Undecimo? Lo dicevo per due motivi, per ricordare un grandissimo galantuomo, che era Roberto Bortoluzzi, e perché l’italiano è una lingua bellissima”. Emanuele Dotto, voce storica dello sport italiano, tra i grandi di Tutto il calcio minuto per minuto ha lasciato ieri, dopo 39 anni di carriera. E ad ascoltare i suoi racconti, di Boskov, di Maradona, Zico, Merckx, sembra di ritornare a pomeriggi assolati di radioline appoggiate in equilibri precari purché funzionassero, fruscìo di schedine del Totocalcio e la voce gentile di Dotto a raccontare di portieri che avocano a sé il pallone all’undecimo minuto. “Il mio linguaggio ricercato? Parlo italiano, semplicemente, che è una lingua bellissima che oggi a volte viene mortificata”. Il racconto dello sport è cambiato, tanto, in 40 anni: è cambiato il linguaggio, “oggi Brera sembrerebbe una lingua straniera”, ed è cambiato lo sport stesso.

“La mia prima radiocronaca – racconta Dotto – è stata Berloni-Scavolini di pallacanestro, nel 1980, due anni dopo ho iniziato col calcio, con Varese-Lazio. Raccontavamo in maniera diversa: non c’era la spettacolarizzazione di oggi con la tendenza a enfatizzare qualsiasi cosa, non si badava granché ad agenti, procuratori o procuratrici. Era un’Italia povera, che sognava col Totocalcio”. Oggi invece c’è il campionato spezzatino: “È un po’ come il cibo: mangiare troppo ti porta la nausea, e oggi con questa bulimia si assiste anche alla minor partecipazione emotiva. C’è stato un cambiamento profondo e radicato: a me ormai il calcio sembra un altro sport, forse perché io sono del ’52 e resto ancorato ai valori di quel tempo. La mia era l’epoca in cui c’erano le bandiere, oggi semmai ci sono le banderuole”.

Infatti tra i tanti campioni incontrati in 40 anni di sport i ricordi di Dotto partono da un punto diametralmente opposto a gloria e lustrini: “Penso subito a Osvaldo Bagnoli, una delle persone più belle e intelligenti che ho conosciuto nonostante non avesse studiato. Ricordo quando ero a Verona con gli scaligeri che persero contro la Juventus che ebbe vari episodi arbitrali a favore: negli spogliatoi Volpati per la rabbia tirò uno zoccolo in una vetrata, rompendola. A quel punto si affacciò un ufficiale dei carabinieri per chiedere se andasse tutto bene e intervenne Bagnoli con la famosa battuta “Se cercate i ladri sono nell’altro spogliatoio””.

Come dimenticare poi Boskov: “Laureato in storia e geografia, potevi parlarci di tutto: mi diceva “gentilezza costa poco e compra tutto”. Ricordo che gli chiesi il motivo dello spostamento di Invernizzi in posizione arretrata, alla Samp. Mi rispose: “Uomo che fugge è buono per altra battaglia” frase che riflette la genialità dell’uomo”.
L’episodio più curioso con Zico, fuoriclasse brasiliano dell’Udinese: “Mi riconobbe trent’anni dopo per quel che emerse da una mia domanda. Io gli avevo chiesto cosa lo avesse colpito di più dell’Italia e lui mi rispose che erano state le banane, perché se le avesse date ai suoi maiali lo avrebbero morso vista la qualità scadente rispetto a quella del Sud America. Trent’anni dopo mi ha incontrato e mi ha riconosciuto come “quello delle banane””. Nessun dubbio per Dotto sul più grande di tutti: “Maradona, l’esempio perfetto di ciò che distingue il calciatore dal fuoriclasse, con tutti i suoi problemi” e sempre legati a Napoli sono i campioni che ricorda con più piacere: “I fratelli Abbagnale, cui aggiungo anche Agostino: sono il top per umanità, si sono davvero fatti “il mazzo” per vincere e sono stati stupendi anche nelle sconfitte. Ecco: il calcio dovrebbe imparare da loro e dal canottaggio, non c’è scusa o arbitro che possa influire e vince chi è più forte”.

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