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Ultimo aggiornamento: 9:42 del 6 Giugno 2019

Ponte Morandi, opposizioni contro commissario: “Sappiamo novità dai media, così allarmismo e confusione”

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Sono rimaste inevase le principali domande ‘politiche’ rivolte dall’opposizione, in consiglio comunale di Genova, al commissario straordinario per la ricostruzione di Ponte Morandi, assente durante la commissione consiliare dedicata allo stato di avanzamento del maxi-cantiere della Val Polcevera. “Siamo costretti a conoscere le novità dei lavori sui media anziché in consiglio comunale o attraverso i canali ufficiali della struttura commissariale – denuncia la consigliera Pd Cristina Lodi – e questo continuo rilasciare dichiarazioni anche contrastanti tra loro crea allarmismo e confusione che in questo momento non servono a nessuno”. Quello che ha potuto confermare Roberto Tedeschi, direttore generale dei lavori della struttura commissariale, è che la demolizione delle ‘pile’ 10 e 11 di quel che resta del Ponte Morandi è prevista con esplosione per lunedì 24 giugno, e per renderla più sicura verranno messe in atto una serie di accorgimenti di sicurezza, si fermeranno le vicine linee ferroviarie e autostradali e verrà evacuata un’area più ampia dello strettamente necessario per garantire il massimo della sicurezza possibile.

Eppure, a venti giorni dalla data fissata per l’esplosione, che avverrà una volta terminato il lavoro di demolizione dei quattro palazzi sottostanti, non è ancora chiaro dove verranno depositati (se si opterà per il riutilizzo come auspicato dai tecnici) o smaltiti i 40mila metri cubi di detriti che verranno prodotti dall’esplosione del ponte. A livello pratico si tratta di 4mila autocarri che andrebbero a congestionare ulteriormente il traffico già critico della zona del maxi-cantiere, dove ogni giorno chiudono o aprono le due strade di accesso in base alle esigenze dei lavori. Nel frattempo, sebbene in aula è tra i quesiti a cui il responsabile ‘tecnico’ della struttura commissariale non ha potuto rispondere, la polemica sollevata dai residenti ‘ai confini della zona rossa’ sulla clausola-beffa’ che vincolava l’indennizzo per il disagio della convivenza forzata con il maxi-cantiere alla rinuncia di eventuali rivalse future in caso di danni subiti a causa del cantiere  si risolve con una ‘nota interpretativa’ che di fatto annullerà il rischio temuto dai residenti di vedersi negato il diritto a risarcimenti in caso di danni ulteriori a quelli legati alla vicinanza con i lavori subiti in questi mesi. Tra gli elementi sui quali non si è ancora potuto fare chiarezza c’è anche come verranno ‘gestite’ le circa mille persone che si prevede dovranno essere evacuate per ragioni di sicurezza il giorno dell’esplosione

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