“Un piano non particolarmente originale, che potrebbe essere respinto“. La voce è quella del segretario di Stato americano, Mike Pompeo, il riferimento è al piano di pace per il Medio Oriente ideato dal genero e consigliere di Donald Trump, Jared Kushner, e trapelato a metà maggio che gli Usa hanno intenzione di presentare a Israele, Autorità Nazionale Palestinese e Hamas per arrivare a una pace definitiva nel conflitto che dura dal 1948. “L’accordo del secolo”, lo aveva definito il presidente Usa. Ma per Pompeo, invece, la proposta potrebbe facilmente apparire come “un accordo che solo a Israele potrebbe piacere”.

Le parole pronunciate dal segretario di Stato, uno dei falchi dell’amministrazione Trump, sono contenute in un audio in mano al Washington Post e, spiega il quotidiano americano, è stato registrato durante un incontro a porte chiuse con dei leader ebrei americani. “Si potrebbe obiettare”, ha detto Pompeo, che tale accordo sia “inapplicabile” e “potrebbe non ricevere consensi”: “La gente potrebbe dire – continua – ‘non è particolarmente originale, non mi piace. Contiene due cose buone e nove cattive, non ci sto'”.

La preoccupazione manifestata dal membro dell’amministrazione americana è legata al fatto che la percezione di uno sbilanciamento su Israele non dia ai negoziatori lo spazio di manovra necessario per far sedere gli altri soggetti al tavolo dei negoziati e che questo accordo rappresenti per i palestinesi un’offerta irricevibile. Una critica così netta da parte di un alto rappresentante del governo, unita alle già evidenti difficoltà nello strappare un “sì” alla controparte palestinese, specialmente Hamas, che governa Gaza e che, con un accordo che prevede la fine del blocco della Striscia, perderebbe la sua ragion d’essere, rischia di mettere la parola fine sui piani della coppia Trump-Kushner.

Secondo Pompeo, altri problemi sono legati ai continui rinvii della diffusione dell’accordo. “Questo ha fatto sì che i tempi per realizzare il nostro piano si siano allungati”, ha detto martedì durante un incontro con la Conferenza dei presidenti delle principali organizzazioni ebraiche americane, dove ha nuovamente manifestato i propri dubbi: “Capisco perché la gente potrebbe pensare che questo sia un accordo che solo gli israeliani ameranno. Capisco i motivi di questa percezione. Spero però che tutti lasceranno spazio all’ascolto delle proposte e diano all’accordo la possibilità di stabilizzarsi”.

Il piano, 30 miliardi in infrastrutture in cambio delle colonie
Nella bozza diffusa da La Stampa e da un giornale israeliano a metà maggio era contenuto un piano che si basava sulla soluzione dei sue Stati e che tra i principali obiettivi aveva quelli di liberare Gaza dal blocco che sta stremando i suoi abitanti, chiarire la situazione della popolazione araba in Israele e il futuro delle colonie israeliane nei territori occupati: un progetto da 30 miliardi di dollari totali che sarebbero finanziati al 20% dagli Stati Uniti, al 10% dall’Unione europea e al 70% dai paesi del Golfo in percentuali basate sulle loro produzioni di petrolio.

Il documento partorito da Kushner e dal suo staff prevede innanzitutto il rilancio di Gaza. La grande opera ipotizzata consiste in un’autostrada sopraelevata che metta in contatto la Striscia con il resto della Palestina, così da interrompere un blocco che sta strozzando la popolazione, con l’aiuto dell’apertura di tutti i confini tra Israele e i territori palestinesi. I soldi per l’opera arriveranno da diversi Paesi, soprattutto dalla Cina che costruirà e finanzierà l’opera per il 50%. A questo vanno aggiunti anche la costruzione di fabbriche e di un aeroporto nei territori che l’Egitto cederà a Gaza, così da rilanciare i trasporti, l’economia e il commercio da e per la Striscia.

Numerose, però, le condizioni che potrebbero essere giudicate irricevibili: la valle del Giordano rimarrà sotto controllo israeliano, gli insediamenti dello Stato ebraico in terra palestinese verranno annessi da Tel Aviv con anche delle piccole aggiunte, la “Nuova Palestina” non avrà un esercito, ma una polizia con armi leggere, e potrà firmare un accordo con Israele che si impegnerà a garantire la sicurezza dei vicini dagli attacchi esterni in cambio di un pagamento. Gerusalemme, infine, rimarrà una città non divisa e capitale di entrambi gli Stati.

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