Caos Csm? Io terrei conto dell’art.107 della Costituzione. Come dice il terzo comma, i magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni e non per gradi di carriera. Questo articolo è poco citato e non prevede le carriere dei magistrati, che sono il cuore dei problemi che stiamo vivendo oggi. Per questo motivo, credo che bisognerebbe revisionare le carriere dei magistrati, se non addirittura abolirle“. Sono le parole pronunciate ai microfoni di “Barba e capelli”, su Radio Crc, da Franco Roberti, europarlamentare del Pd ed ex capo della Procura Nazionale Antimafia.

L’ex pm ribadisce le sue durissime osservazioni, già espresse ieri in una intervista a Maria Latella, su Sky Tg24. E sulla successione di Giuseppe Pignatone, osserva: “Lui è stato un eccellente procuratore di Roma, come tutti hanno potuto constatare. E forse proprio per questo motivo, nei discorsi notturni degli intercettati, si parla di ‘necessità di dare una discontinuità’ rispetto alla gestione Pignatone. Questo è uno degli aspetti inquietanti della vicenda, sui quali converrebbe indagare, magari andando anche un po’ più a ritroso nel tempo”.

E aggiunge: “Mettere a margine i magistrati più bravi, più capaci, più indipendenti, più efficienti è un qualcosa che torna ciclicamente nella storia del Csm, come con Falcone e Borsellino. Non dimentichiamo il massacro e il linciaggio che subì Falcone da una parte dei consiglieri del Csm dell’epoca. sia nel 1988, sia nel 1992. Per non parlare di Borsellino. Tuttavia, io non credo che una riforma del Csm risolverebbe il problema. Secondo me, la riforma che ci vuole riguarda proprio le carriere, che vanno abolite perché non sono previste dalla Costituzione. Abolire le carriere – continua – significa togliere acqua al pesce del carrierismo, del correntismo, del clientelismo, di tutto quello che stiamo vedendo nello spettacolo veramente indecente che sta offrendo una parte del Csm. Abolire le carriere rientra nelle garanzie costituzionali, che sono non a favore dei magistrati, ma dei cittadini, perché l’indipendenza dei magistrati e il loro distinguersi solo per diversità di funzioni sono principi a presidio del principio supremo di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Non devono esserci magistrati di serie A e di serie B, né devono esserci magistrati più potenti degli altri“.

Roberti cita il neo-presidente dell’Anm, Luca Poniz: “Ha giustamente ricordato che la funzione del magistrato è di servizio, non di potere. La magistratura è un servizio, non è un potere. Teniamo sempre ben presente questa distinzione, così ci rendiamo conto che le carriere dei magistrati sono l’incentivo all’esercizio del potere piuttosto che allo svolgimento di un servizio”.
Circa la posizione del Pd, Roberti auspica: “Io credo che il partito abbia le capacità, le risorse, il dovere di far sentire la propria voce sui temi della giustizia. E sono certo che lo farà”.

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