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Fondo per i mutui prima casa esteso ai disabili gravi e ai familiari stretti. “Ma restano fuori le situazioni di fragilità economica”

Figlio, figlia, fratello o sorella del richiedente, ora possono accedere alle agevolazioni sul prestito bancario per l’acquisto di un immobile, garantite dalla Consap. Il caregiver Maurizio Attanasi: "Buona notizia ma restano limiti per l'accesso al credito, serve l'edilizia pubblica"
Fondo per i mutui prima casa esteso ai disabili gravi e ai familiari stretti. “Ma restano fuori le situazioni di fragilità economica”
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Le persone con disabilità grave e alcuni loro familiari caregiver, esclusivamente figlio, figlia, fratello o sorella del richiedente, hanno ora la possibilità di accedere alle agevolazioni sul mutuo per l’acquisto di un immobile garantite dal Fondo Prima Casa della Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici spa (Consap). È quanto previsto dalla cosiddetta Legge sul Piano Casa (legge 2 luglio 2026, n.116) che introduce per la prima volta in Italia alcune novità alle misure pubbliche di garanzia per la prima abitazione gestita dalla Consap per conto del Ministero dell’economia e delle Finanze, di cui è titolare il leghista Giancarlo Giorgetti.

Possono beneficiarne donne e uomini con grave disabilità accertata dalla legge 104, articolo 3, comma 3, oltre che i componenti di un nucleo familiare nel quale conviva da almeno due anni un familiare con disabilità permanente. Secondo quanto prevede la legge il Fondo potrà garantire il 50% della quota capitale del finanziamento, che può arrivare all’80% se si ha un ISEE fino a 40mila euro annui. Possono ricevere tali agevolazioni chi non è proprietario di altri immobili a uso abitativo, anche all’estero, facendo eccezione per le case divenute in possesso per successione a causa di morte, pure in comunione con altri successori concessi in uso a titolo gratuito a genitori o fratelli o sorelle.

Le persone interessate dal 3 agosto possono consultare la sezione Fondo Prima Casa su Consap.it per scaricare il modulo di domanda aggiornato. La norma inoltre prevede che la casa comprata utilizzando il finanziamento garantito dal Fondo deve essere destinata ad abitazione principale del mutuatario e non deve essere una abitazione di lusso né essere inclusa nelle categorie catastali A/1, abitazioni signorili, A/8 ville, A/9 castelli e palazzi di valore artistico o considerato patrimonio storico.

“E’ un passo importante perché la casa è il primo luogo della libertà. L’estensione del Fondo Prima Casa alle persone con disabilità grave riconosce finalmente che anche l’abitare è parte del Progetto di vita”. A dirlo a ilfattoquotidiano.it è Alberto Fontana, vincitore nel 2018 di un Ambrogino d’Oro per il suo impegno per una Milano più inclusiva e accessibile, con atrofia muscolare spinale e negli ultimi decenni a vario titolo anche dirigente di varie associazioni ed enti nazionali come Aisla, Famiglie Sma, Uildm, Fondazione Cariplo e Telethon.

“La persona non è più soltanto destinataria di assistenza, ma titolare di desideri, responsabilità e diritti. Una garanzia pubblica, tuttavia, non coincide ancora con un accesso reale alla casa”, precisa. “La banca continuerà a valutare il reddito, mentre barriere architettoniche e costi di adattamento rischiano di lasciare molte persone sulla soglia. Anche la definizione dei familiari ammessi appare troppo stretta”, aggiunge, “rispetto alle relazioni nelle quali oggi si esprime concretamente la cura. La direzione intrapresa è quella giusta, ora sarà importante accompagnarla e verificarne gli effetti nella vita reale, perché il valore di una politica si misura nella sua capacità di rimuovere gli ostacoli e ampliare concretamente le possibilità di scelta”.

A commentare la notizia anche Alessandro Chiarini, presidente del Coordinamento nazionale famiglie con disabilità, organizzazione costituita nel 2019. “Sarà decisivo che le banche traducano questa garanzia pubblica in offerte concrete e non discriminatorie, evitando prassi restrittive nella valutazione del merito creditizio”, afferma Chiarini. “La misura riduce una barriera economica importante e può sostenere autonomia abitativa, vita indipendente ed emancipazione dal nucleo familiare. Resta però essenziale”, sottolinea il numero uno di Confad, “che il credito sia accompagnato da abitazioni accessibili e coerenti con le esigenze della persona e del nucleo familiare. In prospettiva, si tratta di un tassello utile nelle politiche abitative e di sostegno alla vita indipendente, da monitorare per verificarne l’impatto effettivo”.

Contattato dal Fatto.it anche Maurizio Attanasi, attivista politico e caregiver di un figlio con disabilità oltre ad essere un membro della Consulta mobilità attiva e accessibilità del Comune di Milano spiega che “il Fondo Prima Casa rinnovato rappresenta sicuramente un elemento positivo che però deve essere contestualizzato per evitare inutili trionfalismi”. “Innanzitutto”, afferma Attanasi, “è bene precisare che interviene un fondo di garanzia che può permettere una erogazione più facile del mutuo per l’acquisto della casa, ma resta in piedi il meccanismo per ottenere il mutuo e cioè la valutazione degli istituti di credito su merito creditizio e valutazione della situazione economica, patrimoniale e retributiva del richiedente”. Il padre caregiver fa notare inoltre che “si rivolge chiaramente ad una fascia di utenti che possono essere acquirenti, ignorando le situazioni di fragilità economica che spesso sono legate alle persone con disabilità e ai caregiver familiari. Occorrerebbe pensare anche a queste situazioni e solo un intervento di edilizia pubblica potrebbe risolvere questa annosa e antica problematica italiana”. Infine Attanasi ricorda che è una questione “purtroppo non prevista nella stessa legge, il cosiddetto Piano casa, del governo Meloni che parla di rigenerazione urbana, efficientamento, ma che non prevede misure concrete su alloggi per persone con disabilità in situazione economica critica così come i loro nuclei familiari. Spero”, conclude, “che questa misura che ‘coinvolge’ il mondo del credito sia da stimolo per spingere a pensare come rendere accessibile non solo l’accesso agli strumenti per l’acquisto della prima casa ma tutti i servizi bancari e finanziari degli istituti di credito”.

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