prevedendo interruzioni di corrente, ha invitato gli sfollati a svuotare i congelatori – suggeriscono di “munire di generatori elettrici le centraline, per garantirne il funzionamento”. Su questo punto, contattato da ilfattoquotidiano.it, il consigliere Gambino ha garantito: i generatori ci saranno. Il comitato chiede lumi anche sul destino delle macerie, con il governatore Giovanni Toti che proprio ieri ha ipotizzato di tenere i detriti in loco, usandoli per realizzare “un nuovo parco urbano della rimembranza”, tranquillizzando sul fatto che “non ci sono rischi potenziali”. Chiedono, ancora, se sia stato “sottoposto a perizia esterna e collaudo il muro di contenimento della frana costruito da Autostrade” tutto intorno al ponte, nonché se siano state date, “alle aziende in zona, disposizioni sulle misura di sicurezza da adottare prima del rientro dei lavoratori”.

Autostrada chiusa, esami rinviati – In conferenza stampa a palazzo Tursi, sede del Comune, il vicesindaco e assessore alla Mobilità Stefano Balleari ha illustrato le disposizioni della giunta anche rispetto a viabilità e trasporti. Nel giorno dell’esplosione il tratto tra il bivio A7/A12 Genova-Livorno e Genova Ovest sarà chiuso dalle 7 alle 22, le strade comprese nei 300 metri dall’esplosione saranno interdette al traffico, mentre i mezzi pesanti non potranno circolare in tutta la città. Le prove orali degli esami di maturità previste per il 28 giugno saranno rinviate, per l’impatto che la demolizione avrà su tutta la viabilità cittadina. Per quel che riguarda anziani e disabili, l’evacuazione comincerà già nella serata di giovedì 27 giugno, mentre il rientro è previsto per la mattina del 29. “Certosa è divisa a metà – ammette D’Agostino – c’è chi è esasperato e non vede l’ora che questo ponte venga giù, succeda quel che deve succedere. E c’è chi, come noi, non si rassegna e continua a rompere le scatole. Finché non vedremo il ponte che esplode, non ci rassegniamo e speriamo sempre di arrivare a una soluzione diversa. Perché il sindaco potrà pure entrare per primo, ma qui, per tutta la vita, ci resteremo noi”.

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