Due petroliere sono in fiamme nel Golfo di Oman, nel Mare Arabico. Una delle due navi, la norvegese Front Altair, sarebbe stata “colpita da un siluro”, secondo il quotidiano britannico Telegraph, che cita la compagnia petrolifera di proprietà taiwanese. L’altra, la Kokuka Courageous, è stata danneggiata in un “sospetto attacco” che ha aperto uno squarcio nello scafo sopra la linea di galleggiamento. Le marine militari dell’Iran e degli Stati Uniti sono intervenute. Quella iraniana ha soccorso i 44 membri dell’equipaggio di entrambe le imbarcazioni, portandoli nel porto di Bandar-e-Jas. Ma qualche ora dopo il segretario di stato Usa Mike Pompeo ha accusato l’Iran per l’attacco: “Sono loro i responsabili, per colpire gli alleati degli Stati Uniti. Gli spudorati attacchi nel Golfo di Oman fanno parte di una campagna dell’Iran per aumentare le tensioni e creare sempre più instabilità nella regione”. “La risposta sarà economica e diplomatica”, ha aggiunto. Ma secondo fonti del’amministrazione Usa tutte le opzioni restano sul tavolo, dunque non è esclusa nemmeno una risposta di tipo militare. La stessa fonte spiega come gli Usa siano in possesso di immagini che testimoniano la presenza di una mina inesplosa su una delle due petroliere.

“Considerati nel loro insieme, questi attacchi non provocati rappresentano una chiara minaccia per la pace e la sicurezza internazionali, un palese attacco alla libertà di navigazione e una campagna inaccettabile di crescente tensione da parte dell’Iran”, ha detto Pompeo, condannando “l’attacco contro civili innocenti”. “L’Iran dovrebbe incontrare la diplomazia con la diplomazia, non con il terrore, spargimento di sangue e estorsione. Gli Stati Uniti staranno con i loro partner e alleati per salvaguardare il commercio globale e la stabilità regionale”, ha concluso, aggiungendo che Washington avrebbe sollevato le sue preoccupazioni al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Il ministro degli Esteri iraniano, Javaz Zarif, poco prima aveva definito “sospetto” il tempismo degli attacchi perché “sono avvenuti mentre il primo ministro giapponese Shinzo Abe stava incontrando l’ayatollah Khamenei per colloqui estesi e amichevoli. Il dialogo regionale proposto dall’Iran è imperativo”. Quello tra Abe e Khamenei è un incontro storico, l’ultima volta che in premier aveva visitato il paese era il 1979. Il Giappone importa la quasi totalità dei suoi 3 milioni di barili giornalieri di petrolio greggio dai Paesi del Golfo, a partire dall’Arabia Saudita. Dopo lo stop dei flussi dall’Iran, a causa delle minacce di sanzioni da parte degli Usa, Tokyo ha aumentato le importazioni da altri produttori dell’area, come Emirati arabi uniti e Qatar.  La scorsa settimana sono stati segnalati quattro attacchi a petroliere nella zona, per i quali gli Usa hanno incolpato l’Iran.

Il comandante della Marina statunitense Joshua Frey, della Quinta flotta, aveva detto che le navi sono state attaccate ma non ha precisato la fonte dell’attacco. Anche il ministro del Commercio giapponese, Hiroshige Seko ha detto che “le due petroliere sono state attaccate”. L’armatore giapponese della Kokuka, Yutaka Katada, ha riferito che tra i suoi 21 marinai filippini a bordo non ci sono feriti. Il direttore della compagnia proprietaria della Front ha detto che la nave non è affondata.

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