Lo scontro militare tra Stati Uniti e Iran è stato evitato solo per dieci minuti. Seicento secondi che hanno permesso al presidente americano, Donald Trump, di cambiare la propria decisione di sferrare un attacco contro Teheran, dopo l’abbattimento di un drone americano entrato, secondo quanto ha fatto sapere il governo di Hassan Rohani, nello spazio aereo della Repubblica Islamica. I caccia a stelle e strisce, secondo quanto anticipato dal New York Times, erano già in volo con l’ordine di colpire tre obiettivi della Repubblica degli ayatollah. “Poi – dichiara Trump su Twitter – ho chiesto quante persone sarebbero morte. ‘150, signore’, è stata la risposta di un generale. Dieci minuti prima dell’attacco ho fermato tutto, sarebbe stata una risposta sproporzionata“.

La tensione tra i due Paesi rimane comunque altissima. L’attacco abortito pochi minuti prima, l’abbattimento del drone e, nei giorni scorsi, il sabotaggio delle due petroliere saudite nel Golfo dell’Oman, con Usa e Gran Bretagna che hanno attribuito la responsabilità a Teheran, hanno portato lo scontro a livelli senza precedenti nella presidenza Rohani. Tanto che Alitalia e altre sette compagnie aeree (Lufthansa, Klm, British Airways, United Airlines, Qantas Airlines, Singapore Airlines e Malaysia Airlines) hanno deciso di modificare le rotte dei propri voli che sorvolavano il Golfo dell’Oman e lo Stretto di Hormuz, dove nelle ultime settimane si è concentrata la tensione tra i due Paesi. La compagnia italiana ha modificato il percorso del volo Roma-Delhi, l’unico a sorvolare i cieli sui mari iraniani.

I primi a decidere di deviare il proprio percorso erano stati i vertici di United Airlines. Già giovedì la compagnia aveva sospeso il suo servizio dall’aeroporto di Newark, uno degli scali per giungere a New York, verso Mumbai. In seguito, la Federal Aviation Administration, autorità che si occupa del trasporto aereo americano, con un ordine d’urgenza aveva proibito di sorvolare lo spazio aereo controllato da Teheran. “Le accresciute attività militari e la tensione politica amplificata potrebbero mettere a rischio i voli commerciali” ha spiegato l’autorità statunitense citata dalla Cnn.

A loro si sono poi aggiunti Klm, spiegando che “l’incidente con il drone è una ragione per non sorvolare lo Stretto di Hormuz, per il momento. Questa è una misura precauzionale” e aggiungendo che la sicurezza è “la priorità assoluta” dell’azienda. Qantas ha fatto invece sapere che la decisione avrà un effetto sui voli fra l’Australia e Londra, ma che questo non dovrebbe allungare i tempi del tragitto. 

A far salire la preoccupazione per un imminente scontro tra le due potenze erano state le rivelazioni del New York Times, secondo cui il presidente Usa aveva dato ordine di colpire obiettivi iraniani in rappresaglia per l’abbattimento del drone. Operazione poi stoppata con i caccia a stelle e strisce già in volo. “Non è chiaro se Trump abbia solo cambiato idea o se l’amministrazione abbia rivisto il piano per problemi logistici. Non è chiaro neanche se” gli attacchi sono solo posticipati, spiega il quotidiano americano.

Da parte sua, l’Iran, con una nota del ministero degli Esteri, ha fatto sapere di possedere prove “inconfutabili” sulla violazione del proprio spazio aereo da parte di un drone americano, aggiungendo che il vice ministro Abbas Araghchi “ha protestato duramente” in un colloquio telefonico con l’ambasciatore svizzero a Teheran, colui che rappresenta gli interessi americani nel Paese.

Queste prove di cui parla il ministero guidato da Javad Zarif consistono, secondo quanto fa sapere Teheran, in frammenti del drone militare americano recuperati nelle acque territoriali. Lo ha fatto sapere proprio Zarif su Twitter: “Alle 00.15 un drone americano è decollato dagli Emirati in modalità stealth e ha violato lo spazio aereo iraniano. Alle 4.05 ha puntato alle coordinate 25°59’43″N 57°02’25″E vicino a Kouh-e Mobarak. Abbiamo recuperato parti del drone militare americano nelle nostre acque territoriali dove è stato abbattuto”, ha scritto.

Versione ripetuta anche da Araghchi: “Anche alcune parti dei rottami sono state recuperate nelle acque territoriali dell’Iran”, ha aggiunto invitando l’aviazione degli Usa a “rispettare i confini aerei e marittimi e rispettare pienamente i regolamenti internazionali”. Teheran ribadisce che “non cerca la guerra e il conflitto nel Golfo Persico”, ma “non esiterà per un momento a difendere con decisione il suo territorio da qualsiasi aggressione”.

Versione che verrebbe confermata da un video diffuso dalle Guardie della Rivoluzione iraniana che mostra il momento dell’abbattimento del velivolo da parte delle forze di sicurezza della Repubblica Islamica. Nelle immagini notturne, che durano circa 30 secondi, si vede il lancio di un missile seguito da una forte esplosione in cielo e dall’urlo di soddisfazione “Allah Akbar” da parte dei Pasdaran.

L’ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite, Majid Takht-e Ravanchi, in una lettera inviata al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha fatto sapere che l’azione difensiva di Teheran è avvenuta non dopo aver lanciato “ripetuti avvertimenti radio” a chi aveva il comando del drone, invitandolo a non entrare nello spazio aereo di Teheran. Il diplomatico sostiene che il velivolo era “impegnato in una chiara operazione di spionaggio“.

Secondo Reuters, che cita fonti iraniane, nella notte il presidente Trump ha inviato un messaggio, tramite l’Oman, mettendo in guardia Teheran su un “attacco imminente”. “Nel messaggio, Trump ha detto di essere contro la guerra e di voler parlare con Teheran di varie questioni”, si afferma. “Ha concesso poco tempo per una risposta, ma il responso immediato è stato che questa è materia di decisione della Guida Suprema, Ali Khamenei, al quale il messaggio è stato inoltrato”. Una versione smentita dall’agenzia di stampa Fars, vicina ai Pasdaran, che ha definito “falso” il contenuto delle dichiarazioni di funzionari iraniani citati dal sito di Reuters.

Intanto, i ministri degli Esteri di Gran Bretagna, Francia e Germania, i Paesi europei firmatari dell’accordo sul nucleare del 2015, sono attesi nei prossimi giorni a Teheran per un tentativo di salvare l’intesa ed evitare un ritorno all’isolazionismo iraniano. Lo ha confermato all’Ansa Heshmatollah Falahatpisheh, presidente della commissione Esteri e Sicurezza nazionale del Parlamento, dopo che notizie della visita si erano diffuse sui media iraniani.

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