Maria Corazza è stata uccisa da una coltellata: sul cadavere c’è il segno di una profonda ferita da arma da taglio. Nessun segno invece sul corpo di Domenico Raco che, con molta probabilità, dopo avere ammazzato la donna, si è tolto la vita nel rogo appiccato alla vettura dove i due si trovavano. È questa l’ipotesi più accreditata dagli inquirenti dopo i risultati parziali dell’autopsia che continuerà lunedì. Si rafforza quindi in modo deciso l’ipotesi dell’omicidio-suicidio. Probabilmente il coltello usato da Raco per ucciderla è lo stesso trovato nell’auto. Gli ulteriori accertamenti sul corpo della donna dovranno anche stabilire una compatibilità tra il tipo di ferita, la profondità, e l’arma trovata.

I due corpi erano stati trovati carbonizzati in una auto la mattina del 14 giugno a Torvaianica, località sul litorale romano. Secondo la Procura di Velletri quindi acquista concretezza l’ipotesi del femminicidio con all’origine, probabilmente, il rifiuto della donna alle avances di Raco. O forse la volontà da parte di Maria di concludere una relazione. In ogni caso potrebbe essere stato un no a dettare il piano omicida di Raco che era un amico di famiglia e conosceva anche il marito della donna.

I cadaveri sono stati trovati sull’auto della madre di Maria Corazza, originaria di Pomezia, che la donna utilizzava per i suoi spostamenti. La mattina prima di essere trovata morta Maria aveva accompagnato la figlia a scuola col marito. Poi, disse l’uomo, si erano separati. E a riprova del suo alibi fornì ai carabinieri i nomi di tre persone con cui si era incontrato. Una versione confermata dalle persone indicate.

Escluso un coinvolgimento del marito della vittima, la pista dell’omicidio-suicidio è apparsa subito la più plausibile anche per la posizione dei corpi in auto: l’uomo al posto di guida e la donna sul sedile posteriore. L’auto era ferma in una stradina isolata, al confine tra Torvaianica e Pomezia. Un luogo isolato forse per un incontro di chiarimento. Forse per dire un no definitivo.

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