Ricorso respinto. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha deciso di non imporre al governo italiano “misure provvisorie” per sospendere il decreto Sicurezza bis che vieta l’entrata della Sea Watch 3 nelle acque territoriali italiane. A bordo ci sono 42 migranti che da 13 giorni si trovano sulla nave, a circa 16 miglia dall’isola di Lampedusa. Ma anche se la richiesta non è stata accolta a Strasburgo, la corte ha comunque “indicato al governo italiano che conta sulle autorità del Paese affinché continuino a fornire tutta l’assistenza necessaria alle persone in situazione di vulnerabilità a causa dell’età o dello stato di salute che si trovano a bordo della nave“. La sentenza è stata subito commentata da Salvini, secondo cui “anche la Corte di Strasburgo conferma la scelta di ordine, buon senso, legalità e giustizia dell’Italia: porti chiusi ai trafficanti di esseri umani e ai loro complici. Meno partenze, meno sbarchi, meno morti, meno sprechi. Indietro non si torna”. Il ministro dell’Interno aveva comunque liquidato con poche parole l’iniziativa del ricorso, fatto dai migranti a bordo: “Ci pensino Olanda e Germania, aveva detto. Ma prima della decisione della corte, il capitano tedesco della Sea Watch 3, Carola Rackete, intervistata da Repubblica aveva dichiarato che, qualunque fosse stata la scelta dei giudici, la nave sarebbe entrata “nelle acque italiane e li porto in salvo a Lampedusa.

Il ricorso – I ricorrenti, cioè il capitano della Sea Watch 3 e una quarantina di migranti, avevano invocato gli articoli 2 (diritto alla vita) e 3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) della Convenzione, chiedendo di essere sbarcati subito con un provvedimento provvisorio d’urgenza per poter presentare una richiesta di protezione internazionale. La Corte ha rivolto alcune domande alle parti e ha chiesto loro di rispondere lunedì 24 giugno. Al governo è stato chiesto quante persone fossero state già sbarcate dalla nave, il loro possibile stato di vulnerabilità, le misure previste, nonché la situazione attuale a bordo della nave. Le domande rivolte ai richiedenti riguardavano le loro condizioni fisiche e mentali il loro possibile stato di vulnerabilità. Oggi, dopo aver esaminato le risposte ricevute, la Corte ha deciso che non c’erano sufficienti motivazioni per chiedere al governo italiano di applicare un provvedimento provvisorio di sbarco. Tale provvedimento viene infatti concesso, precisa la Corte, “nei casi eccezionali in cui i richiedenti sarebbero esposti – in assenza di tali misure – a un vero e proprio rischio di danni irreparabili“.

L’esposto del Garante dei detenuti – I migranti a bordo in un video hanno parlato delle loro condizioni allo stremo, e hanno paragonato la loro permanenza a bordo della nave come una “prigione”. Se il loro ricorso per lo sbarco in Italia è stato respinto dai giudici, un altro tentativo di sbloccare lo stallo per vie legali, dopo il no arrivato nei giorni scorsi dal Tar del Lazio arriva dal Garante dei detenuti, che in un esposto alla Procura di Roma chiede una verifica su “eventuali aspetti penalmente rilevanti” nell’attuale blocco della nave. Il Garante, spiega una nota, “non può né intende intervenire su scelte politiche che esulano dalla propria stretta competenza. Tuttavia, è suo dovere agire per fare cessare eventuali violazioni della libertà personale, incompatibili con i diritti garantiti dalla nostra Carta, e che potrebbero fare incorrere il Paese in sanzioni in sede internazionale“. In particolare, l’Autorità ribadisce che “le persone e loro vite non possono mai divenire strumento di pressione in trattative e confronti tra Stati. Ritiene inoltre che la situazione in essere richieda la necessità di verificare se lo Stato italiano, attraverso le sue Autorità competenti, stia integrando una violazione dei diritti delle persone trattenute a bordo della nave”.

Le critiche da sinistra – Per l’eurodeputato Pd Pietro Bartolo “è disumano che il nostro ministro dell’Interno possa dire che non scenderanno neanche a Natale. Ci sono ancora bambini a bordo”. Anche il capogruppo dem alla Camera, Graziano Delrio definisce “atto disumano” il no allo sbarco: “Salvini la smetta di giocare con la vita delle persone”. Soddisfazione per la decisione della Cedu arriva invece da esponenti di M5S e Forza Italia. A Lampedusa, prosegue intanto per la settima notte la veglia di protesta di don Carmelo La Magra e degli esponenti del Forum Lampedusa Solidale che si riuniranno davanti al sagrato della Chiesa in solidarietà con i migranti.