Per le donne continua ad essere difficile conciliare l’attività lavorativa con quella di cura. A metterlo nero su bianco è l’Istat nel rapporto 2019, presentato oggi a Montecitorio, secondo cui la posizione debole delle donne nel mercato del lavoro è uno dei punti critici per lo sviluppo dell’Italia. I numeri parlano chiaro: nel 2018, il 31,5 per cento delle donne tra i 25 e i 49 anni senza lavoro non cerca o non è disponibile a lavorare per motivi legati alla maternità o alla cura, contro l’1,6 per cento degli uomini. Queste percentuali salgono al 65% per le madri e al 6,5 per i padri di bambini fino a 5 anni di età. Sempre la cura risulta essere il motivo per cui oltre il 28 per cento delle madri con figli piccoli, attualmente non occupate, ha interrotto il lavoro da meno di sette anni.

Le differenze tra uomini e donne in ambito lavorativo sono significative, ancora di più in presenza di figli: per gli uomini il diventare genitori non si ripercuote in maniera altrettanto evidente sulla condizione nel mercato del lavoro. Secondo i dati emersi dal questionario fatto nel corso del 2018, la cura dei figli modifica aspetti del proprio lavoro per circa l’11 per cento dei padri contro il 38 per cento delle madri. A rafforzare questo aspetto è il fatto che il ricorso al part time è molto più diffuso tra le madri (40,7 per cento) rispetto ai padri (5,7 per cento). Ma, si legge nel rapporto Istat, definire il part time “uno strumento di conciliazione è un argomento controverso per via delle rinunce economiche e professionali che questo comporta soprattutto quando, più che una scelta, diventa un’esigenza dettata dalla mancanza di alternative“.

La difficoltà di conciliare il lavoro retribuito con il lavoro di cura dipende in parte dalla disponibilità di servizi di sostegno alla maternità e all’infanzia e dall’organizzazione del lavoro nelle imprese. Ma non esclusivamente: il sistema di welfare “familista” che caratterizza il nostro Paese, si legge nel rapporto, demandando in larga parte la cura dei soggetti più fragili alle famiglie implica una notevole entità di lavoro non retribuito per attività di cura e può comportare particolari difficoltà per le donne, che rivestono più spesso il ruolo di “assistente familiare”. In base ai dati riportati nel rapporto si stima che nel 2014 le ore dedicate alla cura dei bambini da parte delle famiglie possono essere contabilizzate in oltre 44 miliardi di euro. Il 66,6 per cento dell’impegno di cura è garantito dalle donne, che costituiscono quindi un vero e proprio pilastro del welfare italiano, spesso a discapito di una loro maggiore partecipazione al mercato del lavoro retribuito.

Un altro aspetto da tenere in considerazione è che, guardando al contesto internazionale, molto spesso si registrano livelli di fecondità più elevati dove è maggiore l’occupazione femminile e la parità di genere. In Paesi dove essere madri e lavoratrici non è necessariamente vissuto dalle donne come una contrapposizione.

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